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Covid 19 e rifiuti

Covid-19 e rifiuti in Italia: ecco la situazione

Una corretta gestione dei rifiuti è una delle chiavi per uno sviluppo sostenibile della società e quindi dell’ambiente nel quale viviamo e che dobbiamo consegnare alle generazioni future. È questo un obiettivo ineludibile in ottica sostenibilità. L’emergenza alla quale il Coronavirus ha prodotto un’ulteriore conseguenza: ci ha portato a riconsiderare anche questo aspetto della nostra quotidianità. Non fosse altro per la comparsa nel nostro “menu” di rifiuti giornalieri di guanti e mascherine. Ecco l’analisi della situazione tra Covid-19 e rifiuti.

License to use Creative Commons Zero – CC0

Covid-19 e rifiuti: un salto indietro

Nella sua relazione annuale l’Ispra – Istituto Superiore per la Ricerca e Protezione Ambientale – ha stimato in 30,2 milioni di tonnellate la produzione annua di rifiuti nel nostro paese, circa mezza tonnellata a persona. La raccolta differenziata si attesta intorno al 50% nazionale e solo sette Regioni superano il 65%. Nell’ordine: Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia, Marche, Emilia Romagna, Sardegna e Friuli Venezia Giulia. Da qui al 2025 l’obiettivo nazionale fissato dalle norme dell’Unione europea sarà del 55%, del 60% nel 2030 e del 65% nel 2035. Nella differenziata il 40% è l’organico, il 19,5 carta e cartone, il 7,4 per cento plastica. Nella gestione di questi rifiuti il 28% viene avviato al recupero, il 22% in discarica, il 18% al trattamento biologico ed all’incenerimento. Ed eccoci ai tempi del Covid-19.

Covid-19 e rifiuti

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L’impatto del Covid sui rifiuti

C’è uno studio di Althesys – società italiana di consulenza strategica – che descrive come l’impatto del virus sul settore dei rifiuti in Italia sarà pari ad un miliardo di euro. “Il blocco di larga parte dell’industria italiana si traduce, innanzitutto, in una drastica riduzione dei rifiuti speciali da trattare. Althesys ha provato a fare una prima stima, partendo dai settori indicati dal DPCM del 25 marzo 2020 (che modifica l’elenco dei codici ATECO dell’Allegato 1 del DPCM del 22 marzo 2020) e distinguendo tra quelli soggetti a restrizioni diverse. Ipotizzando che nel complesso si perdano due mesi lavorativi tra fermo e ripartenza, si avrebbero tra i 4,2 e i 4,8 milioni di tonnellate di rifiuti speciali in meno solo nelle tre regioni più colpite: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Con una stima grossolana, i due mesi di fermo delle attività ritenute “non essenziali”, comporterebbero per le imprese che gestiscono gli speciali una perdita di fatturato intorno al miliardo di euro”.

Ma anche il settore dei rifiuti urbani è in calo. Tra quelli delle famiglie, quelli del terziario, in primis commercio e ristorazione si arriva ad una cifra di circa 2 milioni e mezzo di tonnellate.

Covid-19 e rifiuti

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Tutt0 bene quindi nel rapporto tra Covid-19 e rifiuti?

Ma non c” tanto da esultare. Prima di tutto perché c’è da considerare l’aumento dei rifiuti sanitari, una nicchia che diventerà molto grande se è vero – come stima il Politecnico di Torino – che avremo bisogno di un miliardo di mascherine al mese per un bel pò di temp0.

E poi c’è la gesti0ne dei rifiuti. Ancora l0 studi0 Althesys : “Il blocco e il rallentamento di alcune attività industriali rende sempre più necessaria la riorganizzazione del servizio di gestione dei rifiuti urbani e della filiera a valle, onde evitare la sospensione della differenziata. Se infatti la raccolta dei rifiuti prosegue, non accade lo stesso per altre parti della filiera, quali selezione e riciclo. La chiusura di alcuni settori che trattano o impiegano materiali recuperati, come ad esempio alcune plastiche, e la sospensione delle esportazioni (destinazione di quote importanti di materie prime seconde) stanno di fatto bloccando gli sbocchi dei materiali raccolti. Gli stoccaggi si stanno saturando velocemente ed è quindi necessario autorizzarne l’aumento come ha recentemente disposto l’Emilia-Romagna e altre Regioni successivamente.

L’emergenza ha poi riportato alla ribalta il tema dei termovalorizzatori, che si rendono essenziali nel contesto delle misure intraprese per arrestare la diffusione del Covid-19. L’Istituto Superiore di Sanità ha infatti richiesto che le persone trovate positive oppure in quarantena preventiva non differenzino i propri rifiuti, ma li conferiscano in un unico sacchetto, messo a sua volta in un altro sacchetto, che sarà poi inviato a termovalorizzazione senza pre-trattamento”.

Covid-19 e rifiuti

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Covid-19 e rifiuti: cosa fare?

Tra le ragioni della fragilità del sistema gestione rifiuti in Italia si è aggiunta in questa fase anche la riduzione del personale addetto per garantire la sicurezza delle persone. Dunque è più che mai urgente :

  • ridurre la produzione di rifiuti;
  • incoraggiare l’uso dei materiali compostabili;
  • migliorare lo smaltimento ed il riciclo con l’innovazione tecnologica e digitale;
  • incentivare le startup che creano materiali da imballaggio biodegradabili tipo la carta realizzata con bucce di frutta e noci per fare un esempio.

Un materiale è detto compostabile quando in seguito alla sua degradazione, naturale o industriale, si trasforma in compost. Materie organiche (come ad esempio residui di giardinaggio e scarti di cucina), decomposte in condizioni particolari da macro e microrganismi, si trasformano in una sostanza simile al terriccio che viene generalmente utilizzata per la concimazione in agricoltura o per il rinvaso di fiori e piante. La sua ricchezza di elementi organici, infatti, migliora la struttura del suolo e la disponibilità di elementi nutritivi.

Per essere definito biodegradabile, la direttiva stabilisce che il prodotto biodegradabile deve decomporsi del 90 percento entro 6 mesi. Mentre, per essere definito compostabile, il prodotto deve disintegrarsi meno di 3 mesi e non essere più visibile. Per fare un esempio, pur essendo biodegradabile, un albero non è compostabile mentre lo sono i suoi rami.

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