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Smog e delivery

Delivery food: smog e plastica, il forte impatto del cibo d’asporto

Più inquinamento, più imballaggi monouso e più plastica. Il delivery food ha un legame diretto con l’aumento dello smog e di agenti dannosi per la salute. Insomma, il cibo da asporto, sempre più usato e incentivato durante la pandemia di Covid-19, ha un impatto negativo sull’ambiente. Perché, tra le tante cose, costringe alla mobilità i riders (che non sempre si spostano in bicicletta, come si crede comunemente), incrementando il livello di traffico, specie negli orari di lavoro. La certificazione è arrivata da uno studio realizzato dalla National University of Singapore (Nus) e pubblicato sulla rivista Nature human behaviour.

I ricercatori hanno sostanzialmente rilevato che l’aria è più inquinata, quando i dipendenti degli uffici si fanno portare il cibo nella sede di lavoro. L’indagine ha riguardato le scelte fatte a pranzo da 251 impiegati, prendendo in esame 11 giorni lavorativi, in 3 città diverse (e con un diverso livello di inquinamento) della Cina: Pechino, Shenyang e Shijiazhuang. Queste informazioni sono state incrociate con quelle di una piattaforma di consegna di cibo online che conta oltre 350mila utenti. Ma un elemento importante è che lo studio non riguarda solo la Cina: secondo gli esperti della National University of Singapore i risultati possono essere estesi ad altri Paesi. Quindi è uno standard, non un discorso a sé stante.

Delivery food e smog

“Le persone cercano di evitare la vita all’aria aperta in una giornata inquinata”, spiega Chu Junhong, uno degli autori della ricerca. Ma danno vita a un cortocircuito pericoloso sul ricorso al delivery food. Gli studiosi della Nus hanno infatti scoperto che i dipendenti avevano il 43% in più di probabilità di ordinare la consegna di cibo quando c’era un aumento di 100 μg m-3 (microgrammo di inquinante gassoso per metro cubo di aria ambiente). Ma la scelta di “chiamare” il cibo genera ulteriore inquinamento.

Un’altra parte dell’indagine si è soffermata sull’aumento dell’uso di plastica e imballaggi, strettamente legata al delivery. “Il pasto medio consegnato ha utilizzato una media di 2,8 articoli di plastica monouso e una stima di 54 grammi di plastica”, riferiscono i ricercatori. Per un pasto medio al ristorante l’impiego calcolato è di una media di 6,6 grammi di plastica. Così, facendo un calcolo, se in una città come Pechino fossero consegnati 2,5 milioni di pasti in più al giorno a domicilio, si creerebbe un totale di cinque milioni di contenitori e sacchetti di plastica in più.

Rifiuti plastica

Foto di pasja1000 da Pixabay

Il cortocircuito sul delivery food e l’inquinamento

L’abitudine di usufruire del delivery è insomma connessa alla volontà di non esporsi ad agenti inquinanti. Liu Haoming, un altro ricercatore della Nus, ha evidenziato un cortocircuito: “Gli individui si proteggono dall’inquinamento atmosferico e mostrano il loro disgusto per l’inquinamento ordinando la consegna di cibo che spesso viene fornito in imballaggi di plastica”.

Insomma, le persone favoriscono, seppure senza volerlo, l’aumento di rifiuti di plastica, mentre parlano di voler ridurre l’impatto ambientale dei loro comportamenti quotidiani. Liu ha così concluso che lo studio rende evidente come “il controllo dell’inquinamento atmosferico” passa per la riduzione “dei rifiuti di plastica”.

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