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Sotto attacco i diritti delle donne: l’aborto

Cominciamo da qui: il diritto all’aborto. Dalla crociata di Donald Trump alle roccaforti antiabortiste in Europa, i diritti delle donne sono messi in discussione, anzi vengono aggrediti facendo paurosi passi indietro.

Malta patria dell’antibortismo in Europa

Nel cattolicissimo arcipelago maltese infatti l’aborto è totalmente illegale, secondo una legge risalente addirittura al 1724. Il divieto assoluto di interruzione della gravidanza comprende perfino i casi di stupro, incesto, patologie del feto e gravi rischi per la vita della donna.

In occasione delle ultime elezioni europee il tema era tornato alla ribalta. Adrian Delta, leader del Partito Nazionalista, è stato alla testa della crociata delle opposizioni arrivando a definire il voto europeo “un referendum sull’aborto”. Ma è stato sorprendentemente il Primo ministro laburista Joseph Muscat ha chiudere sbrigativamente la questione, semplicemente affermando che il mandato ricevuto dal proprio esecutivo non comprendeva il mettere mano alla legislazione in materia di aborto. Discorso chiuso.

La crociata USA contro il diritto all’aborto

Diritto all’aborto sempre più sotto attacco negli USA di Trump. Negli ultimi anni le politiche statunitensi sull’aborto sono sempre più improntate su restrizioni dell’accesso delle donne all’interruzione di gravidanza. Soprattutto a livello statale. Queste politiche includono i requisiti di autorizzazione dei genitori, le restrizioni sui finanziamenti pubblici, le leggi mirate sul regolamento del fornitore di aborto (TRAP) che impongono requisiti gravosi sulle strutture per l’aborto e sui medici, leggi sul consenso informato e periodi di attesa post-consulenza obbligatori. La più comune delle restrizioni a livello statale sono le leggi sul “consenso informato”. Queste prevedono che le donne ricevano informazioni sullo sviluppo fetale, sui rischi legati all’aborto e sulle alternative all’interruzione di gravidanza.

Questi pacchetti contengono spesso immagini del feto, una pratica coerente con la strategia dei movimenti anti-aborto, che utilizzano immagini fetali raffiguranti feti come persone. Il messaggio è chiaro: persuadere le donne ad evitare di porre fine alla vita di un bambino innocente. Tali leggi hanno un’ampia portata: i due terzi delle donne che intendono ricorrere all’aborto negli Stati Uniti vivono in stati con leggi basate sul consenso informato. In particolare, la ricerca basata sulle valutazioni di un gruppo di esperti medici ha scoperto che molti dei pacchetti di informazioni di proprietà dello stato che vengono regolarmente distribuiti nell’ambito del processo di consenso informato hanno dichiarazioni inaccurate dal punto di vista medico.

Gli effetti della crociata

Le restrizioni sull’accesso all’aborto negli Stati Uniti hanno colpito soprattutto donne di colore a basso reddito. Da gennaio 2017, l’amministrazione Trump ha messo in atto una serie di politiche a livello nazionale che limitano l’accesso delle donne alle cure per la salute riproduttiva, in particolare l’accesso ai contraccettivi. Nel terzo giorno del suo incarico, il tycoon della Casa Bianca ha ripristinato e ampliato la regola del Global Gag.

Questa legge, implementata per la prima volta dal presidente Reagan nel 1984, taglia gli aiuti esteri degli Stati Uniti per la pianificazione familiare e la salute riproduttiva alle organizzazioni non governative straniere che praticano aborti o discutono l’opzione dell’aborto con i pazienti. Negli ultimi 35 anni, ogni presidente democratico ha annullato la politica antiabortista dei repubblicani e ogni presidente repubblicano l’ha ripristinata. Ma Trump non ha solo ripristinato questa politica restrittiva, bensì l’ha anche estesa. Attualmente infatti sono a rischio 8,8 miliardi di dollari destinati ai finanziamenti sanitari globali (fund for global healt).

Mauro Pasquini

Articolo tratto da Impakter.com.

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