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Diritti umani nel mondo: un rapporto shock

Diritti umani nel mondo: il rapporto schock è quello di Amnesty International che riguarda il 2020. Il primo dato del rapporto che lascia atterriti è che si rilevano violazioni dei diritti delle donne, dei bambini e degli uomini in 149 paesi del mondo. Considerato che gli Stati censiti sono 208, si tratta del 71% per cento o “la quasi totalità” come scrive Amnesty.

Nell’introduzione al Rapporto, Agnès Callamard Segretaria generale di Amnesty International scrive che:”

“Nel 2020, una leadership eccezionale non è emersa da potere, privilegio o profitti. È arrivata invece da infermieri, dottori e operatori sanitari in prima linea nei servizi per salvare vite umane. Da coloro che si sono presi cura delle persone anziane. Da tecnici e scienziati che hanno realizzato milioni di test ed esperimenti, alla ricerca frenetica dei vaccini. Da coloro che, spesso relegati proprio in fondo della scala dei redditi, hanno lavorato per fornire cibo a tutti noi; da quelli che hanno pulito le strade; da quelli che si sono occupati dei corpi di centinaia di migliaia di morti; da quelli che hanno fatto funzionare i servizi essenziali; da quelli che hanno pattugliato le strade o guidato ciò che rimaneva dei mezzi del trasporto pubblico.

Nel 2020, mentre gran parte del mondo si fermava, sono state queste persone che hanno lottato e hanno fatto la differenza. Così come quelli che sono rimasti a casa in solidarietà, se avevano una casa dove stare, che hanno mantenuto il distanziamento fisico a un forte prezzo emotivo e che si sono presi cura di quelli intorno a loro.

Ma dietro a questo eroismo, la pandemia ha messo a nudo le conseguenze devastanti dell’abuso di potere, ormai strutturale e di lunga data. La pandemia da Covid-19 può non definire chi siamo ma certamente ha amplificato cosa non dovremmo essere”.

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L’esempio dei singoli e delle donne

Nella sua analisi la Callamard evidenzia due elementi di estrema importanza: “Sono state nuovamente le singole persone a capirlo con chiarezza e a opporsi. Si sono ribellate contro la disuguaglianza, si sono ribellate contro la violenza della polizia che prendeva sproporzionatamente di mira le persone nere, le minoranze, gli indigenti e i senza dimora. Si sono ribellate all’esclusione, al patriarcato, alla retorica d’odio e ai comportamenti brutali della leadership suprematista. Le richieste dei movimenti Black Lives Matter e #MeToo hanno avuto un’eco mondiale. Le proteste pubbliche contro la repressione e la disuguaglianza si sono riversate sulle strade dalla Bielorussia alla Polonia, dall’Iraq al Cile, da Hong Kong alla Nigeria. Molto spesso sono stati i difensori dei diritti umani e gli attivisti per la giustizia sociale di tutto il mondo che, a rischio della loro stessa incolumità, ci hanno ispirato.

A volte abbiamo intravisto una leadership politica d’eccezione, spesso da parte di donne leader, che hanno preso decisioni coraggiose e difficili per proteggere vite umane, sostenere i sistemi sanitari, fare gli investimenti necessari per trovare soluzioni immediate a una velocità senza precedenti e fornire un sostegno economico a coloro che avevano perso del tutto i mezzi di sussistenza e ne avevano un disperato bisogno.

Ma la pandemia ha anche aumentato nel mondo il potere di leader politici mediocri, bugiardi, egoisti e disonesti.Mentre scrivo, i paesi più ricchi hanno determinato quasi un monopolio della fornitura mondiale di vaccini, lasciando i paesi con meno risorse ad affrontare le peggiori conseguenze in termini di salute e diritti umani, con uno sconvolgimento economico e sociale che si protrarrà più a lungo nel tempo.

E mentre milioni di persone muoiono e altri milioni perdono i loro mezzi di sussistenza, come valutiamo il fatto che i redditi dei più ricchi miliardari sono cresciuti, che i profitti dei giganti della tecnologia sono aumentati, che i mercati azionari dei centri finanziari di tutto il mondo sono cresciuti? Fondamentalmente, quali sono le loro proposte per sostenere la loro giusta parte del peso della pandemia; per garantire una ripresa equa, giusta e duratura? Agli inizi del 2021, ancora nessuno di loro ha rotto il silenzio.

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La conclusione

Ed ecco quindi cosa chiede Amnesty International per un mondo che sia sostenibile sui diritti umani cioè sull’aspetto sociale:”

Riformare la governance globale e riadattare le istituzioni mondiali per rafforzare e consentire la realizzazione dei diritti umani è una condizione preliminare per una forte ripresa. Non possiamo accettare l’approccio “selettivo” adottato da alcuni stati, che scelgono le ciliegie migliori dalla torta della governance globale, lasciando indietro gli ingredienti “scomodi” come i diritti umani, l’assunzione della responsabilità e la trasparenza.

Per una governance globale all’altezza dell’obiettivo, occorre un controllo mondiale su come norme e standard internazionali sui diritti umani vengono implementati. È necessario per prevenire genocidi e crimini contro l’umanità; abuso di potere e corruzione; censura spietata e repressione del dissenso; discriminazione, forza bruta e tortura da parte di coloro il cui compito è quello di proteggerci.

Per alimentare l’innovazione, la creatività e l’inventiva necessarie per trovare la nostra strada verso una ripresa resiliente e sostenibile, occorre che le nostre libertà siano supportate, difese e protette, non limitate. La governance globale non sarà in grado di affrontare obiettivi globali finché, o a meno che, le sue operazioni non siano profondamente intrecciate con un sistematico coinvolgimento della società civile globale, che deve essere valorizzata e rispettata. È questo che dobbiamo pretendere. È questo che dobbiamo rivendicare. È per questo che dobbiamo organizzarci. E, come società civile, dobbiamo anche assicurarci di essere pronti.

Il 2020 ci ha insegnato ancora una volta lezioni che ignoravamo, a scapito delle generazioni future: l’interdipendenza della famiglia umana; l’universalità di ciò che “noi, il popolo” chiediamo alla governance in tempi di crisi e quanto il nostro futuro sia inscindibile dal futuro che stiamo creando per il nostro pianeta. Ci ha di nuovo insegnato, in altre parole, l’essenza dei diritti umani.

La domanda a cui rimane da rispondere è: saremo abbastanza audaci da capire ciò che deve essere fatto e abbastanza coraggiosi da andare avanti e farlo, su larga scala e a ritmo serrato?”

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