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Incendi foto generica

Incendi in Italia: da Budoni all’Umbria, così brucia la nostra ricchezza

Un’altra estate di incendi in Italia. Di devastazione delle ricchezze naturali e di cancellazione del grande patrimonio di biodiversità a disposizione. Un bene prezioso alla base dello sviluppo sostenibile. L’ultimo caso, tra i più eclatanti, è avvenuto sull’isola di Budoni (in Sardegna), dove addirittura alcuni turisti sono stati evacuati per la minaccia delle fiamme che si è avvicinata a due villaggi. Eppure un modo per contrastare il problema ci sarebbe, come descritto in questa intervista di Impakter Italia alla presidente Conaf, Sabrina Diamanti.

Incendi: 500 casi in due mesi

La situazione, in questa estate 2020, non è certamente delle migliori, nonostante l’attenzione mediatica sia stata scarsa, forse a causa dell’epidemia di Covid-19. Ma un minor numero di articoli e servizi giornalistici non corrisponde alla diminuzione della piaga. Secondo quanto rielaborato dalla Coldiretti, sulla base dei dati forniti dalla Protezione civile, ci sono stati almeno 500 roghi in tutto il Paese, da metà giugno fino ad agosto. Dalla Sardegna all’Emilia-Romagna, senza risparmiare Sicilia, Puglia, Campania, Umbria. Un quadro tutt’altro incoraggiante. Anche perché gli incendi, con la distruzione dei boschi, provocano danni multipli, incidendo sui principi cardini dello sviluppo sostenibile.

La distruzione riguarda l’ambiente, come è evidente e l’agricoltura. I roghi hanno un impatto negativo pure sul turismo. Il caso di Budoni è quello più attuale e in un certo senso estremo. Una miscela esplosiva. Il risultato è certo: migliaia di ettari bruciati, animali morti, alberi carbonizzati, oliveti e pascoli distrutti. “Le fiamme arrivano a lambire le città, come la stessa Capitale Roma, costringendo a intervenire anche dall’aria con canadair ed elicotteri oltre che sulla prima linea di terra con le squadre dei vigili del fuoco”, evidenzia la Coldiretti in una nota. La situazione è spesso innescata dalla mano dell’uomo: il 60% degli incendi è di origine dolosa. La distruzione del patrimonio boschivo è in sostanza la conseguenza di interessi economici, disattenzione e incuria.

Il fattore emergenza climatica

Ma c’è anche un altro fattore, che l’Italia sta sperimentando tra siccità e fenomeni estremi come quelli di Verona: l’emergenza climatica. La tropicalizzazione del clima è un acceleratore di questi fenomeni. Compreso l’aumento dei roghi. Peraltro, per riparare i disastri, è necessaria una lunga attesa. “Ci vogliono almeno 15 anni per far rinascere tutto l’ecosistema forestale – spiega la Coldiretti – con il blocco di tutte le attività umane tradizionali del bosco come la raccolta della legna, dei tartufi e dei piccoli frutti, ma anche quelle di natura hobbistica come i funghi che coinvolgono decine di migliaia di appassionati”.

Fiumi e siccità: un’altra faccia del climate change – License: Free for personal & commercial use

Ma esiste un possibile argine al problema? Secondo l’associazione degli agricoltori “per difendere il bosco italiano occorre creare le condizioni affinché si contrasti l’allontanamento dalle campagne e si valorizzino quelle funzioni di sorveglianza, manutenzione e gestione del territorio svolte dagli imprenditori agricoli. Un’opportunità in tal senso viene dalla legge di orientamento che invita le pubbliche amministrazioni a stipulare convenzioni con gli agricoltori per lo svolgimento di attività funzionali alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale”. Perché la sostenibilità, e con essa la tutela dell’ambiente, passa proprio da decisioni politiche, oltre che dall’impegno personale.

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