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L’effetto Greta sul voto degli europei

Tranne Italia e Svezia – proprio il paese di Greta Thunberg – i partiti o movimenti Verdi – hanno ottenuto come sappiamo e come possiamo leggere nel post di Mauro Pasquini – un risultato eccellente, il migliore nelle consultazioni popolari europee. Questo vuol dire che c’è finalmente anche nelle stanze del potere una nuova coscienza dei problemi legati allo sviluppo sostenibile, l’ambiente, all’uguaglianza?

La risposta è ancora prematura per essere formulata completamente ma una prima analisi si può formulare sulla base della composizione del voto.

Certamente si può dire, come sottolineano anche i media internazionali, che il fatto che i Verdi siano la quarta forza del nuovo Parlamento continentale sia la prova che l’emergenza ecologica è percepita come un problema concreto a cui la politica deve dare delle risposte

Germania, Francia, Regno Unito, Belgio hanno registrato percentuali oltre il 10%; e poi Olanda Finlandia, ed Irlanda dove si è andati molto oltre le aspettative.

“È solo la prima tappa, la dinamica è positiva dappertutto” ha dichiarato Philippe Lamberts, parlamentare verde di nazionalità belga. Questo voto è soprattutto riconducibile alla generazione dei millennials molti dei quali hanno votato per la prima volta ed agli under 30 .

Il sentimento “ecologista-sviluppo sostenibile-eguaglianza” scatenato dalla 16enne Greta ha posto al centro del dibattito politico la questione ma anche creato una spaccatura tra coloro che hanno messo al centro dell’agenda la questione ambientale e coloro che invece leggono nel dibattito sul clima una perdita di tempo.

In Italia, il partito Europa Verde non è andato bene: il 2,3%  è al di sotto dello sbarramento minimo del 4% utile ad eleggere parlamentari. Quindi in Italia la questione del clima non è sentita? Eppure anche da noi nelle manifestazioni di piazza erano migliaia le persone accorse a manifestare. Segno che i temi dello sviluppo sostenibile, dell’ambientalismo e dell’uguaglianza hanno un seguito. Evidentemente chi doveva diffondere la “coscienza” dell’importanza immediata di questi temi non ha saputo farlo nel modo più corretto. In più gran parte di chi non ha votato tra i giovani scesi in piazza in Italia come in tutta Europa non lo ha fatto perché non ha l’età per farlo, altrimenti, sottolineano alcuni media, il risultato dei Verdi sarebbe stato ancora più clamoroso.

Uno dei nemici in questo senso – in tutto il mondo –  è l’astensionismo  delle nuove generazioni e la differenza marcata tra giovani e meno giovani nel recarsi alle urne è così forte che Martin Wattenberg, politologo dell’Università della California ha detto che tale diseguaglianza somiglia a quella che esisteva nel sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta tra la partecipazione elettorale dei bianchi e dei neri. L’Economist ha scritto che il rischio è che si vada verso “una nuova normalità in cui sempre più persone non votano, proprio a partire da quelle nuove generazioni che crescono distanti da una politica che non sa parlare loro”. In questo momento solo un movimento ambientalista concreto, che sappia trattare e parlare ai giovani del loro futuro immediato proponendo alternative anche di lavoro nel campo dello sviluppo sostenibile può cambiare la tendenza al non voto.

A questo però va aggiunto che gran parte di chi non ha votato tra i giovani scesi in piazza in Italia come in tutta Europa non lo ha fatto perché non ha l’età per farlo, altrimenti, sottolineano alcuni media, il risultato dei Verdi sarebbe stato ancora più clamoroso.

Un esempio classico di disfattismo e di nemico in qualche modo di queste tematiche è la Lega col suo leader, Matteo Salvini:” “Da quando hanno lanciato l’allarme del riscaldamento globale fa freddo, c’è la nebbia. Lo sto aspettando questo riscaldamento globale”.

L’allargamento del gruppo Verde fino a 70 deputati, dimostra che una parte significativa degli elettori europei riconosce la gravità della crisi esistenziale che l’umanità deve affrontare. Segnala ai politici che l’azione sul clima, unita ad un approccio umano alla migrazione, si colloca in cima alle priorità degli elettori. In vista di una conferenza sul tema convocata a settembre dal segretario generale dell’ONU, António Guterres, questo diventa un elemento fondamentale.

L’Unione europea ha molti difetti, ma nella lotta per una soluzione globale all’emergenza climatica è un attore importante. Un gruppo di Verdi allargato e sicuro di sé nel nuovo parlamento può finalmente mettere sul tavolo politico delle discussioni importanti a livello europeo e far pesare i suoi voti, guidare la politica in una direzione razionale, anti-carbonio per esempio.

 

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