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Da chi (e come) è composto l’elettorato europeo

Elettorato europeo. Uno studio dell’ECFR (European Council on Foreign Relations) lo descrive come diviso soprattutto tra fiduciosi nell’establishment e rivoluzionari e tra pro e anti UE. Ecco dunque chi sono gli elettori europei, come e con quali percentuali sono suddivisi. Spiegato bene, cifra per cifra.

L’elettorato europeo diviso tra fiduciosi e rivoluzionari. 

L’elettorato fiducioso nelle istituzioni tradizionali

Il 24% dell’elettorato europeo ha fiducia nelle istituzioni tradizionali, sia nazionali che europee. Ha certamente una posizione molto critica verso entrambe. Ma ritiene che sia le une che le altre debbano essere mantenute in vita e riformate solo ed esclusivamente mediante la normale prassi legislativa, ossia mediante l’azione del Parlamento, tanto in Europa quanto in patria. Questo indica implicitamente fiducia nel funzionamento della democrazia rappresentativa, dei suoi riti e delle sue dinamiche: elezioni, ruolo dei partiti, divisione dei poteri. Si tratta di un elettorato la cui età media è circa 45-50 anni. Hanno in prevalenza un’istruzione secondaria superiore o più elevata e sono in lieve maggioranza di sesso maschile. Questo gruppo elettorale di “fiduciosi” è particolarmente presente in Danimarca (55%), in Olanda (43%), in Germania (40%), in Svezia (34%), in Austria (32%), in Polonia (25%) e in Ungheria (22%).

All’esatto opposto, quelli che non credono in nessuna istituzione

All’opposto dei fiduciosi c’è un 38% dell’elettorato europeo che non riconosce alle istituzioni attuali alcuna capacità di influire positivamente sulle proprie vite. Questa sfiducia generalizzata investe tanto le istituzioni nazionali quanto quelle comunitarie. L’unica via d’uscita ipotizzata è la rivoluzione popolare. Ma alla base non c’è alcuna visione politica. Piuttosto vi è un rabbioso disimpegno che tende ad abbandonarsi alla violenza. Il caso più estremo è quello rappresentato da alcune frange dei Gilet gialli francesi. Secondo costoro, le istituzioni attuali devono essere spazzate via e rifondate da zero. Più in generale questi elettori hanno più di 50 anni e sono particolarmente presenti in Francia (69%), in Grecia (61%), in Italia (49%), in Slovacchia (44%) e nella Repubblica Ceca (40%).

Europeisti versus sovranisti

Quelli che vedono nella UE la soluzione al declino delle istituzioni nazionali

Circa il 24% degli Europei vedono nelle istituzioni comunitarie l’unica possibile via d’uscita dal declino degli Stati nazionali. In questo caso la contrapposizione tra istituzione e popolo si sposta sul piano “Europa contro Stato nazionale”. Quest’ultimo è visto come irrimediabilmente indebolito dalla corruzione. Per contro guardano alla UE come unico strumento possibile anche per rimediare alle inefficienze delle istituzioni nazionali. Hanno un’età media di 41 anni e sono equamente ripartiti tra donne e uomini. Le fasce più giovani sono rappresentate dai Millennials e dalla Generazione X. Hanno una provenienza politica in prevalenza di centro e centrosinistra e sono particolarmente presenti in Romania (64%), in Ungheria (43%), in Spagna (40%), in Slovacchia (38%) e in Polonia (34%).

Gli Euroscettici: nazionalisti contro il nemico Europa

All’opposto dei sostenitori della UE c’è un 14% di euroscettici. Una definizione che non esprime efficacemente la loro posizione politica. Si tratta infatti di veri e propri antieuropeisti. Questa fetta di elettorato europeo ritiene l’Unione Europea il nemico numero uno. Per costoro la UE è un’istituzione usurpatrice che attenta alla sovranità nazionale e alla loro libertà personale. I media li hanno battezzati sovranisti. Una denominazione che gli antieuropeisti hanno adottato con fierezza. Ma in realtà non sono così autarchici come si dipingono. Anzi. La loro narrazione è piena di richiami agli altri popoli per la creazione di una sorta di internazionale sovranista. Inoltre, non disdegnano affatto le attenzioni interessate di “imperatori” esterni. Ad esempio, quasi tutti i sovranisti europei sono filorussi e soprattutto filo Putin. Hanno un’età media compresa fra i 55 e i 60 anni e una distribuzione bilanciata fra donne e uomini. Politicamente sono in prevalenza di destra. Ma sta crescendo in modo esponenziale il numero dei sovranisti di sinistra. Sono presenti soprattutto in Austria (31%), in Danimarca (21%), in Italia e Ungheria (entrambe col 20%).

Mauro Pasquini

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