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Diritti umani, il dramma dei migranti in Bosnia

La giornata dei diritti umani viene celebrata in un momento delicato. Prima di tutto, nel mondo, la situazione chiede ancora notevoli sforzi. Ma nel dettaglio c’è un caso davvero difficile: quello dei circa 600 migranti in Bosnia Erzegovina, alloggiati nel campo di Vučjak, vicino alla frontiera croata. Ma chiamarlo “campo” è già un complimento vista la condizione delle persone che vogliono raggiungere il territorio dell’Unione europea.

Diritti umani: l’appello del Consiglio d’Europa

Nell’area, ricoperta dalla neve già da giorni (come confermano le foto), mancano le coperte, le tende non sono adeguatamente riscaldate, una necessità assoluta viste le temperature rigide, non c’è l’energia elettrica e le condizioni igienico-sanitarie sono oltre il limite della decenza. Da qui l’appello di Dunja Mijatovic, commissaria dei diritti umani del Consiglio d’Europa, affinché la struttura sia svuotata e le persone portate altrove. “Se non si chiude questo campo oggi, domani le persone cominceranno a morire. Di chi sarà la responsabilità?”, ha denunciato Mijatovic.

Medici senza Frontiere, la scorsa settimana, aveva lanciato l’allarme: “Centinaia di persone sono ancora nelle tende, molte di esse non hanno nemmeno calze o scarpe adeguate. Vučjak non soddisfa gli standard umanitari e mette in pericolo la salute delle persone, dovrebbe essere chiuso ora!”. Parole a cui però non c’è stato un seguito immediato: la condizione si è protratta per giorni e soltanto nelle ultime ore, secondo i media locali, il campo va verso la chiusura. Il problema, tuttavia, non è risolto. L’obiettivo è trasferire i migranti in una ex caserma a Blazuj, vicino a Sarajevo, che è attualmente in fase di ristrutturazione. Eppure gli stessi migranti potrebbero opporre resistenza: lasciare la zona significa allontanarsi dal confine. E quindi dall’approdo in Europa, il loro reale intento.

Il tentativo dei migranti di raggiungere la Croazia

Il progetto di arrivare in Europa non è dei più semplici. I migranti, in gran parte provenienti da Afghanistan e Pakistan, devono varcare il confine croato per raggiungere quindi l’Ue. E il compito è improbo con una serie di minacce, che ancora una volta tirano in ballo il rispetto dei diritti umani: prima di tutto occorre attraversare un bosco, sfuggendo alla guardia della polizia bosniaca. Per questo motivo molte persone si avventurano nelle ore notturne. Il percorso segue poi un sentiero di vari chilometri verso il monte Plješivica. Nel caso in cui riuscissero a raggiungere la Croazia, c’è un altro rischio: le violenze delle forze dell’ordine croate.

Secondo alcune testimonianze, la polizia ferma i migranti e, dopo averli privati di tutti i (pochi) beni a disposizione, scatta il respingimento nel campo di Vučjak. Almeno fino a quando sarà operativo. Peraltro questi sono gli ultimi giorni per tentare l’attraversamento del confine: passare attraverso le montagne in pieno inverno è una missione pressoché impossibile. Dunque, devono provare a restare tra Serbia e Bosnia per un altro tentativo di fuga in primavera.

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