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Dai contribuenti altri 600 milioni per Alitalia?

Nell’ultimo quarto di secolo la vicenda di Alitalia è stata una degli elementi che più hanno contribuito a creare l’immagine della politica come casta parassitaria formata da fameliche sanguisughe. Oggi, l’ennesima tappa di questo immenso spot al populismo.

Attualmente l’ex compagnia di bandiera si trova in amministrazione straordinaria. A quanto pare, questa volta toccherà a Ferrovie dello Stato immolarsi per salvare un brandello di italianità della nuova Alitalia. Dopo il ritiro di Air France e l’accantonamento di Lufthansa, entrerebbero in gioco la statunitense Delta Air Lines e la low-cost inglese EasyJet.

Le trattative sono ancora in stallo. Intanto emerge che la capitalizzazione necessaria sarà di almeno 1 miliardo di euro, che arriveranno da Ferrovie dello Stato per il 30%, dal Mef per il 15% e da Poste e altre partecipazioni statali per un altro 15%. Il totale fa 600 milioni dei contribuenti italiani. I partner stranieri interverranno con 20% ciascuno. Il meccanismo prevede la conversione in capitale del prestito ponte di 900 milioni, concesso dallo Stato per non bloccare le attività.

Per mascherare il costo di questa strategia figlia del sovranismo ad oltranza, Di Maio ha sfornato un sofisma degno del miglior Conte Mascetti: “Su Alitalia voglio rassicurare gli italiani: non ci metteranno altri soldi, ne hanno già messi abbastanza. Ma siccome ne hanno messi abbastanza è giusto che lo Stato ci stia dentro”.

Dunque, slogan a parte, sarà ancora nazionalizzione! Per la gioia del patriota Salvini e per i malcelati mal di pancia del Ministro del Tesoro Giovanni Tria, costretto a vivere uno sdoppiamento della personalità, dovendo continuamente oscillare tra la realtà e le costosa propaganda dei due veri capi del governo, Di Maio e Salvini.

Davanti allo spettro di un nuovo salasso per i contribuenti, il titolare del Tesoro ha provato a rassicurare: “non c’è in campo la rinazionalizzazione. La soluzione non può che essere di mercato, trainata da soggetti che hanno una posizione di rilievo nel campo dell’aviazione civile”.

Benissimo. Ma cosa prevede il progetto italo-anglo-statunitense di cui sarebbero protagonisti FS, Delta Air Lines e EasyJet?

Sarà creata una bad company che si accollerà i 3,2 miliardi di debiti di Alitalia. La nuova compagnia, ripulita dai debiti, sarà venduta ai soci, ossia Ferrovie dello Stato, Delta Air Lines e EasyJet.

Saranno potenziate le tratte verso il Nord America, come interessa a Delta Air Lines, mentre EasyJet si allargherà su Linate. Il tutto con un flotta con 13 aerei in meno, dai 118 attuali a 105; e un controllo di circa l’8% del traffico internazionale. Una montagna di debiti che partorisce un topolino di proventi, che siccome serviranno a rendere operativa la nuova compagnia, non si capisce nè come possano essere utilizzati per il suo potenziamento nè in che modo possano andare a ridimensionare i debiti della bad company. Con buona pace dei creditori e dei contribuenti, che dovranno accontentarsi di gioire perchè resterà il vessillo italiano su questo carrozzone che perde 2 milioni di euro al giorno.

L’italianità è dunque salva, l’Italia un po’ meno!

Mauro Pasquini

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