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Draghi: l’agricoltura come obiettivo per la crescita

L’agricoltura, nodo centrale per l’ex presidente della Bce Draghi. L’ agricoltura tema di grande rilievo per la ripresa del Paese. “Il premier incaricato” riferivano già le associazioni del settore primario nell’ambito del secondo giro di consultazioni preventivo alla formazione dell’esecutivo, “ha spiegato che intende puntare sull’agroalimentare quale volano per la crescita e lo sviluppo del Paese, privilegiando contributi mirati invece che sussidi a pioggia e dando una sensibile accelerata al lavoro sulle infrastrutture, vera e propria chiave di volta per accrescere la competitività delle imprese”. Nella stessa giornata la presidente Wwf, Donatella Bianchi scioglieva la riserva sul ministero della Transizione Ecologica, un nuovo organo di governo per guidare la transizione verde e gestire i soldi del Recovery Fund.

“Mario Draghi ha dimostrato di conoscere molto bene la situazione dell’agroalimentare del Paese e di avere chiare le linee sulle quali impostarne la ripresa” sottolinea il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.

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Agrinsieme: servono cambiamenti tecnologici, economici e sociali

Le parole di Draghi appaiono in linea con quanto auspicato da tutto il settore primario, che adesso chiede non sussidi temporanei, ma investimenti strutturali e duraturi. “Da parte nostra” ha riferito il coordinamento di Agrinsieme “abbiamo ricordato al presidente incaricato che le criticità delle filiere agricole non nascono con l’emergenza Coronavirus e purtroppo non si esauriranno con il concludersi di questa pandemia, se prima non si risolvono i problemi atavici che frenano lo sviluppo dell’agricoltura”. Tra i temi messi sul tavolo, che riguardano anche il vino, Agrinsieme ha ricordato le tante restrizioni che il settore ha subito a causa della fase di lockdown e delle limitazioni alle attività commerciali sia in Italia, sia all’estero. “Il quadro dei consumi extra-domestici del 2020 non è incoraggiante” ha ricordato il gruppo “con un calo del 40% per il canale Horeca corrispondente a 34 miliardi di euro di perdita di fatturato. Al netto della crescita delle vendite al dettaglio, l’impatto complessivo sul totale della spesa agroalimentare domestica ed extradomestica per il 2020 consiste in una riduzione di circa il 10%, pari a 24 miliardi di euro”. Né le previsioni a breve termine sono incoraggianti. L’obiettivo indicato è, dunque, quello di riportate il Pil al livello del 2019, facendo leva sui grandi cambiamenti tecnologici, economici e sociali in atto. “Il leitmotiv” ha concluso Agrinsieme “deve essere quello di accelerare lo sviluppo del Paese e di migliorarne la sostenibilità economica, sociale e ambientale, in linea con l’Agenda 2030 e gli obiettivi definiti dall’Unione europea, finalizzati ai finanziamenti del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 e del Recovery Fund”.

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Coldiretti: ripartire dal record dell’export agroalimentare

Ha ribadito il ruolo strategico dell’export agroalimentare il presidente Coldiretti Ettore Prandini. “C’è fame d’Italia” ha detto all’incontro con Draghi “con i consumatori stranieri che non hanno mai fatto mancare l’interesse verso i prodotti più tradizionali dell’agroalimentare nazionale con un valore dell’export stimato pari a più di 45 miliardi nel 2020. L’Italia”ha ricordato Prandini “è leader in Europa per valore aggiunto, sostenibilità e qualità e, con la crisi, la filiera del cibo è diventata la prima ricchezza del Paese con un valore che supera i 538 miliardi, garantisce dai campi agli scaffali 3,6 milioni di posti di lavoro grazie all’attività, tra gli altri, di 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio”. Cosa fare per rendere il Belpaese ancora più competitivo? “Occorre intervenire per difendere la sovranità alimentare” ha concluso “ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento, in un momento di grandi tensioni internazionali, e creare un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni con una decisa svolta dell’agricoltura verso la rivoluzione verde”. A ciò, tra le richieste Coldiretti, si aggiungono le priorità che rientrano nella voce del Recovery Plan, quali la digitalizzazione delle campagne e la chimica verde per contrastare i cambiamenti climatici.

 

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