Back
Mario Draghi

Draghi premier e la conversione secondo Matteo

Alla fine di tutto questo non avrebbe potuto che esserci Mario Draghi. In una legislatura schizofrenica, fin dall’insediamento del Parlamento, arriva l’unica soluzione possibile: l’azzeramento di tutto, la cancellazione momentanea di ogni differenza politica, per affidare la guida del Paese al profilo più competente. Il compito è niente male: salvare l’Italia dal naufragio. Un altro paradosso di questi tempi, che risultano di difficile lettura: affidarsi all’élite dopo la promessa di una rivoluzione, ovviamente pacifica, di popolo. Il rovesciamento della piramide, insomma, non c’è stato: il cittadino comune non ha cambiato il corso della storia e ha dovuto riconsegnare le chiavi di governo a chi invece  ha ricoperto ruoli di vertice. Insomma si è finalmente tornati al rispetto per la competenza, abbandonando quell’uno vale uno che era stato uno slogan vincente pubblicitariamente, ma una catastrofe nella pratica.

Draghi e l’alto profilo invocato da Mattarella

Sergio Mattarella (Photo credit: President.az. License Creative Commons)

Sergio Mattarella (Photo credit: President.az. License Creative Commons)

Certo, non è stata lineare la dinamica che ha portato all’arrivo di Draghi a Palazzo Chigi, per il momento solo come presidente del Consiglio incaricato. C’è voluta un’operazione cosiddetta di Palazzo, architettata da Matteo Renzi. L’obiettivo è stato centrato, in pieno. Solo che neppure il fondatore di Italia viva avrebbe immaginato questo approdo, un governo di “alto profilo”, come detto espressamente dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, presieduto dal miglior profilo a disposizione della Patria.

Ed è quello che all’Italia serve, visto l’avvitamento politico di inizio anno, per il Recovery Plan, che deve disegnare un futuro sostenibile, e contrastare la pandemia, vera priorità per tutelare la salute dei cittadini. La convocazione di Draghi, per il Quirinale, era l’unica rotta da perseguire: chiamare il numero uno affinché nessuno potesse dire di no. Perché, piaccia o meno, minare il cammino di Draghi verso Palazzo Chigi significherebbe assestare un colpo mortale all’immagine dell’Italia, oltre a farla precipitare alle elezioni in emergenza sanitaria. Un disastro oltre ogni immaginazione.

La conversione secondo Matteo

Per questo in pochi giorni si è assistito alla conversione di Matteo Salvini sulla strada del moderatismo. “Ci sono 209 miliardi di ragioni per essere più responsabili”, ironizzano i suoi detrattori. Che è in parte vero: con una dotazione di fondi straordinari in arrivo dall’Unione europea, sarebbe stato scellerato che il partito primo nei sondaggi scegliesse l’isolamento. La voce delle imprese del Nord, incarnata da Giancarlo Giorgetti, si è fatta sentire.

Matteo Salvini

Matteo Salvini

Il tempo della propaganda ha così lasciato lo spazio al pragmatismo politico, proprio quando la politica è stata commissariata. Ma siamo in epoca di paradossi, come si annotava in precedenza. Perciò non deve sorprendere in maniera particolare la professione di europeismo, almeno per il momento di Salvini. Di fronte al rischio di un Paese in macerie, è scattato quel sistema di emergenza che ha chiesto alla politica di mettere da parte le questioni identitarie e lasciare spazio alla totale responsabilità. Affidandosi, appunto, al migliore talento a disposizione in ambito internazionale. Salvini ha dovuto così dismettere la felpa e indossare abiti istituzionali. Il gioco si è fatto troppo duro per continuare con il gioco della propaganda.

Ma la politica deve tornare

Beninteso, la politica deve tornare e accompagnare il percorso di Draghi. L’assuefazione a una sua assenza sarebbe pericolosa per la tenuta del sistema istituzionale stesso. Una maggioranza amplissima (quasi) senza opposizione è comprensibile solo per una fase circoscritta, come possono essere i due anni rimanenti di legislatura.

È una durata ideale per quelli che gli appassionati della politica definiscono come “governo di scopo”. Lo scopo è la salvezza nazionale, al di fuori di ogni enfatica retorica. Dopodiché centrosinistra e centrodestra, Pd e Lega, Movimento 5 Stelle e Forza Italia devono continuare a contrapporsi. Perché è fisiologico e anzi logico: i valori sono diversi, non si può sempre annullare tutto. Si dice, infatti, che in questi giorni “la politica è morta”. Ma deve essere solo un’iperbole: è preferibile immaginarla solo ferma per rifiatare, affaticata dalla pandemia.

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy. Privacy policy

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy.

Chiudi Popup