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Donne e STEM

I campi in cui le donne sono discriminate sono ancora moltissimi: la parità di genere sembra infatti essere un traguardo ancora lontano 130 anni. C’è un campo nello specifico in cui l’obiettivo 5 dell’Agenda 2030, la parità di genere, sembra però ancora più lontano. Si tratta delle discipline STEM, ossia Science, Technology, Engineering and Mathematics (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) dove le donne rappresentano solo il 28% del totale della forza lavoro.

Crediti immagine: saweang via Pixabay

Donne e STEM

Secondo un antico retaggio culturale basato esclusivamente sui ruoli prestabiliti di donna e uomo nella società, le donne non avrebbero una mente adatta a queste materie. Da Ipazia a Marie Curie, esse hanno però sempre dimostrato il contrario. Semmai, era la resistenza del mondo accademico e della società a precluderle da questi ambiti. Ciò ha di fatto escluso le donne, relegandole in un circolo vizioso: meno erano ammesse ai corsi di studio meno potevano chiaramente fare carriera, e così, diventare un modello per le generazioni successive di donne. Se le donne avessero avuto, e avessero anche oggi maggiore accesso alle professioni scientifiche o delle aree STEM, potrebbero ridurre il divario retributivo (o gender pay gap) e migliorare la propria sicurezza economica. Per dare un esempio della disparità della presenza di donne e uomini in determinati ambiti lavorativi, l’American Association of University Women, un’associazione per la promozione della parità di genere statunitense nata nel 1881, segnala che negli USA circa l’80% della forza lavoro nella sanità è donna, ma solo il 21% occupa posizioni apicali. I medici di sesso maschile sono ancora i 2/3 del totale, mentre la maggior parte delle donne è infermiera o si occupa di altre attività inerenti alla salute.

Anche nel campo dell’informatica le donne occupano ancora pochissimo spazio nella forza lavoro (solo il 25%), così come nelle attività ingegneristiche (12%).

 

Secondo la stessa associazione, sono diversi i passi che le aziende possono effettuare per rendere l’ambiente lavorativo più inclusivo per le donne, passando attraverso la costruzione di modelli femminili vincenti anche nei campi in cui sono state spesso escluse, eliminando gli stereotipi e i pregiudizi anche dal punto di vista linguistico e incentivando le giovani donne a studiare le materie scientifiche.

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Crediti immagine: RAEng_Publications via Pixabay

L’iniziativa della World Bank

Esistono iniziative come quelle della World Bank per incrementare la partecipazione delle donne allo studio delle discipline STEM. In Africa per esempio, incentivare la partecipazione delle donne in questi campi potrebbe essere la strada per permetterne l’empowerment. Nell’Africa Subsahariana il numero di donne che riesce a terminare la carriera universitaria in generale, e in ambito scientifico in particolare, è ancora troppo esiguo. Ciò significa, segnala sempre la World Bank, che rimarranno occupate in lavori sottopagati o che potrebbero in futuro essere sostituiti dalla tecnologia. Spesso la sottorappresentazione delle donne in ambito STEM viene definita come una “tubatura difettosa”, una metafora per indicare come nel percorso scolastico, le donne siano progressivamente “perse”, esattamente come le gocce d’acqua di una tubatura bucata. Obiettivo della World Bank e di tante altre associazioni e organizzazioni internazionali è quello di ripararla, facendo sì che le donne riescano a rimanere nei binari dell’istruzione per poter così permettere loro di arrivare anche a una carriera in un ambito STEM. Alcune delle attività portate avanti dalla World Bank sono legate soprattutto all’istruzione, per ridurre la dispersione scolastica. In Lesotho per esempio, è in atto un progetto di sostegno al governo per incentivare l’insegnamento della matematica e delle scienze tramite tecnologie open source nell’istruzione secondaria. C’è poi l’Africa Centers of Excellence, che supporta programmi post-laurea e ricerca applicata in vari settori STEM, oltre a supportare finanziariamente l’iscrizione delle studentesse. Da segnalare anche la Partnership for Skills in Applied Sciences, Engineering and Technology (PASET), che ha istituito un fondo per le borse di studio e l’innovazione, privilegiando il sostegno alla formazione di alto livello delle donne nei settori della scienza applicata e dell’ingegneria.

 

 

 

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