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Dignità sul posto di lavoro: un’app corre in aiuto

Dignità e lavoro. Un binomio troppo spesso mancato. In questo articolo vi parliamo di un’app che viene incontro alle esigenze dei lavoratori. Ecco di cosa si tratta.

Dignità sul posto di lavoro, come previsto dall’Agenda 2030

“Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti”. Così recita il goal 8 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU. In questo articolo ci concentriamo sul concetto di “lavoro dignitoso per tutti”. La dignità sul lavoro passa certamente per una contribuzione adeguata e adeguate condizioni di sicurezza per il lavoratore. Ma anche dalla possibilità per esso di poter interagire con il datore di lavoro e con i propri colleghi in modo libero da pressioni e condizionamenti.

Il lavoratore deve poter chiedere conto di quanto accade a lui e intorno a lui ai propri superiori e colleghi, senza temere di subire in risposta nessuna forma di mobbing. Tutti i programmi e le strategie volte alla valutazione della propria situazione lavorativa mostrano la loro debolezza proprio su questo punto. Il lavoratore, infatti, ha difficoltà a esprimere giudizi liberamente. Mobbing, licenziamento, nessun rinnovo del contratto sono le minacce che, reali o presunte, spingono i lavoratori a non esprimere giudizi sinceri. Da un sondaggio risulta che più della metà dei dipendenti di Uber, Apple, Microsoft e Amazon temono conseguenze per se stessi ad esprimere giudizi negativi Questa è una grave mancanza di libertà. Ma c’è una possibile soluzione.

Blind: l’app che connette i lavoratori in completo anonimato

Laddove il rispetto della diversità, della cultura e della trasparenza possono spesso sembrare solo degli slogan, può intervenire un’app che può rendere azioni concrete tali slogan. Stiamo parlando di Blind: un’app in cui gli utenti discutono in assoluto anonimato di argomenti come la cultura aziendale, prospettive e consigli sulla carriera, senza timore di “rappresaglie”. Si tratta in pratica di un social network di professionisti dedicato alle tematiche del mondo del lavoro.

Grazie a Blind, ad esempio nella Silicon Valley, è emersa una comunità anonima di lavoratori che sta abbattendo le barriere reali o psicologiche che impedivano la libera espressione. Le conversazioni e i dati personali restano inaccessibili tanto ai “piani alti” quanto al resto dell’azienda. In questo Blind sta aiutando a mitigare le lotte di potere, la paura della rappresaglia e l’inefficienza organizzativa che minano le performance aziendali e la qualità della vita dei lavoratori. “Portiamo più comunicazione in un luogo dove c’è una mancanza di comunicazione: il posto di lavoro”, afferma il co-fondatore, Kyum Kim.

Articolo tratto da Impakter.com.

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