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Dalla Siria al Camerun: l’agenda dell’Onu al vertice di New York

Non solo emergenza climatica. Le Nazioni Unite, nel summit che si terrà questa settimana, hanno fissato in agenda alcuni punti chiave per la pace e la sicurezza, due obiettivi fondamentali per l’Agenda 2030. Dalla Siria al Sud Sudan, infatti, ci sono ancora guerre in corso che provocano migliaia di vittime e costringono la popolazione a lasciare le città, quando riescono a scampare alle bombe.

La guerra in Siria e in Libia

Una casa distrutta in Siria

Il segretario Il delle Nazioni Unite, António Guterres, e il capo della Croce Rossa, Peter Maurer, hanno messo nero su bianco le richieste contro gli ordigni che hanno una “vasta area di impatto” e che vengono lanciati anche nei centri abitati. Con il risultato di provocare stragi e devastazione. L’attenzione è concentrata sulla città di Idlib, in Siria, ma anche sulla capitale della Libia, Tripoli, dove gli scontri non sono mai cessati nonostante gli appelli per giungere a una tregua. In entrambi i casi, la situazione geopolitica è alquanto complessa. Per questo l’Onu vuole cercare un percorso in un summit molto atteso e carico di speranze per il raggiungimento degli Sdgs.

La pace in Sud Sudan

Il presidente del Sud Sudan Salva Kiir

Un altro tema in agenda è il processo di pace in Sud Sudan, dove a differenza di Siria e Libia c’è una prima intesa. È un percorso “precario, ma si stanno compiendo progressi”, hanno evidenziato Guterres e Maurer. Dalle Nazioni Unite evidenziano che “a un anno dalla firma di un accordo rivitalizzato per fermare il conflitto nel Sud Sudan, i leader politici del Paese hanno soddisfatto alcune, ma certamente non tutte, le aspettative delineate”. Nel dettaglio il rappresentante speciale e capo della missione delle Nazioni Unite nel Sudan del Sud (UNMISS), David Shearer, ha spiegato: “La linea di fondo è questa. Mentre la situazione per molti cittadini del Sud Sudan rimane difficile, l’ultimo anno di pace ha dato il via a un processo di trasformazione che sta migliorando la vita generale”.

Il Camerun e minaccia di Boko Haram

Lo screenshot di un video registrato dai terroristi di Boko Haram

In Africa i focolai di guerra hanno raggiunto ormai anche il Camerun a causa dei continui attacchi del gruppo terroristico di Boko Haram, che ha ormai ampliato il suo raggio di azione. Dalla Stato del Borno, nel nord-est della Nigeria, i jihadisti hanno intensificato gli assalti in altri Paese. Su tutti il Camerun, che sta rispondendo con l’impiego dell’esercito. Ma le violenze di Boko Haram non sono state frenate. Il governo camerunese ha ribadito la sua determinazione a condurre un “instancabile combattimento” contro gli estremisti di Boko Haram.

L’ambasciatore Mbella Mbella Lejeune ha ribadito che sono stati compiuti numerosi passi positivi per una “pace duratura”, a seguito di scontri tra separatisti di lingua inglese e forze governative. L’obiettivo del presidente Paul Biya è quello di avviare un dialogo nazionale con tutti i settori della società camerunese per risolvere il conflitto. Uno sforzo unitario per garantire un adeguato contrasto ai guerriglieri di Boko Haram che, come in Nigeria, riescono a trovare vigore nelle divisioni sociali.

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