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“Stop diaspora ecologista, da Verdi europei spinta unitaria”

Una sfida per ridisegnare l’intero centrosinistra, nel solco della proposta di Elly Schlein. Un progetto ampio e unitario, sotto la regia dei Verdi Europei, per mettere la transizione ecologica al centro dell’azione politica. Con l’obiettivo di contrastare il greewashing. Rossella Muroni, deputata eletta con Leu e ora promotrice della componente FacciamoEco-Federazione dei Verdi, indica gli obiettivi della sua battaglia. A cominciare dalle richieste al governo sulla cancellazione dei Sussidi ambientalmente dannosi (Sad) e dal miglioramento del SuperBonus 110%

Il governo si è insediato da qualche settimana. Ma sul piano della transizione ecologica, al di là del Ministero della Transizione ecologica, si attendono ancora delle vere risposte…
Per il momento siamo ai titoli. Attendiamo la trama e lo svolgimento. In un emendamento al decreto sul riordino dei Ministeri ho chiesto una road map per il taglio dei Sad: è importante, per un governo che non ha tanto tempo davanti a sé, tracciare una rotta. Bisogna eliminare i 19 miliardi di euro di sussidi alle fonti fossili. Lo hanno imparati tutto. Ora bisogna essere conseguenti.

Rossella Muroni

Rossella Muroni

Finora siamo fermi alle buone intenzioni?
Draghi è andato a dire in Europa che il suo è il governo più ambientalista di sempre, abbiamo creato il Ministero della transizione ecologica. Le aspettative sono certamente alte. Il banco di prova è senza dubbio il Pnrr. E mi pare che dal Parlamento siano arrivate indicazioni di parte, talvolta di collegio. Senza dimenticare che ci siamo espressi su un testo, per ammissione del governo, in via di superamento.

Rischia di mancare una visione complessiva?
Nel Pnrr bisogna prevedere progetti visionati e approvati. Ricordiamo che i finanziamenti arriveranno se i work saranno davvero in progress. Questo richiede una visione da qui ai prossimi 30 anni. Ci stiamo giocando le risorse della Next generation. Serve l’autorevolezza per assumere lo sguardo dei giovani.

Intanto cresce la tensione sociale, come testimoniano gli scontri davanti a Montecitorio, al netto della presenza di estremisti che soffiano sul fuoco. Quale risposta bisogna dare?
Bisogna fare investimenti che abbiano un valore trasformativo e una funzione esponenziale. Sembra una formula, ma questo significa che la spesa deve creare posti di lavoro con un effetto moltiplicativo. Penso al tema del 110% (il SuperBonus, ndr). La prima cosa da fare è dare più tempo: l’idea è giusta, il provvedimento è buono, ma bisogna metterlo a disposizione dei cittadini, a cominciare da un’adeguata informazione. Poi serve una politica concentrata sull’edilizia popolare per risolvere il disagio abitativo. Bisogna far capire che la riqualificazione delle scuole crea posti di lavoro, migliora la qualità delle scuole ed è utile a combattere l’emergenza climatica.

Quindi interventi con conseguenze immediate sulla vita delle persone…
Certo. Penso al finanziamento del trasporto pubblico locale, su cui si è impegnato il ministro Giovannini. Gli investimenti vanno incontro a un’esigenza di mobilità delle persone comuni e crea posti di lavoro. Chi sogna di finanziare il Ponte sullo Stretto di Messina, evidentemente non conosce le condizioni poste dall’Unione europea. Non sono consentiti finanziamenti a progetti vecchi, che non raggiungono obiettivi di neutralità climatica.

FacciamoEco

FacciamoEco

FacciamoEco è una componente ecologista. Non rischia di esserci sovraffollamento di partiti in quell’area?
Non stiamo fondando un partito in Parlamento, i precedenti non sono stati di successo. Vogliamo semplicemente fornire un contributo per fare chiarezza sulla transizione ecologica. FacciamoEco nasce per evitare il greenwashing che un po’ tutti stanno facendo. Questa pattuglia, una piccola nave pirata, serve a sottolineare quando si va nella giusta direzione rispetto alla rotta della transizione ecologica. Ho votato la fiducia al governo Draghi, ma vogliamo avere uno sguardo critico. Non serve l’estremismo, ma la radicalità.

Dunque una voce ambientalista che mancava in Parlamento. Un paradosso, vista la numerosa presenza di partiti ispirati all’ecologismo e la grande spinta dei Verdi europei…
Con la Federazione dei Verdi abbiamo concordato l’utilizzo del simbolo su questo punto: ora c’è un punto di riferimento a cui affidare istanze e proposte ecologiste all’interno del Parlamento. Anche se, i Verdi in questi anni, fuori dal Parlamento, hanno sempre fatto sentire la loro voce sull’ambientalismo. La componente in Parlamento è adesso un valore aggiunto per tutti. 

E qual è la prospettiva di quest’area politica?
Spero che si realizzi l’operazione di allargamento e di inclusione, che i Verdi europei stanno provando a portare avanti, partendo dall’esperienza storica dei Verdi italiani. Insomma un processo nuovo per aggregare tanto ecologisti e le culture emergenti sul fronte della sostenibilità ambientale, che non sono mai stati iscritti ai Verdi. Un soggetto ampio e unitario che fermi la diaspora degli ecologisti. In questi anni siamo sempre stati ospiti di altri partiti o di altre esperienze elettorali.

Simbolo Verdi europei

Simbolo Verdi europei

Tra le novità delle ultime settimane, c’è l’insediamento di Letta alla guida del Pd. Può rappresentare una svolta green nel campo del centrosinistra?
Spero che il Partito democratico riesca a fare uno scatto in avanti. Il Pd aveva, nelle sue origini, la possibilità di diventare la casa degli ecologisti, invece sono stati messi ai margini. Letta può dare un contributo importante. Lo invito, con rispetto, ad approfondire alcune posizioni assunte in passato dal Pd sui temi ambientali. Credo che sia fondamentale, per esempio, spiegare come arrivare alla transizione energetica. C’è una concretezza da dimostrare nei fatti, andando oltre gli slogan. Guardo con fiducia al nuovo segretario, ma non basta un nome e un cognome.

Serve, insomma, andare oltre l’attuale scenario…
È necessario uno studio approfondito delle posizioni portate avanti. Secondo me ha ragione Elly Schlein: dobbiamo lanciare una sfida all’intero centrosinistra, ripensare ai rapporti, alla missione comune. Non c’è scadenza elettorale che tenga: serve un confronto culturale e politico nel campo di centrosinistra. E c’è bisogno di una responsabilità da parte di tutti per viaggiare allineati sugli obiettivi. 

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