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Diseguaglianza sociale e capitalismo in crisi

Se Ray Dalio dice che “il capitalismo sta fallendo e ci sta rovinando tutti” è come se il Papa dicesse che “il cattolicesimo sta fallendo”. Perché il signor Dalio è un miliardario che gestisce Bridgewater, il più grande fondo hedge fund del mondo : i fondi hedge fund gestiscono il denaro affidato loro dagli investitori con obiettivi e tecniche decisamente eterogenei. La presenza di diverse strategie di investimento rende il mercato più efficiente e meno volatile: se tutti i risparmi fossero investiti con la stessa strategia compratori e venditori si concentrerebbero allo stesso momento sugli stessi strumenti finanziari, creando oscillazioni di prezzo molto maggiori.

Che vuol dire la frase di Dalio

“Quando il ragazzo più ricco della stanza ti dice che il gioco è truccato, è il momento di cambiare le regole” scrive Muhammed Yesilhark un filantropo, amministratore fiduciario della Fondazione Nazionale Zakat del Regno Unito e fondatore della Fondazione Q2Q..

La disuguaglianza globale è a livelli insostenibili e le economie basate sugli interessi non sono più adatte allo scopo : in molti paesi i tassi di interesse sono troppo bassi per incentivare il risparmio.

Ed ecco che – sempre secondo il pensiero di Yesilhark – entra in gioco la finanza islamica, che con la sua imposta sulla ricchezza del 2,5% zakat (l’obbligo religioso prescritto dal Corano di “purificazione” della propria ricchezza che ogni musulmano in possesso delle facoltà mentali deve adempiere per definirsi un vero credente; uno dei Cinque pilastri dell’Islam) e le tasse molto più basse in altre aree, potrebbe dare un’idea su come eliminare la peggiore disuguaglianza sociale. E con il divieto di operare per le imprese abusive che chiedono alti interesse e l’incentivo ad abbandonare i conti di risparmio basati sugli interessi, può rinvigorire l’economia globale.

Le dichiarazioni di Dalio pesano non soltanto per la forza di chi le ha pronunciate ma anche per quanto siano attuali nel clima delle notizie di oggi.

E sono ancora più scioccanti perché violano una delle più sacre regole non scritte dei ricchi globali: non ti è permesso criticare il capitalismo se ne hai beneficiato enormemente. La protesta – o addirittura il dispiacere -contro il sistema è un lusso che solo i poveri possono permettersi. Se è normale vedere gli addetti alle pulizie, gli operai o altre categorie in difficoltà arrabbiate per la disuguaglianza molto meno lo è vedere i più ricchi del mondo affermare pubblicamente che l’ordine al quale devono il loro successo è “non continuare ad alimentare il sogno americano”.

La regola del “no protest for the rich” ha portato i miliardari a incanalare il loro senso di responsabilità, frustrazione o anche senso di colpa nella filantropia. Ciò significa che raramente i ricchi discutono di questi temi, per non parlare delle cause profonde da cui nascono questi problemi.

L’unico modo per raggiungere l’obiettivo di una certa riequilibratura sociale è attraverso una tassa patrimoniale come il pagamento della zakat – uno dei pilastri dell’Islam – e uno strumento efficace per affrontare le questioni attuali. Per riformare un capitalismo fallito, bisogna affrontare due cose: la tassazione e il sistema dei tassi d’interesse. La tassazione è più facile, dato che sta emergendo un consenso sul fatto che il sistema fiscale globale semplicemente non funziona più. Attraverso una combinazione di regimi di evasione fiscale, paradisi fiscali e anche metodi relativamente innocenti come i prezzi di trasferimento, gli individui con un patrimonio netto elevato e le loro società hanno pochissime (se non nessuna) imposte da pagare sul loro patrimonio. In assenza di imposte patrimoniali effettive, i governi non hanno altra scelta se non quella di imporre imposte che colpiscono ingiustamente i poveri, come l’imposta sulle vendite e l’imposta di successione. L’ingiustizia di alcune di queste tasse normalizza ulteriormente l’evasione fiscale e polarizza ulteriormente la società.

Criticare il sistema dei tassi d’interesse è più controverso. La maggior parte delle persone ritiene che il possesso di denaro abbia un valore intrinseco che dovrebbe essere riconosciuto a rischio zero (o quasi zero).

La finanza islamica può offrire soluzioni per risolvere entrambi i problemi. Zakat, o “elemosina islamica”, è una semplice e trasparente imposta patrimoniale annuale del 2,5%. Considerando solo i paradisi fiscali, dove la ricchezza stimata di 10 trilioni di dollari si trova in tutto il mondo. Ciò significa che se lo zakat fosse pagato su questi fondi (forse come una sorta di accordo di amnistia), ci sarebbero 250 miliardi di dollari all’anno che confluirebbero nelle aree più povere del mondo e nelle cause più meritevoli.

Allo stesso tempo, altre imposte potrebbero essere ridotte o eliminate. In cambio dell’imposta sul patrimonio, l’economia islamica suggerisce un’imposta quasi zero in ogni altro settore, compresa l’eredità.

La soluzione del problema degli interessi è più graduale e richiede un ripensamento del sistema monetario attuale. Non un improvviso divieto globale sugli interessi, ma i governi (in particolare quelli con bassi tassi di interesse) potrebbero incentivare altre forme di investimento, aumentando la regolamentazione sui prodotti e le imprese che chiedono alto interesse.

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