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Decreto sicurezza: la protesta dei sindaci

La rivolta dei sindaci contro l’incostituzionalità del decreto sicurezza è “fuffa di pseudosinistra”. Parola di Marco Rizzo. Così, l’irriducibile comunista, con parole che sembrano uscite dalla bocca di Salvini, ha bollato la protesta guidata dal primo cittadino di Palermo Leoluca Orlando. Nei giorni scorsi Orlando aveva dichiarato di voler “disobbedire” alle disposizioni del decreto sicurezza, che abolisce il rilascio di permessi di soggiorno per motivi umanitari e sostituisce quest’ultimi con “permessi speciali”, molto più difficili da ottenere. Sono infatti previsti solo per “cure mediche a fronte di malattie di eccezionale gravità, per le vittime di grave violenza o violenza domestica, per situazioni di contingente ed eccezionale calamità naturale nel Paese di provenienza, per lavoratori sfruttati che abbiano denunciato il datore e cooperino con la giustizia e per atti di eroismo”.

L’appello di Orlando è stato raccolto da molti altri sindaci, in primis quello di Napoli, Luigi De Magistris. Ma l’idea di opporsi al fiore all’occhiello della politica del Ministro dell’Interno è stata sposata da molti anche entro il perimetro della maggioranza. Sindaci e parlamentari grillini hanno infatti manifestato il loro dissenso. “Stupido e incostituzionale” lo ha definito il deputato 5S Mantero. Anche il Sindaco di Livorno, il 5S Filippo Nogarin  ha dichiarato che trova il decreto sbagliato e odioso ma che rispetterà la legge.

Ma sono diversi i punti critici della protesta. Innanzitutto si tratta di una legge dello Stato, alla quale un sindaco, prima di tutti altri, deve attenersi, in quanto pubblico ufficiale. Il secondo punto critico riguarda il fatto che tra coloro che hanno alzato la loro voce vi sono molti che fanno parte dell’associazione nazionale dei sindaci, che rappresenta tutti i sindaci e non solo quelli di un partito o di una parte politica.

Poi il merito della questione. La rivolta prende di mira gravi difetti di costituzionalità della legge. Tuttavia si tratta di una legge firmata dal Capo dello Stato ( il quale ha detto più volte che la sua firma è un dovere costituzionale e non una condivisione dei contenuti!!). Finché non si sarà  pronunciata la Corte Costituzionale, non rispettare la legge significa, almeno formalmente, commettere un reato. Sta ai Sindaci, oggi, trovare con creatività, soluzioni momentanee per alleviare una legge orribile, malfatta, che creerà clandestinità forzata e, forse, fornirà nuove braccia a bassissimo costo alla criminalità organizata che opera in Italia.

Le leggi si possono modificare, specie se sono state sfornate più per accontentare la pancia flautolente della Lega che non per far fronte ad una emergenza. Quello che appare agli occhi dell’opinione pubblica, a livello nazionale è una immigrazione invadente, pericolosa, soverchiante. Ma se le stesse domande vengono rivolte ai cittadini delle comunità locali ci si accorge che questo fenomeno è vissuto come assolutamente marginale e non pericoloso. Anzi, se ben utilizzato è fonte di recupero di beni abbandonati, di terre incolte e tanto altro. Ma se viene così mal vissuto a livello nazionale di chi è la responsabilità ? Proviamo a domandarcelo e a darci la risposta: stampa e tv, alla perernne rincorsa del titolo “forte” e delle vendite in caduta libera. Dimenticando, da tempo, le verifiche e il servizio di una corretta informazione per i lettori/utenti.

Infine,  l’ordine di rientrare nei ranghi impartito dal M5S ai suoi, ha fatto aumentare i mal di pancia ai 5 stelle ridotti sempre più non a cittadini pensanti ma a obbedienti spingibottoni. Il che farebbe inorridire quel grande idealista che fu Gianroberto Casaleggio.

Oggi le ragioni di tanti rischiano di allagare nelle lacrime di coccodrillo di troppi. Il voto è una scelta. Le scelte hanno conseguenze che andrebbero ponderate. Ma non è stato fatto ed ora sta arrivando il conto.

Mauro Pasquini

 

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