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Donne che fanno sport in Italia, sempre di più. E vincenti

Donne e uomini: premi uguali nei Tornei Open. A febbraio di quest’anno l’annuncio della Federazione italiana tennis per i tornei nazionali nei quali è stato fissato lo stesso tetto in denaro per le competizioni femminili e maschili è sembrato uno squarcio dentro un cielo davvero molto scuro. A marzo di quest’anno la pallavolista Lara Lugli è stata citata per danni dalla sua squadra (citazione che poi è stata ritirata) dopo essere rimasta incinta. A maggio 2021, per la prima volta nella storia del calcio italiano una donna (Maria Marotta) ha debuttato come arbitra di una partita di calcio di serie B ed è di pochi giorni fa la notizia dell’allontanamento di Aurora Leone di The Jackal dal tavolo prettamente maschile della partita del cuore, evento che ha portato alle dimissioni del direttore generale della Nazionale Cantanti, Gianluca Pecchini e poi a una querela da parte sua al gruppo comico napoletano. Lo sport nel nostro paese non sembra, insomma, essere una cosa da donne.

I numeri dello sport femminile in Italia

Se l’obiettivo 5 dei 17 Obiettivi di Sviluppo sostenibile dell’agenda 2030 è quello di garantire la parità in tutti gli aspetti, certamente il nostro paese è ancora molto indietro anche nella parità nell’ambito sportivo. Non sono solo questi tre eventi recenti a farci affermare che lo sport in Italia è ancora un’attività prevalentemente maschile, ma anche un’indagine di ISTAT sui numeri dello sport in Italia. Da questo studio è emerso che le donne praticano sport con continuità meno degli uomini (29,5% contro 15,9%), e anche le percentuali di chi pratica sport saltuariamente confermano la tendenza (11,7% contro 8,1%). Questa differenza è assente nei bambini della fascia d’età 3-5 anni, fascia in cui i dati sulla pratica dello sport si equivalgono tra i sessi. Dai 5 anni in su inizia il divario di genere, raggiungendo i livelli più alti tra i 18 e i 44 anni. Importante il titolo di studio: dall’indagine ISTAT emerge che la pratica sportiva è più diffusa tra laureati e diplomati rispetto a chi ha conseguito la licenza media o elementare.

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Lo sport più praticato dagli uomini è il calcio (anche nella variante del calcetto) seguito dagli sport acquatici e subacquei e dall’atletica leggera e il jogging. Le donne invece praticano soprattutto ginnastica, aerobica e fitness, al secondo posto ci sono gli sport acquatici e al terzo atletica e jogging, seguiti dalla danza. Il nuoto è lo sport più praticato dai bambini e dalle bambine fino ai 10 anni (43,1%), in particolar modo dalle bambine (47,7%). Tra le persone di 3 anni e più che non hanno mai praticato uno sport in tutta la vita le donne sono più degli uomini: 53,2% contro 36%. I motivi principali per cui non si pratica sport sono soprattutto la mancanza di tempo (38,6%) o di interesse (32,8%), l’età (23,5%), la stanchezza (16,1%) e i motivi di salute (15,9%). Sebbene come abbiamo visto le donne pratichino meno attività sportiva degli uomini, esse si dedicano di più alle attività fisiche: il 28,6% delle donne dichiara di svolgere attività fisica contro il 24,4% degli uomini. Per “attività fisiche” si intendono passeggiate a piedi o in bicicletta, giardinaggio ecc.

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Free-Photos via Pixabay

Meno numerose, ma più vincenti

È di poche settimane fa la notizia che Jessica Rossi ed Elia Viviani saranno i portabandiera dell’Italia alle Olimpiadi di Tokyo. Su 24 edizioni di Olimpiadi estive, 6 volte la portabandiera è stata una donna. Per i giochi giapponesi Rossi succederà a Valentina Vezzali (Londra 2012) e Federica Pellegrini (Rio de Janeiro, 2016). In proporzione al numero di uomini e donne che compongono le spedizioni olimpiche, le donne spesso vincono più medaglie dei colleghi maschi, ma a volte accade anche in senso assoluto, soprattutto negli sport invernali. A Pyeongchang 2018, 7 delle 10 medaglie italiane sono arrivate da donne, su un totale di 121 atleti azzurri (73 uomini e 48 donne). A Sochi, nel 2014, le medaglie sono state 5 su 8, con una spedizione composta da 69 uomini e 44 donne.

Altre differenze di genere nello sport

Le differenze in ambito sportivo tra uomini e donne non si notano solo nella sua pratica, ma anche nel professionismo e nelle tutele delle sportive. Solo con l’articolo 5 della legge 8 agosto 2019, n. 86  si è riformato il professionismo e il lavoro sportivo facendo chiaramente riferimento alla rimozione degli ostacoli di genere, permettendo definitivamente alle donne di accedere anche formalmente al professionismo. Le Federazioni sportive nazionali avranno tempo di adeguarsi fino a marzo 2022, ed entro dicembre dello stesso anno il provvedimento sarà definitivo, costituendo un passo importante verso la parità di genere nello sport.

 

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