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Covid

Covid e le troppe cose che non ci dicono

Cosa non ci dicono sulla questione Covid? Ci vorrebbe tutto lo spazio del web che per definizione è infinito per raccontare tutte le piccole e grandi cose che al pubblico, alla massa non vengono dette alcune perché non le sa ancora nessuno, altre per sciatteria nel pensare ed agire, altre ancora perché fa comodo non far sapere che le cose potrebbero andare diversamente. Prima di cominciare la posizione di Impakter Italia: in redazione siamo tutti assolutamente convinti della necessità del vaccino per uscire da questa crisi drammatica. Senza se e senza ma. Fatte salve le comprovate impossibilità per motivi sanitari.

Perché sia chiaro: quello che leggerete è il frutto di una lunga chiacchierata con un biologo, uno scienziato che lavora sul Covid, dietro le quinte ed è esasperato da quello che sente tutti i giorni in televisione e che vede e sente per strada.

Facciamo ordine e partiamo dalle file.

Possibile che in pieno inverno e che con persone possibilmente contagiate, si debba essere costretti a fare file lunghissime fuori delle farmacie o dei laboratori di analisi cliniche per i tamponi? Magari con la persona che ci sta dietro che è positiva e ci alita sul collo? Forse si potrebbe andare per appuntamento, specialmente in quei posti che non hanno – e sono la maggioranza – una sala d’aspetto adeguata. Poi c’è la questione del protocollo. Che imporrebbe che per ogni paziente, chi effettua il tampone si cambi i guanti ed invece non sempre accade. Infine la sicurezza e la privacy.

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Sarebbe opportuno che il test rapido venisse effettuato in presenza del paziente, visti i tempi di risposta brevi, magari organizzando gli ingressi in farmacia , o nei centri preposti ai test, per appuntamento ogni 15-20 minuti garantendo la risposta senza possibilità di errori di campioni e la privacy. Perché non è giusto, per una questione proprio di privacy,  che al momento del risultato il farmacista o il tecnico del laboratorio chiami a voce alta davanti a tutti :“Rossi? E’ positivo!”. In un paese della cintura di Napoli una signora è stata additata al pubblico ludibrio dopo un episodio del genere e viene trattata come fosse un’appestata colpevole di chissà quale reato. Piccole cose, magari nemmeno tanto piccole, alle quali fare attenzione e da pretendere perché si è nel giusto.

Un’altra fake che si sente con troppa insistenza è quella che è bene far passare un po’ di tempo tra il vaccino antinfluenzale e quello anti Covid. Non è vero. Sono cose diverse che viaggiano su canali diversi e parlano diciamo così “linguaggi” diversi. E mai, per motivi scientifici che non tocca ad Impakter Italia spiegare, possono entrare in conflitto. Si possono fare addirittura in contemporanea.

La balla che il vaccino è stato sviluppato troppo in fretta rispetto all’esplosione della pandemia è un’altra cosa che va spiegata. Il Covid-19 rientra nel ceppo della Sars – e basta guardare i certificati di vaccinazione che ci vengono consegnati per leggere proprio la parola Sars, Severe acute respiratory syndrome “Sindrome respiratoria acuta grave” – che fra il 2002 ed il 2003 in Cina e paesi limitrofi fece circa 900 morti. Il che vuol dire che gli esperti di tutto il mondo stanno studiando un vaccino contro la Sars ed i suoi derivati da 17 anni. E che al momento dell’esplosione del Covid-19 hanno accelerato studi e sperimentazioni. Siamo certi che sia la perfezione? No perché quest’ultima non esiste ma siamo certi che da quando il mondo si sta vaccinando contagi e decessi sono in calo nonostante i numeri siano ancora da far paura.

Torniamo per la strada. Francesco, nome diverso da quello vero, ha avuto un problema con il cuore. Il suo cardiologo al momento di fare la vaccinazione anti Covid gli ha scritto un foglio nel quale raccomandava il solo ed esclusivo utilizzo del vaccino Pfizer per il suo paziente. Il medico del centro vaccinale in totale disaccordo col cardiologo ha deciso che a Francesco sarebbe andato bene anche un altro vaccino. La fortuna di Francesco è stata che in quel momento è passata nella stanza il medico di base della famiglia che riconosciuto lo stesso Francesco lo ha portato in un’altra stanza dove gli è stato somministrato il vaccino indicato dal cardiologo. L’alternativa sarebbe stata la rinuncia a quell’appuntamento vaccinale.

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Pasquale dopo essere risultato positivo ha ricevuto un referto di positività assolutamente generico, senza cioè l’indicazione della variante che lo ha colpito. Ha chiesto informazione al suo medico il quale senza altre notizie non ha potuto rispondergli. Solo dopo una settimana è potuto uscire per andare a fare il controllo – da solo ed in macchina perché non poteva fare altrimenti con tutti i rischi connessi – ed ha saputo che si trattava di Delta.

Tutto questo per dire che bisogna chiedere spiegazioni per tutto quello che non ci è chiaro. Perché in un caos, sotto la pressione incredibile come quella nella quale si trova il Sistema Sanitario Nazionale è possibile che qualche anello salti involontariamente, ma altre cose vanno fatte rispettare con decisione.

Infine. Ormai i numeri di contagiati e morti è altissimo, siamo di fronte ad una tragedia. Ma il rovescio di questa medaglia è che questa massa impressionante di numeri è materia di studio fondamentale perché si possono mettere in ordine i contagiati che avevano malattie pregresse e di che genere. Quelli che erano obesi, quelli che avevano un handicap, quelli che erano mancini – sono esempi a caso per significare in quante ramificazioni può oggi dirigersi la ricerca – quelli che vivono sotto l’equatore e via dicendo. Il che vuol dire avere delle possibili risposte e possibili nuove terapie. Anche perché ci sono grandi dubbi su alcune conseguenze che chi è stato malato potrà portare con sé. Una su tutte: il volume e dunque le capacità polmonari torneranno mai come prima del contagio?

Non sarebbe meglio parlare di questo in televisione invece di assistere a discussioni di cui nessuno capisce niente?

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