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Dalla Sicilia innovazione e agricoltura sostenibile

Boniviri:”E se ci chiamassimo così?” Durante un pranzo su una spiaggia della zona di Taormina nella scorsa estate, nasce così il nome della startup Società Benefit siciliana di tre amici, Corrado Paternò Castello, Alessandra Tranchina e Sergio Sallicano. L’idea c’era mancava il nome. “L’idea è quella di creare un “aggregatore” di aziende agricole per ora nel settore della produzione dell’olio di oliva, sotto l’ottica della qualità e della sostenibilità” spiega ad Impakter Italia, Corrado Paternò Castello.

Lui e Sallicano vengono da famiglie che hanno fatto dell’agricoltura la loro attività da anni, mentre Alessandra Tranchina è un’esperta di editoria, comunicazione e marketing. “Abbiamo pensato – dice Paternò – che il problema dei piccoli agricoltori che fanno prodotti di qualità fosse quello della commercializzazione, di trovare i canali giusti per far conoscere la propria qualità ma anche il modo in cui questi prodotti vengono realizzati cioè con l’attenzione all’ambiente, alla sostenibilità economica e sociale. Per questo per noi i 17 SDGS dell’Agenda Onu 2030 sono la guida“.

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Boniviri: buona pratica per una agricoltura sostenibile

La Sicilia terra di innovazione

Su Impakter Italia ci siamo occupati qualche tempo fa di un’altra startup particolarmente innovativa, Orange Fiber, che si occupa di realizzare tessuti e filati dal recupero delle arance utilizzate per le spremute. Ed è a Catania proprio come Boniviri che ha la sua sede a via Etnea, la principale strada catanese che dal mare porta fin verso le pendici dell’Etna.

Conosciamo le due titolari di Orange Fiber – racconta ad Impakter Corrado Paternò – e siamo affascinati dalla loro idea. Loro come noi lavorano sulla Teoria del cambiamento che diventa realtà. Salvare piccole aziende, azzerare le emissioni di Co2, avvicinare i consumatori ai produttori“.

Quanto sono stati ricettivi i coltivatori ed i consumatori rispetto alla vostra idea?

Bisogna fare una distinzione. I coltivatori, almeno quei 7-8 che oggi fanno parte della nostra comunità come ci piace immaginarla, erano già molto sensibili o comunque pronti a cambiare. Abbiamo declinato le proposte di chi voleva entrare a far parte della comunità perchè ci sembrava interessato solo alla parte formale. Oggi se si vuole fare qualità in questo – come in tanti altri settori – è necessario essere sostenibili. Diverso è più complicato per adesso, il ragionamento con i consumatori. Che sono a loro volta pronti ed informati ma il problema è il prezzo e la grande offerta che c’è anche online. Noi vogliamo persone che abbraccino la nostra idea in tutto e per tutto. Vorremmo che un consumatore dopo che ha comprato il nostro olio e compreso tutto quello che c’è dietro si chieda “cosa ho consumato fino ad ora?“.

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Boniviri: una buona pratica per fare agricoltura sostenibile

 

Quanto è stato difficile mettere in piedi la vostra startup?

Anche qui la risposta va articolata. Dal punto di vista burocratico moltissimo.  Le carte, le pratiche da fare e seguire sono moltissime nonostante le semplificazioni e le agevolazioni per i giovani ( i tre fondatori di Boniviri sono under 30,ndr) così io Sergio ed Alessandra ci dividiamo più o meno equamente questa parte del lavoro. Che è necessaria e giustissima da fare. Come lo sono tutte le altre. Dal packaging per esempio. abbiamo fatto il ragionamento contrario al solito: prima la qualità poi il marketing. Siamo andati ad una vetreria di Marsala ed abbiamo preso, prendiamo, le bottiglie che ci sono. In vetro che è un prodotto semplice, magari più pesante della plastica in termini di trasporto ma decisamente sostenibile. Lavoriamo molto in team perchè siamo tutti convinti che solo lavorando di squadra si può ottenere un grande risultato. Dopo l’olio verranno le mandorle e poi vedremo“.

Ci racconta come affrontate la questione della qualità?

Partiamo da un esempio. Per misurare l’impronta di carbonio di una nostra bottiglia di olio abbiamo seguito il processo produttivo dall’albero alla tavola diciamo così. Abbiamo preparato un questionario per una delle nostre aziende agricole e per un frantoio nel quale ci hanno raccontato tutti i passi della loro attività. Il risultato è che ogni nostra bottiglia ha un valore di 2 kg di Co2 equivalenti. Le bottiglie che si trovano nei supermercati vanno dai 2,5 ai 4 chili. Questo si spiega col fatto che noi abbiamo una filiera stretta e semplice: dai pochi trattamenti che i nostri produttori fanno alla logistica, alla bottiglia di 750 ml che ha un ottimo rapporto tra grandezza del contenitore e quantità di prodotto.  Sappiamo che possiamo intervenire per ridurre ancora, al di là del fatto che siamo già pronti alla compensazione finanziando la riforestazione di alcune aree. Abbiamo preparato un protocollo di qualità per i nostri prodotti che chi sta con noi è chiamato a condividere. Un programma gestionale che faciliti il rendiconto delle attività delle aziende che accettano il nostro modello“.

Insomma chi sono i Boniviri?

Lo abbiamo scritto: sono i nostri coltivatori, le “persone di valore” che creano prodotti eccezionali. Ma sei anche tu, che scegli di contribuire a proteggere l’ambiente e sostenere una società più equa, mangiando bene! Insieme possiamo realizzare un progetto che non è un sogno, ma un impegno concreto e con un importante ritorno sociale. A noi piacerebbe influenzare i grandi marchi perchè se noi siamo partiti facendo quello che volevamo, forse, con le dovute proporzioni ed aggiustamenti del caso, l’approccio può essere lo stesso anche per le mega aziende. Un approccio snello verso l’innovazione. Creare un modello che funzioni e che sia d’esempio pratico per le nuove generazioni: ecco! Si può fare!“.

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Boniviri: una buona pratica per fare agricoltura sostenibile – l’Impact Map

 

 

 

 

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