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E’ meglio una dieta o il “mangiare intuitivo”?

La dieta intesa come stile di vita è antica come il mondo. Nel senso che da quando esiste l’uomo questi ha sempre mangiato ciò che aveva a disposizione che fossero i frutti della Terra della caccia, pesca e quant’altro. Spesso nel corso dei secoli la dieta cioè dal greco δίαιτα (diaita),  abitudine, modo di vivere , da cui il latino diaeta, le abitudini alimentari, è stata dettata dalle condizioni storiche, sociali. Guerre, epidemie, migrazioni.

La dieta intesa come un periodo più o meno esteso di restrizioni alimentari ha un’origine invece più recente e soprattutto dalle metà del XX° secolo ne sono nate di ogni genere. La dieta mediterranea per intendersi, è un’abitudine millenaria a nutrirsi con certi cibi. La dieta macrobiotica, a zona, a punti e via dicendo sono invece ascrivibili alla seconda categoria, quelle cioè che prevedono di privarsi di alcuni cibi a favore di altri per un certo periodo. Alcune sono necessarie in determinati casi patologici, altre sono scelte religiose, di coscienza, altre sono folcloristiche.

Mangiare intuitivo

Adesso se ne sta affacciando un’altra ma non è una dieta classica. Si chiama “mangiare intuitivo“. Ed ha un vago sapore filosofico che richiama il concetto di Socrate “conosci tè stesso”. Perchè questo modo di mangiare prevede che ognuno ascolti così tanto bene il suo corpo ed i suoi bisogni da arrivare a conoscerlo e regolarsi di conseguenza.

E’ meglio una dieta o il “mangiare intuitivo”?

L’alimentazione intuitiva è stata coniata per la prima volta negli anni Novanta dalle dietiste Evelyn Tribole ed Elyse Resch e consiste nel rifiutare le regole, i vincoli o gli orari che circondano il cibo e nell’imparare ad ascoltare il corpo.

Il primo libro del duo, ‘Intuitive Eating: Un programma rivoluzionario che funziona“, ha delineato 10 principi che da allora hanno plasmato la filosofia. Tra questi, imparare a “onorare la tua fame“, “fare la pace con il cibo” e “rispettare la tua pienezza“. In teoria, questo dovrebbe significare che si può mangiare quello che si vuole, quando si vuole, purché si faccia attenzione ai segnali del proprio corpo e ci si possa fermare quando ci si sente soddisfatti. “La vita non è fatta per essere spesa a preparare i pasti, a contare le calorie, a pesare o a contare le macro… è fatta per essere goduta“, dice l’esperta di Health & Mindfulness, Louise Murray.

La chiave è darsi il permesso incondizionato di mangiare tutti i cibi senza sensi di colpa o giudizi morali.

Tuttavia, come per ogni cambiamento di stile di vita, bisogna capirlo davvero. Non è una dieta e l’obiettivo non è la perdita di peso ma piuttosto la perdita di una preoccupazione per il cibo e il peso.

Uno studio pubblicato il mese scorso conferma le esperienze positive di alcune persone, concludendo che l’alimentazione intuitiva prevede longitudinalmente una migliore salute psicologica e un minore uso di comportamenti alimentari disordinati. Circa 1.500 partecipanti sono stati studiati, tra il 2010 e il 2018, e i risultati hanno rivelato che alla fine degli 8 anni, coloro che praticavano il mangiare intuitivo avevano meno probabilità di mostrare comportamenti malsani di controllo del peso, come il digiuno e il disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating), avevano una migliore soddisfazione del corpo e una maggiore autostima.

E’ meglio una dieta o il “mangiare intuitivo”?

Il segreto del mangiare intuitivo è il mangiare informati

Chi è che decide come definire il termine “mangiare intuitivo”? “Si tratta di ascoltare il proprio dialogo interno – dicono i fautori di questo modo di alimentarsi –  notare che si è sazi e non mangiare più fino a quando non si ha fame”, ma bisogna anche essere informati su come funziona il corpo, perché l’approccio abbia successo.

Essere informati significa sapere “come il tuo corpo reagirà quando i cibi ti infiammano. Quindi, se sono informato su quali alimenti mi causano difficoltà digestive, mi fanno gonfiare, stancare, o sviluppare un’eruzione cutanea – e scelgo di mangiarli – allora va bene, è una decisione consapevole“.

Forse mangiare in modo intuitivo è fuorviante, è la riflessione che fanno gli esperti dell’intuitive eating, forse bisognerebbe cambiare la terminologia. In altre parole, mentre l’alimentazione intuitiva potrebbe essere un approccio sano e positivo per il corpo nei confronti del cibo, rispolverare la nutrizione di base e prendere nota degli alimenti che sono sia d’accordo che in disaccordo con ognuno di noi potrebbe essere ancora più importante.

In realtà, la maggior parte delle persone segue una qualche forma di alimentazione restrittiva, ma dovrebbe sforzarsi di mangiare in modo informato in ogni momento.

E’ meglio una dieta o il “mangiare intuitivo”?

E le controindicazioni quali sono?

Mangiare intuitivo non è la panacea per l’obesità. Per il genetista americano che lavora in Inghilterra, Giles Yeo, la domanda da tenere in considerazione è perché alcune persone mangiano più di altre. “A causa della loro mano genetica, alcuni trovano più difficile dire ‘no’ al cibo di altri”. Inoltre, il peso corporeo è semplicemente la funzione di molte migliaia di decisioni alimentari prese negli ultimi anni“, dice.

Di conseguenza, “un’alimentazione intuitiva è probabilmente efficace per alcuni (forse anche per molti)”, ma non è garantito che funzioni per tutti”.

Alcuni sono ancora più scettici. La dottoressa Kate Gregorevic è una geriatra e una sostenitrice dell’invecchiamento sano, ma ha i suoi dubbi quando si tratta di mangiare in modo intuitivo. In passato, l’ha addirittura descritta come “prepararsi a fallire“, evidenziando un difetto fatale all’interno del contesto filosofico – sociale ed economico.

Una delle sfide del mangiare intuitivo è che i cibi più economici sono quelli che sono quasi impossibili da mangiare in modo intuitivo perché sono stati progettati per superare i segnali di sazietà“. La sua principale preoccupazione riguardo al mangiare intuitivo è che “mette troppa enfasi e dà troppa colpa all’individuo senza guardare al contesto sociale ed economico delle scelte alimentari“.

Gregorevic sostiene che “i modelli dietetici seguono linee socioeconomiche. Quello che si mangia non è mai solo una scelta individuale, “è dovuto alla convenienza, alla disponibilità e all’accessibilità. Anche se un’alimentazione intuitiva potrebbe funzionare bene per alcune persone, senza affrontare questioni sociali più ampie, non sarà possibile garantire scelte alimentari uguali per tutti“.

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