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Crisi climatica drammatica: temperature a +3,2 gradi

Ancora peggio di quel che si pensava. L’How dare you di Greta Thunberg deve riecheggiare, oggi, più forte. La crisi climatica sta raggiungendo livelli drammatici e il nuovo rapporto della Nazioni Unite lancia un allarme che necessita di una risposta tempestiva. Sì, perché anche rispettando gli accordi di Parigi 2015, la temperatura globale potrebbe aumentare di 3,2 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Le emissioni di gas a effetto serra sono salite dell’1,5% nell’ultimo decennio all’anno, stabilizzandosi solo brevemente tra il 2014 e il 2016.

Crisi climatica: subito taglio del 7% delle emissioni

Il rapporto indica, senza troppi giri di parole, cosa bisogna fare: “tagliare le emissioni del 7,6%, ogni anno, nel prossimo decennio”. Un passo ineludibile “se il mondo deve tornare sulla buona strada verso l’obiettivo di limitare la temperatura sale a quasi 1,5 gradi Celsius”. Parole nette sono arrivate da Inger Andersen, direttore esecutivo dell’Unep (il Programma ambientale delle Nazioni Unite): “La nostra incapacità collettiva di agire tempestivamente e duramente sui cambiamenti climatici significa che fin da ora dobbiamo apportare profondi tagli alle emissioni”. Gli scienziati dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) sono stati perentori: se l’incremento delle temperature sarà superiore al grado e mezzo, ci sarà uno stravolgimento climatico inarrestabile con ondate di calore ed eventi estremi. Molto peggio di quanto stiamo vedendo negli ultimi tempi.

Greta Thunberg al vertice Onu sul clima

Ma c’è una buona notizia: il tempo non è ancora scaduto. Il rapporto sottolinea che “è possibile raggiungere l’obiettivo di 1,5 gradi entro il 2030; esiste la tecnologia e c’è una maggiore comprensione degli ulteriori benefici dell’azione per il clima, in termini di salute ed economia. Molti governi, città, imprese e investitori sono impegnati in iniziative ambiziose per ridurre le emissioni”. Il passaggio fondamentale spetta ai Paesi più ricchi che contribuiscono per circa il 78% di tutte le emissioni. Allo stato attuale solo in cinque hanno avviato politiche in tal senso. Occorre che altri li seguano.

Contro il global warming stop al carbone

“Abbiamo bisogno di risultati rapidi per ridurre il più possibile le emissioni nel 2020 – ha incalzato Andersen – quindi contributi più forti a livello nazionale per avviare le principali trasformazioni delle economie e delle società”. E se ci sarà transizione, sarà più facile la realizzazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e il raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg). Per quanto riguarda i Paesi in via di sviluppo c’è una sfida altrettanto impegnativa: imparare dalle economiche più ricche per cogliere sfruttare la lezione su un nuovo modello economico. Basato sulla decarbonizzazione e l’impiego di energie rinnovabili.

Insomma, l’Unep parla di un “profondo cambiamento nella produzione di energia, cibo e altri servizi ad alta necessità di materiali”. Questo a sua volta richiede una radicale modifica dei consumi e della vita di ogni persona, a partire dalla mobilità e dall’alimentazione. Sfide ambiziose, quindi. “Ma – chiosa Andersen – è assolutamente possibile. Ci vorrà volontà politica? Sì. Dovremo appoggiare il settore privato? Sì. Ma la scienza ci dice che possiamo farlo”.

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