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Da Saigon a Kabul una trappola infernale

Da Saigon a Kabul. La guerra più lunga degli Stati Uniti è quella che vede le truppe americane impegnate in Afghanistan dall’ottobre del 2001. Neanche il conflitto in Vietnam è stato così lungo. E’ iniziata all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle di New York ed aveva un data per il termine. Meglio aveva fino a qualche ora fa una data entro la quale i 3500 soldati ancora schierati nel paese avrebbero dovuto andar via: il 1 maggio.

La guerra – in generale non solo questa –  è in aperto contrasto con tutti i 17 gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030.

Quella del 1 maggio era una data fissata dalla precedente amministrazione della Casa Bianca che aveva accettato di ritirarsi all’interno di un accordo stabilito l’anno scorso con i talebani, il gruppo militante repressivo che governava gran parte del paese prima che arrivassero le truppe di Washington.

Rispettare questa data è divenuto improvvisamente difficile se non impossibile.

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@piqsels.com

I problemi del disimpegno immediato

I talebani stanno già effettuando azioni violente e mirate contro civili e soldati afgani e quindi una delle preoccupazioni è che con il ritiro completo delle truppe, i talebani stessi potrebbero tentare di riprendere il potere “manu militari”.

Il presidente Biden che quando era vice di Obama aveva perso una discussione nella quale sosteneva come fosse necessaria una minor presenza di truppe americane rispetto a quanto proposto dai consiglieri del presidente, vuole un ritiro rapido dei soldati. Ma sa benissimo che rispettare la data del 1° maggio “Sarebbe logisticamente difficileT.M. Gibbons-Neff corrispondente del New York Times da Kabul ha scritto: “Pensate a come ci si trasferisce in un appartamento e ci si vive per un anno ed a  quanto ci vuole per traslocare. Poi imaginate di andare in guerra per due decenni”.

Ce ne andremo. La domanda è quando“, ha detto la settimana scorsa Joe Biden che sa di avere anche un problema di politica interna. La guerra nel paese asiatico è quasi completamente sparita dall’interesse degli americani – se non di quelle famiglie che hanno parenti soldati impegnati nel conflitto – mentre ogni giorno cambia la vita dei cittadini afgani. Ma se in seguito al ritiro, la capitale Kabul dovesse tornare nelle mani dei talebani magari con un colpo di mano militare, allora la notizia tornerebbe subito sulle prime pagine dei giornali e nei notiziari di tutte le televisioni americane. Non solo : gli alleati degli americani non vedono bene l’abbandono del territorio prima di aver concordato con Washington le prossime mosse perchè senza la più potente macchina militare americana si troverebbero a mal partito. Conviene al presidente Biden?

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L’opzione del disimpegno graduale

Una delle opzioni preferite – anzi la preferita di Biden – sembra essere quella di programmare il ritiro nell’arco di alcuni mesi, continuando così a sostenere i colloqui di pace tra i talebani e il governo democratico dell’Afghanistan.

Questo eviterebbe la confusione ed il vuoto di potere causato da un rapido ritiro ma potrebbe anche avere la conseguenza che le violenze vengano a loro volta ritardate nel caso che Talebani e governo afgano non si accordino per una condivisione del potere. I Talebani non vogliono più gli americani nel paese e dopo l’accordo raggiunto con Trump hanno sospeso gli attacchi contro bersagli militari a stelle e strisce. Ma se un solo soldato americano dovesse rimanere dopo il 1 maggio non è detto che questi attacchi non riprendano. Anzi. Tanto un ririto immediato quanto una permanenza tropo lunga rischierebbero di ridare fiato all’Isis, il motivo per cui l’America si è impegnata in Afghanistan.

C’è una terza opzione che però non convince tutti. La guerra è costata circa 2 trilioni di dollari e migliaia di vite afgane, americane e alleate. L’ipotesi di mantenere un contingente in Afghanistan avrebbe come giustificazione quella di supportare il debole esercito afgano e per continuare a sostenere gli importanti ma ancora troppo pochi passi avanti nell’educazione delle donne e nella democrazia che il paese ha compiuto in questi 20 anni.

Per questo Trump ed Obama sono rimasti intrappolati in Afghanistan, e rimanere porterebbe con sè il rischio di trascinare gli Stati Uniti in un altro decennio di coinvolgimento.  “Un fatto che i leader politici sono molto poco disposti a vendere al pubblico” scrive il New York Times.

 

 

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