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Vaccino anti Covid 19 Omicron

Dove nasce la variante Omicron: i vaccini all’1% nei Paesi poveri

La variante Omicron alimenta le preoccupazioni. In tanti temono una recrudescenza della pandemia di Covid-19 in ogni angolo del pianeta, nonostante la disponibilità di vaccini. Quello strumento che aveva incoraggiato all’ottimismo. Ma purtroppo, ancora una volta, senza una visione sostenibile è impensabile risolvere i problemi.

Perché se i vaccini non vengono fatti ovunque si torna daccapo, o quasi. Oggi con la variante Omicron, domani potrebbe essere un’altra super mutazione che fa piombare tutti nel terrore. Il punto è noto: il virus non conosce frontiere e bisogna sconfiggerlo ovunque. Stando ai numeri, oltre il 42% ha ricevuto la doppia dose, ma la stragrande maggioranza vive in Occidente o comunque in Paesi sviluppati.

I numeri sulla campagna vaccinale nel mondo

La campagna vaccinale è destinata a un’élite di Paesi, i più ricchi, nonostante lo sforzo del programma Covax, che vorrebbe portare le fiale nelle aree più povere. Se in Italia si discute sulla necessità di convincersi i riottosi per raggiungere una soglia di “sicurezza”, ci sono intere aree del pianeta in cui la famosa iniezione resta un miraggio. I dati ufficiali riportano un quadro significativo. Nella Repubblica del Congo i vaccinati sono appena lo 0,1%, significa che solo 56mila abitanti hanno completato il ciclo di immunizzazione: è il Paese con un tasso più basso tra quelli che lo hanno reso noto. E così non sorprende che la variante Omicron si sia sviluppata in Africa.

Nel Ciad la campagna vaccinale si ferma allo 0,4% con un totale di 72mila persone che hanno ricevuto l’iniezione con il siero anti-Covid. Altrove non va granché meglio: nel Sudan del Sud il vaccino ha riguardato l’1,2%, in Etiopia, Sudan e Burkina Faso l’1,3% e si continua con l’1,5% della Tanzania, l’1,6% del Mali e l’1,7% della Nigeria. Insomma, i Paesi africani che vanno sopra il 2% sembrano quasi virtuosi. Ma rappresentano la spia del problema che non riguarda solo le aree più povere. Qual è la soluzione? Non c’è scampo: la sospensione dei brevetti, magari in forma temporanea, per consentire una massiccia opera di immunizzazione in tutto il pianeta.

Non solo Africa

La questione, ovviamente, non è solo relegata all’Africa. Ci sono altri Paesi, molti dei quali flagellati da lunghe guerre, che non hanno mai avviato una vera campagna di vaccinazione. Nello Yemen solo l’1,2% della popolazione è stata vaccinata, in Siria si va poco sopra il 4% e in Afghanistan si sfiora il 9%. L’elenco potrebbe continuare, provocando un moto di vergogna pensando al fatto che l’Italia punta (giustamente, beninteso) al 90% di immunizzati, mentre altrove nemmeno si arriva in doppia cifra con la percentuale.

Per questo Oxfam ed Emergency con la People’s Vaccine Alliance chiedono alle “aziende farmaceutiche di sospendere immediatamente i diritti di proprietà intellettuale per vaccini Covid, test e trattamenti, accettando la proposta di deroga all’accordo Trips, che regola i diritti di proprietà intellettuale, presentata più di un anno fa all’Organizzazione Mondiale del Commercio”. Ci sono, aggiungono le Ong, “oltre 100 paesi, guidati da Sudafrica e India – con il sostegno degli Stati Uniti – che hanno chiesto la sospensione dei diritti di proprietà, iniziativa per altro sostenuta da più di 100 tra premi Nobel, capi di stato e di governo”.

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