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Distribuzione sostenibile, la via per il cambiamento

Distribuzione sostenibile. Urgente un ripensamento della distribuzione. Aziende e consumatori devono unirsi per guidare la distribuzione, mentre ora sono “guidati”. Invertire l’ordine delle cose è il punto di partenza per il cambiamento.

Ripensare la distribuzione 

Roger Botti, direttore generale e direttore creativo Robilant e Associati, invita a fare una riflessione sullo sviluppo sostenibile che superi il dualismo aziende-consumatori. Secondo Botti infatti si tratta di uno schema ingannevole in quanto incompleto. E per completare il quadro, egli introduce un terzo elemento: la distribuzione. “Non possiamo aspettarci che solo i consumatori guidino il cambiamento per la sostenibilità, e non possiamo aspettarci che lo facciano le aziende. Le aziende in questo ambito infatti sono ‘guidate’ dalla distribuzione”. Dice questo aggiungendo con rammarico che della distribuzione “non si parla mai”. Eppure, “governa il mondo”. Botti indica insomma nella distribuzione “la chiave del cambiamento”. 

Aziende e consumatori insieme per una distribuzione sostenibile

Il dualismo aziende-consumatori deve diventare sinergia. Ognuno giocando il proprio ruolo. I consumatori “devono essere istruiti” adeguatamente al cambiamento. Ma le aziende devono fare il primo passo. Innovando le dinamiche di produzione e investendo nella comunicazione, allo scopo di informare e formare una nuova coscienza, che metta al centro la sostenibilità, così da creare una nuova distribuzione sostenibile. Consumatori consapevoli saranno a loro volta sprone e giudici delle innovazioni nel campo della produzione. Cerchio chiuso. Dunque, unendo le forze, aziende e consumatori possono intervenire sulla catena di distribuzione in modo da guidare il processo, invertendo quindi l’attuale ordine delle cose. Vediamo un esempio concreto.

Prodotti a Km 0: un caso di successo 

Il trasporto delle merci su gomma rappresenta il 74% del volume complessivo dei trasporti. In Italia raggiunge l’85%. Dai gas serra alla gomma, l’impatto ambientale è enorme. In questo campo l’azione integrata tra aziende, comunicazione e consapevolezza dei consumatori ha fatto passi da gigante. Oggi, per il consumatore la vicinanza del luogo di fabbricazione ha un triplo significato in termini di sostenibilità. In primo luogo, la riduzione dell’impatto ambientale, per il ridotto consumo di risorse legate ai trasporti. Poi, la possibilità di poter “monitorare” la realtà produttrice. In questo caso si tratta di un fattore più culturale che tecnico. Tuttavia, la familiarità tra produzione e consumatori ha un alto valore etico, in quanto incide positivamente sulla costruzione della comunità. Infine, la crescita della consapevolezza di come salvaguardia ambientale e salute siano due concetti simbiotici. La prova schiacciante di quanto questo modo di pensare abbia messo radici nella coscienza dei consumatori è data dal potere quasi magico dell’espressione a Km zero, che imperversa in tutte le “vetrine” possibili e immaginabili”, dagli scaffali dei supermercati ai menù dei ristoranti. Questo è il terreno “umorale” da battere per sensibilizzare su larga scala i consumatori riguardo alla necessità di ripensare la distribuzione.

Mauro Pasquini

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