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Dissesto idrogeologico e inquinamento: allarme rosso

Dissesto idrogeologico e inquinamento. Sono i principali rischi per l’Italia. Roberto Cavallo è un esperto di sostenibilità. Che non è ancora un titolo accademico o di studio al quale si arriva attraverso uno specifico percorsi di studi che permette di conseguire quello specifico titolo. Ma è una qualifica alla quale si può arrivare tramite diverse esperienze formative.

Io sono un agronomo – dice Cavallo 49 anni da Alba – ed ho insegnato Microbiologia all’Università ed attraverso questo percorso oggi mi occupo di “ambiente” sostenibilità, sviluppo sostenibile. Molte Università italiane ormai hanno dipartimenti e corsi legati alla sostenibilità ambientale, penso a Milano, al Politecnico di Torino, Bologna, L’Aquila, solo per citare davvero le prime che mi vengono in mente. E’ un tipo di professione con mille sfaccettature che nell’immediato futuro offre diverse opportunità di lavoro“.

C’è una percezione reale del pericolo ambientale in Italia tra la gente?

Ci sono diversi problemi. Uno dei più importanti secondo me è quello del linguaggio. Noi “ecologisti” per dirla in generale abbiamo un pò questo vizio di parlarci addosso e parlare tra di noi senza riuscire ancora a trovare la chiave per tradurre – per esempio – il linguaggio scientifico in parole che la gente possa comprendere e far suo per poter fare ogni giorno qualcosa per cambiare. Serve un punto di equilibrio tra l’allarmismo e cosa fare urgentemente. Dividendo nettamente cosa possiamo fare come cittadini e cosa deve fare il potere istituzionale. Un esempio: il 60% delle emissioni sono di origine domestica. Ma questo ancora non lo abbiamo spiegato per bene. Perchè non abbiamo la stessa capacità comunicativa dei politici che hanno la bravura di intercettare di volta in volta, i sentimenti più diffusi tra la gente usando parole chiave. Pesno agli ultimi trent’anni e mi vengono in mente comunisti, rottamazione e migranti come esempi di password che hanno fatto presa sulla gente“.

 inquinamento italia

Una centrale a carbone in Puglia

Quindi cosa bisogna fare e da dove partire in Italia, quale il pericolo maggiore?

C’è un bellissimo libro che consiglio di leggere che si chiama “Piccolo manuale di resistenza umana “di Cyril Dion che racchiude un pò il discorso fatto prima. Dobbiamo avere ben presente che la gente ha la percezione del pericolo solo quando straripa il fiume vicino casa e gli entra l’acqua dentro casa o sta una settimana in casa perché fuori ci sono 40 gradi e via dicendo, cioè quando un evento straordinario la tocca da vicino. Poi passata la paura tutto torna alla normalità. Dobbiamo fare questo salto. La Pianura Padana è uno dei 3 o 4 luoghi più inquinati al mondo e per questo muore tantissima gente ma se ne parla troppo poco. 

Il problema principale in Italia in questo momento è quello del dissesto idrogeologico. Drammatico. Da nord a sud. Un costo di vite umane e di impatto economico spaventoso. Ma su questo i cittadini possono fare poco. Toccherebbe alle istituzioni prendere decisioni importanti.

Poi ci sono i problemi legati all’acqua, alle energie ai rifiuti. E qui i cittadini dovrebbero fare di più nella loro quotidianità. Ma serve ancora più comunicazione ed educazione di quanta ce ne sia adesso“.

 dissesto idrogeologico

Frana in Liguria

Cambiare stile di vita non comporta anche un costo economico molto alto e la perdita di alcune comodità?

Non c’è dubbio ma prima di tutto siamo al punto di non ritorno quindi è necessario farlo. Poi le cose si aggiustano. Un ambientalista di Milano, Stefano Caserini, usa una immagine che mi piace:”In barca a vela per muoversi si usa la forza del vento. Quando vuoi cambiare direzione ed usare sempre quella forza c’è un momento di difficoltà nel quale tutti i componenti della barca si debbono muovere allo stesso tempo compiendo manovre coordinate e per un attimo c’è un pò di confusione. Ma quando tutti hanno ripreso posizione la barca continua ad andare e torna la calma”. Dovremmo concentrarci a rendere meno drammatici i cambiamenti delle nostre abitudini per poi riprendere il cammino. Un esempio. Dove hanno cambiato i cassonetti per i rifiuti all’inizio la gente sbraitava, protestava perchè non si trovava. A distanza di un anno quella stessa gente da me intervistata non si ricordava più di quello che faceva appena 12 mesi prima”.

Secondo lei quindi non è vera questa storia che noi italiani siamo pigri sulla questione ambientale?

E’ vera ma…Ho l’opportunità di accedere a diversi tavoli dell’Unione Europea su tali questioni ed alla fine esco sempre molto orgoglioso del mio paese perchè mi accorgo della differenza di coscienza che c’è con gli altri. I sistemi diciamo “teutonici” si basano sulla repressione: la cicca di sigaretta non si butta per terra perchè se non ti becchi una multa di quelle che ti levano la pelle. Quindi è vero che – l’ho constatato di persona – che uno svizzero appena passa la frontiera lascia per terra la cicca o la lattina o una carta. Perchè sa che nel nostro Paese non gli succede nulla nella maggior parte dei casi pur essendoci le leggi perchè non c’è la certezza della pena. Il nostro sistema di convincimento invece si basa sull’educazione, incide sul pensiero, sulla coscienza delle persone. Dà una connotazione morale a certi comportamenti. Forse anche per una questione legata alla religione. Ho cercato di spiegarlo in un libro che ho scritto e che ho chiamato appositamente “La Bibbia dell’ecologia“.

 cicche di sigaretta

Una cicca abbandonata

In una recente puntata di Presa Diretta lei ha mostrato un esperimento: un giubotto con un tracciatore inserito in un cassonetto per il recupero di vestiti, del quale ad un certo punto si sono perse le tracce. Impkater Italia si sta occupando molto della questione della moda sostenibile. Ci dice qualcosa di più?

I punti di partenza sono due. L’origine delle materie prime per i vestiti nuovi ed i bassi prezzi ai quali moltissimi di questi capi vengono venduti. Che è anche un problema sociale: dove vengono realizzati, in quali condizioni di lavoro? Poi come sono colorati, che tipo di tessuti vengono utilizzati, le fibre? Sapete bene che tutto questo può creare diversi disturbi alla nostra salute.

Poi c’è il problema del riuso dei vestiti che era l’oggetto di quell’esperimento in televisione. La normativa vigente – legge 152 del 2006 3 successive modifiche – prevede che i vestiti di cui ci sivuole liberare vengano portati e messi dentro i cassonetti autorizzati, raccolti con mezzi aytorizzati e stoccati in magazzini a oro volta autorizzati. Poi le aziende accreditate li raccolgono li sanificano e li reimmetono sul mercato. Il rischio che in Italia questi vestiti riciclati possano creare problemi è relativamente basso perchè su una tonnellata – facciamo una cifra per fare un esempio – solo il 20% per cento rimane sul nostro territorio, quella che gli addetti ai lavori chiamano la “crema” cioè capi firmati. Il resto va nella grande maggioranza in India, Bangladesh, Tunisia ed Egitto. Se l’azienda è corretta segue tutto l’iter fino alla vendita finale e tutto va bene. Se l’azienda non è corretta può accadere di tutto per esempio che queste balle di vestiti non vengano stoccate come si deve, non vengano sanificate con tutto quello che comporta. Il guadagno è altissimo. Un’azienda compra 1 tonnellata di vestiti a 400 euro, 150 chili di “crema” li rivende a 6/700 euro. Il resto, cioè circa 850 chili lo vende a 100 euro. Perché quei vestiti non buoni per essere riutilizzati andrebbero smaltiti e questa operazione costa. 

Le norme come sempre in Italia ci sono. Mancano i controlli. E mancano perchè come dicevamo prima siamo impegnati a fare nuove leggi sempre più repressive e difficili, convinti che in questo modo la malavita venga schiacciata. Questo ci distrae dal far sì che vangano applicate quelle esistenti. Forse una straordinaria semplificazione delle norme ci farebbe guadagnare personale – e creare nuovi posti di lavoro – per controllare ed aiutare gli imprenditori a far le cose nel modo giusto, guidandoli in un percorso di legalità“.

 

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