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Bambini Covid

Gli effetti del Covid-19 sui bambini: poca istruzione e depressione

Isolamento, difficoltà all’istruzione, aumento della povertà. E nei casi più gravi incremento della malnutrizione. I bambini vivono così quello che gli esperti hanno definito una “nuova normalità devastante e distorta”. C’è, insomma, un’intera generazione flagellata dalla pandemia, che rischia di pagare il conto al Covid-19 per decenni. Il rapporto dell’Unicef denuncia un quadro preoccupante. Per il presente e, appunto, per il futuro.

In cima a tutto c’è la povertà. I bambini, nei Paesi in via di sviluppo, sono stati particolarmente colpiti. I tassi di povertà infantile si teme possano aumentare di circa il 15% e si stima che altri 140 milioni di bambini si trovino in famiglie che vivono al di sotto della povertà. Per quanto riguarda la scuola “168 milioni di scolari in tutto il mondo hanno perso quasi un anno di lezioni”, riferisce il dossier dell’Agenzia Onu. Ed è significativo il capitolo sulla ormai ben nota didattica a distanza (dad): “Più di 1 bambino su 3 non è stato in grado di accedere all’apprendimento remoto, mentre le scuole erano chiuse”.

Le conseguenze psichiche sui bambini

Bambini Covid effetti

Foto di Nowaja da Pixabay

I risvolti sono inevitabilmente anche psicologici. Spiega l’Unicef: “Oltre due terzi dei servizi di salute mentale per bambini sono stati interrotti a livello globale” e “almeno 1 bambino o giovane su 7 è stato costretto a essere chiuso in casa per la maggior parte dell’anno, provocando sentimenti di ansia, depressione e isolamento”. La direttrice esecutiva dell’Unicef, Henriette Fore, ha sottolineato l’aspetto temporale del problema: “I segni che i bambini porteranno le cicatrici della pandemia negli anni a venire sono inconfondibili”.

Come se non bastasse, nei Paesi in cui il ruolo della donna ha bisogno di maggiori progressi, si prevede “un forte aumento dei matrimoni precoci”. Secondo gli studi sono circa 10 milioni di ragazze che possono sposarsi prima di compiere 18 anni. Un forte passo indietro rispetto al contrasto di questa pratica, che priva le “ragazze della loro infanzia e minacciando la loro vita e la loro salute”, evidenzia l’Unicef.

Covid e infanzia: cosa fare?

L’attenzione si sposta inevitabilmente sulle aree del mondo in cui ci sono crisi precedenti alla pandemia. In almeno 59 Paesi certificati dalle Nazioni Unite, rifugiati e richiedenti asilo, hanno dovuto affrontare ulteriori problematiche con la difficoltà di accesso potendo alla protezione sociale. Oltre alla chiusura delle frontiere, diretta conseguenza del Covid-19, c’è un crescente sentimento di razzismo e xenofobia. “Il numero di bambini affamati, isolati, maltrattati, ansiosi, che vivono in povertà e costretti a sposarsi è aumentato”, osserva Fore. “Allo stesso tempo, il loro accesso all’istruzione, alla socializzazione e ai servizi essenziali tra cui salute, nutrizione e protezione è diminuito”, aggiunge.

Cosa fare quindi? Per la numero uno dell’Unicef bisogna “dare la priorità alle scuole nei piani di riapertura” e “fornire protezione sociale compresi i trasferimenti di denaro per le famiglie. L’invito va nella direzione di un impegno concreto: “Solo così potremo proteggere questa generazione dal diventare una generazione perduta”.

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