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Covid test tampone esito

Cuba, un modello contro il Covid: pochi contagi e ora vaccino di Stato

C’è un Paese che, ancora oggi, conta in totale 12mila casi di Covid-19 su una popolazione di oltre undici milioni. Un rapporto eccezionale, pari circa allo 0,1% degli abitanti. E con un numero di 147 decessi totali: a Cuba la strategia contro l’epidemia di Coronavirus, nonostante negli ultimi giorni i contagi stiano aumentando, si sta rivelando un modello. Con un’aggiunta: dall’Avana è in arrivo anche un vaccino, pronto a essere distribuito anche ai Paesi in via di sviluppo. 

I numeri sono stati finora confortanti per i cubani. Le persone infettate dal virus sono state in totale 12.424, con 147 vittime accertate (i dati sono aggiornati al 3 gennaio 2021, ndr). Il Paese ha retto molto bene soprattutto la prima ondata, limitando molto l’impatto sulla salute pubblica. Da metà dicembre, tuttavia, la situazione sta peggiorando, i casi quotidiani superano sempre quota cento, avvicinandosi alla cifra di duecento, come accaduto il 3 gennaio. Una condizione mai vista, nemmeno tra marzo e maggio.

La via di Cuba contro il Coronavirus

La strategia è semplice, quanto nota: tracciamento e isolamento dei contagiati, a cui vengono garantite cure adeguate. Il sistema sanitario cubano parte da un vantaggio: il più alto rapporto al mondo tra medici e popolazione. Questo consente di rendere efficiente la capacità di comunicazione da parte delle varie strutture sanitarie. La preparazione all’arrivo dell’epidemia è stata un’altra carta vincente. Già a gennaio si è provveduto alla formazione del personale medico e alla preparazione di strutture mediche e di quarantena. Inoltre, è stata avviata una massiccia campagna di informazione per i cittadini sui sintomi e sulle precauzioni. Al fianco del monitoraggio epidemiologico, c’è quindi il funzionamento del sistema sanitario, così come – ovviamente –  le misure di distanziamento fisico. 

Cuba, l’attesa per il vaccino

Coronavirus vaccino

Foto by Gerd Altmann from Pixabay

Tuttavia, il sistema di Cuba rischia di non reggere sul lungo termine. Ma non per mancanze sanitarie o strategiche. La crisi economica è diventata ancora più dura per l’inasprimento delle sanzioni statunitensi e per il blocco totale del turismo, che garantisce centinaia di migliaia di posti di lavoro. L’aggravamento della situazione economica rischia di produrre conseguenze anche sul meccanismo di tracciamento: i test hanno infatti dei costi da sostenere e il governo potrebbe andare in affanno di fronte al prolungamento dell’emergenza sanitaria. La produzione del vaccino diventa perciò decisiva: in dirittura d’arrivo c’è il Soberana, il “siero di Stato”, che è in fase di sperimentazione avanzata per valutare la risposta immunologica.

Un’operazione titanica che, nonostante tutto, ha quasi la stessa tempistica dei colossi farmaceutici internazionali. Con una differenza non da poco: la produzione è tutta statale, così come la garanzia di accesso alla popolazione. Fabrizio Chiodo, ricercatore italiano che collabora, con Finlay Vaccine Institute dell’Avana, ha spiegato in questa intervista al Sole che lo Stato “non trarrà alcun profitto da questi vaccini”. Anzi: “Il vaccino verrà prima distribuito alla popolazione locale e successivamente, come succede con altri vaccini”. Il tutto, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, “verrà distribuito gratuitamente ai Paesi in via di sviluppo”.

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