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Debito cancellato solo se ci sono investimenti verdi

Cancellare il debito che i paesi più poveri hanno nei confronti di quelli ricchi è un’idea che ha mosso le coscienze di molto negli scorsi decenni, ispirando anche grandi artisti della musica all’organizzazione di mega concerti tipo il Live Aid del 1985. Nulla però è cambiato perchè il “giochino” fa comodo a tutti. Ma ora la situazione è diventata insostenibile.

Così durante i recenti incontri del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale è stata messa a fuoco un’idea: quella di condonare il debito dei paesi poveri in cambio di investimenti “verdi”, con proposte concrete attese in tempo per un summit globale sul clima questo autunno.

I paesi a basso reddito affrontano una doppia crisi – sono sotto pressione per pagare il loro debito mentre affrontano anche i problemi ambientali. Questo li rende “molto, molto vulnerabili“, ha detto in proposito Kristalina Georgieva, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, aggiungendo che quindi “ha senso per il mondo perseguire i cosiddetti  swap (scambi) del debito verde”.

Un portavoce della Banca Mondiale ha sottolineato questo punto. “La crisi della COVID-19 ha reso molto più difficile per i paesi in via di sviluppo affrontare i crescenti rischi posti dal cambiamento climatico e dai disastri ambientali”.

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@piqsels.com

Opzioni creative

Un gruppo di lavoro tecnico – che riunisce rappresentanti non solo del FMI e della Banca Mondiale, ma anche delle Nazioni Unite e dell’OCSE (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) – è stato creato appositamente per esaminare “opzioni creative per aiutare i paesi ad affrontare queste sfide simultanee“, ha detto il portavoce della Banca Mondiale.

Questo lavoro è appena iniziato“, ha detto, “ma pensiamo che un approccio proattivo sia essenziale: dobbiamo guardare da vicino come le potenziali soluzioni alle sfide del clima e del debito possano essere integrate per affrontare le questioni chiave dello sviluppo del nostro tempo.”

Mentre non c’è ancora una tempistica per l’annuncio di misure concrete, tutte le parti coinvolte puntano chiaramente verso il vertice sul clima COP26 che si terrà a novembre nella città scozzese di Glasgow.

Lavoreremo con la Banca Mondiale. Ed entro il COP26 avanzeremo l’opzione di uno swap del debito, ha detto la Georgieva, aggiungendo che starà poi ai creditori e ai debitori decidere se prendervi parte.

Per Thierry Deau, fondatore e amministratore delegato del gruppo parigino Meridiam, specializzato nello sviluppo e nel finanziamento di progetti infrastrutturali, se l’opzione dello swap del debito verde viene perseguita, dovrà essere legata a chiare “condizionalità” per garantire che la riduzione del debito porti effettivamente al lancio di progetti verdi.

Opportunità di lavoro

La responsabilità principale su questa riduzione del debito è tra i paesi che sono su entrambi i lati“, ha detto. “C’è un sacco di cortesia su questo argomento, e penso che dobbiamo smetterla e creare veri e propri partenariati“.

Il FMI e la Banca Mondiale dovranno anche considerare la situazione di diverse nazioni insulari con economie a medio reddito che ricevono meno sostegno economico ma affrontano sfide ambientali scoraggianti. Le loro economie fortemente dipendenti dal turismo hanno visto prosciugarsi le entrate a causa della pandemia di coronavirus che ha gravemente ridotto i viaggi nel mondo.

Allo stesso tempo, i loro territori a bassa quota sono spesso vittime di eventi meteorologici estremi, compresi cicloni o uragani devastanti.

Georgieva ha detto che la vulnerabilità agli shock climatici dovrebbe essere presa in considerazione quando le agenzie internazionali assegnano gli aiuti finanziari. Ha anche sottolineato che i paesi che lanciano progetti “verdi” possono vedere il beneficio aggiunto di una maggiore occupazione.

Ci sono opportunità per la creazione di posti di lavoro. Basta prendere, per esempio, l’energia rinnovabile – sette posti di lavoro per uno nel settore energetico tradizionale del carbone, anche se è necessaria una certa formazione. “Allo stesso modo, la riforestazione, la cura del degrado della terra, la resilienza agli shock climatici, queste sono tutte attività ad alta intensità di lavoro. I responsabili politici devono pensarci adesso“.

 

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