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Mario Draghi

Draghi, per ridisegnare il futuro del Paese

Un nome che non si può rifiutare. La scelta del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, va in questa direzione con la decisione di assegnare a Mario Draghi, 73 anni compiuti a settembre, l’incarico per formare un nuovo governo. Con il compito di portare l’Italia fuori dalla pandemia, terminando la campagna di vaccinazione e programmando il rilancio economico. Il Capo dello Stato ha deciso di forzare la mano contro lo stallo politico in cui era precipitato il Paese: la lunga crisi, prima strisciante e poi acclarata, aveva messo in stand-by i problemi reali. Con la classe dirigente incapace di fornire risposte adeguate, seppure con responsabilità da suddividere in maniera tutt’altro che uguale. Altrimenti si finisce nel calderone dell’anti-politica.

Il punto è semplice: sul tavolo c’è quel Recovery plan, l’occasione storica per dare una sterzata allo sviluppo sostenibile del Paese. Dall’Unione europea, grazie anche al lavoro di Giuseppe Conte, possono arrivare oltre 209 miliardi di euro che possono cambiare il volto socio-economico dell’Italia. In questo senso sembra di buon auspicio il nome di Enrico Giovannini, numero uno dell’Asvis, come possibile ministro dell’Ambiente nell’esecutivo. È una voce, certo. Ma è un buon segnale per il futuro. Al di là di Giovannini, la sfida si annuncia complicata e il presidente incaricato ne è consapevole: bisogna gettare le basi per immaginare un Paese diverso, meno sfiduciato. E in grado di recuperare lo shock della pandemia di Covid-19.

Mario Draghi

Mario Draghi
Foto di Harri Vick da Pixabay

Cosa significa l’incarico a Draghi

Eppure l’incarico a Draghi non è affatto positivo per la politica. La scelta di una figura esterna, un tecnico/politico di altissimo profilo come Draghi, conferma l’incapacità di trovare un’intesa. È pur vero che gli accordi si fanno quando c’è la volontà e Matteo Renzi ha fatto di tutto per far saltare il tavolo della trattativa. Tuttavia, l’offerta politica non è stata di livello adeguato, soprattutto negli ultimi mesi: il confronto sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è stato fatto di schermaglie, un quadro generico senza comprendere davvero cosa inserire all’interno. Il tema della sostenibilità, con una vera rivoluzione verde, deve invece essere il baricentro della politica economica, andando di pari passo con la digitalizzazione. Non per capriccio, ma per necessità. E il monito arriva proprio da Bruxelles.

Mattarella ha quindi convocato Draghi per commissariare, suo malgrado, la politica. Ma anche per fornire uno stimolo a valorizzare le competenze dopo troppi mesi di prevalenza comunicativa. A cui ha fatto il paio l’assenza di adeguate competenze. Il Presidente della Repubblica auspica un orizzonte di legislatura, proprio per curare al meglio il malato Italia, benché nelle prime reazioni dei partiti, dal Movimento 5 Stelle alla Lega, abbia prevalso lo scetticismo. Per non dire la contrarietà. Un’ulteriore conferma che un approccio da gigioni è vivo e vegeto.

Chi è Mario Draghi

E dire che il profilo di Draghi è di quelli a cui è difficile dire di no. Il suo curriculum non necessita di commenti: svetta l’incarico da presidente della Banca centrale europea, dal 2011 al 2019, ottenuto anche grazie al sostegno offerto da Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio. In otto anni Draghi si è trasformato in “Super Mario”, dovendo affrontare la crisi dell’euro, tanto da annunciare l’ormai leggendario “Whatever in takes”, ossia “tutto ciò che è necessario”, a salvare la moneta unica europea. Ora il compito ha un sapore meno storico. Ma è comunque necessario trovare un ampio consenso nel Parlamento italiano per costruire una maggioranza.

Prima del ruolo a Francoforte, a capo della Bce, Draghi è stato governatore della Banca d’Italia (dal 2005 al 2011), ridando lustro a un’istituzione uscita malconcia nell’immagine dalla guida di Antonio Fazio. In precedenza, dal 1991 al 2001, l’attuale premier incaricato è stato direttore generale del Tesoro. La sua formazione, sintetizzata nell’etichetta di lib-lab, è legata agli insegnamenti di Federico Caffè, economista di formazione keynesiana. Successivamente è stato molto vicino a Franco Modigliani, definito un neo-keynesiano, con sfumature meno radicali rispetto a Caffè. Questi insegnamenti hanno forgiato un approccio che Super Mario ha messo in pratica con determinazione alla Bce. E che sarà utile all’Italia in una fase storica cruciale.

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