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Curdi abbandonati: “Sequestri e vessazioni, diritti umani calpestati”

Un popolo abbandonato: i curdi stanno subendo ripetute vessazioni. Mentre l’Occidente si volta dall’altro lato. La questione curda è finita infatti nell’oblio mediatico, eppure il dramma dei diritti umani si consuma giorno dopo giorno. Specie dopo l’attacco delle truppe turche in Siria. Ogni giorno miliziani islamisti sequestrano civili, tra cui anche minori, chiedendo ingenti riscatti. È una delle denunce fatte da Rossella Assanti, freelance esperta del Kurdistan e collaboratrice di testate italiani e francesi, in questa intervista a Impakter Italia.

Una foto del campo di Shehba

Perché storicamente il Kurdistan non riesce a essere riconosciuto?
Il popolo curdo è unito da cultura, storia e lingua. Si estende su un’area molto vasta. Dal mio punto di vista influisce una divisione interna, tra il Kurdistan turco e siriano, e il Kurdistan iracheno. Il Kurdistan iracheno ha una politica più occidentale, ha sviluppato rapporti con gli altri Stati, con l’Italia per esempio, ma anche con la Cina. L’amministrazione del Rojava ha sempre rifiutato questo approccio. Ritengo difficile che possa esserci un accordo tra le due parti con questa base di partenza. C’è un elemento nel Kurdistan siriano: vogliono un riconoscimento in quanto popolo, non puntano allo Stato-nazione. Non è una differenza da poco, anzi.

Quindi il processo ha ostacoli interni. Ma quanto conta l’azione della Turchia?
Il problema proviene da entrambi le parti. Da un punto di vista esterno il Kurdistan è attaccato dalla Turchia ed è sottoposto a embarghi. Questo è un forte ostacolo all’indipendenza del popolo curdo, che viene considerato una minoranza e per questo attaccata da più parti. La Turchia lo dimostra storicamente. Unito a questo fatto, esiste uno spartiacque interno ed è la politica del Kurdistan iracheno, molto diversa dal Kurdistan siriano.

Come mai nessuno, nemmeno in Europa, difende le ragioni dei curdi?
Dico solo una cosa: dopo l’occupazione turca, gli sfollati di Afrin hanno denunciato quello che stava accadendo all’Unione europea e alla Corte internazionale dei diritti dell’Uomo. Ma nessuno ha risposto agli appelli.

Non c’è quindi la volontà politica di fermare le politiche turche?
Il problema è proprio nell’assenza di interesse politico. I diritti umani vengono continuamente violati e nessuno ha mai mosso un dito per questo popolo. Del resto i curdi si aspettavano di essere abbandonati dall’Occidente già durante l’offensiva contro Isis. Non avevano nutrito alcuna speranza in tal senso.

La mappa del Kurdistan (tratta da Wikipedia)

Qual è la situazione militare nel Kurdistan siriano?
Stando ai nostri media sembra essere finito tutto. Ma la guerra continua. Lo Ypg sta contrastando la Turchia e i combattenti sono impegnati ancora contro l’Isis per liberare alcuni villaggi. La cosa più grave è che la Turchia attacca anche le aree dove ci sono i campi profughi. Ricevo audio che testimoniano i bombardamenti, con la Russia che risponde per difendere le sue armate, non certo per aiutare i curdi. Tutto questo crea instabilità e preoccupa i civili. I campi profughi dovrebbero essere tutelati, mentre ci sono resti di bombe a grappolo e mine antiuomo addirittura dove giocano i bambini.

Qual è la condizione economica?
La situazione resta grave sotto tutti i punti di vista. Afrin è stata occupata dalla Turchia, nel frattempo ci sono una serie di sequestri delle milizie islamiste per finanziarsi. Le somme dei riscatti sono molto alte: i curdi perdono le terre, che finiscono poi sotto il controllo dei turchi. Le persone spesso devono chiedere aiuto ai parenti che vivono in Europa; per chi ha parenti in Europa, ovviamente. Molte famiglie che vivevano in tranquillità, in una discreta situazione economica, ora non hanno più niente. Purtroppo nessuno denuncia o condanna questi rapimenti, nonostante siano una grave violazione dei diritti umani.

Con l’epidemia del Coronavirus si rischia un’emergenza sanitario?
Il sistema sanitario è pressoché inesistente. Manca gran parte dei mezzi necessari. Il Coronavirus alimenta molte paure. Nelle zone di Shahba, dove c’è il campo profughi con oltre 200mila sfollati da Afrin, è a disposizione un solo ospedale. In realtà si tratta di una villa con alcune stanze adibite a sale ospedaliere. C’è una sala operatoria e una per far nascere bambini. Manca anche il personale medico specializzato, ci sono solo volontari che danno una mano. La mezza luna curda ha per questo chiesto aiuto a livello internazionale. Non ci sono ventilatori, né macchinari per terapie intensive. Bisogna fare di tutto per scongiurare un disastro umanitario.

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