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Diritti umani

Diritti umani: lo sport americano si ferma per difenderli

Diritti umani: lo sport americano si ferma per difenderli. Ma perchè questa volta la protesta dei professionisti Usa contro le violazioni dei diritti umani degli afroamericani è davvero clamorosa? Perchè questa volta i giocatori hanno l’appoggio ufficioso delle Leghe. E coinvolge atleti e squadre tra le più importanti del panorama professionistico.

Quando nella notte di mercoledì 26 agosto nella bolla di Orlando (dove l’NBA dal 17 agosto sta celebrando la parte finale della stagione) Giannis Antetokounmpo, passaporto greco ma di padre e madre nigeriani arrivati nell’Ellade come migranti, ha detto che lui ed i Milwakee Bucks – la squadra di basket della NBA più candidata alla vittoria finale – non avrebbero giocato gara 5 dei playoff con gli Orlando Magic il botto è stato forte. La motivazione che pochi minuti dopo ha trovato la solidarietà degli avversari, è stato il ferimento di Jacob Blake un afroamericano a colpi di pistola da parte della polizia – rimarrà paralizzato –  a Kenosha, città del Wisconsin, Stato dei Milwakee Bucks. Uno Stato che ha una triste e lunga storia di razzismo. Dopo questa partita forse non andranno in campo nemmeno gli Houston Rockets con gli Oklahoma Thunders e forse domani nemmeno gara 1 della semifinale fra Toronto Raptors e Boston Celtics. Partite annullate, rinviate e qui sta la differenza col passato: nessuna sanzione ai giocatori, segno di una tacita ma importante accettazione della protesta da parte della NBA.

Diritti umani

Lo sport americano si ferma per difendere i diritti umani @thongfu by flickr.com

Non solo basket

Anche le squadre di basket femminile, baseball e di soccer (il calcio americano) hanno deciso manifestazioni altrettanto clamorose e sono già partite missioni diplomatiche tra giocatori-proprietari – dirigenti per trovare una mediazione che tenga in piedi gli sport pro a stelle e strisce che muovono una quantità di denaro impressionante. Il solo fatturato della MLB, la lega di baseball è sui 10 miliardi di dollari all’anno, quello della NBA è intorno ai 7/8 miliardi, mentre il calcio viaggia verso il miliardo di dollari. La NFL, il football americano è in crescita dai 9 miliardi dello scorso anno, ma il campionato non è ancora iniziato. Eppure le proteste degli atleti sono partite proprio da qui.

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Lo sport americano si ferma per difendere i diritti umani – Colin Kaepernick

La storia di Colin Kaepernick

Il 26 agosto del 2016 – impressionante la ricorrenza –  durante l’inno americano prima di un’amichevole tra San Francisco 49ers ed i Green Bay Packers, il Quarteback dei 49ers, Colin Kaepernick, allora 28 anni ed uno dei più quotati nel suo ruolo, si inginocchiò per protesta contro l’uccisione di Mario Woods che a San Francisco fu freddato da 20 colpi di pistola alla schiena dalla polizia dopo essersi rifiutato di consegnare un piccolo coltello a serramanico. Quel gesto all’epoca indispettì molti: giocatori, dirigenti, politici, ben pensanti americani e non solo. Kaepernick da allora non ha più trovato squadra ma nel frattempo ha fatto causa – e l’ha vinta – alla National Football League per collusione con le 32 squadre della Lega coalizzate per non dargli un lavoro. E Kaepernick è di Milwakee, Wisconsin da dove siamo partiti, perchè la storia gira sempre e torna sui luoghi del delitto.

Però dopo il gesto del Quarterback di San Francisco, c’è stata una cascata di gesti clamorosi contro Donald Trump accusato – tra le altre cose –  di essere troppo permissivo e di accettare i metodi della polizia contro gli afroamericani: i Golden State Warriors campioni NBA nel 2017 non sono andati al tradizionale ricevimento alla Casa Bianca così come la Nazionale di calcio femminile Campione del Mondo guidata dalla capitana, Megan Rapinoe che ha ripetutamente attaccato il presidente per i suoi atteggiamenti sessisti. Per citare quelli che hanno avuto eco in tutto il mondo.

Su tutti le ire del giocatore più forte, rappresentativo e famoso dello sport americano in questo momento, LeBron James ala dei Los Angeles Lakers di basket, che non perde occasione per sfidare Trump e che dopo il rinvio della gara tra Bucks e Magic ha twittato :”WE DEMAND CHANGE. SICK OF IT”, “Chiediamo un cambiamento. Siamo stanchi di questo”.

 

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