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Covid contagi e morti nel mondo

Covid-19, l’ondata non è mai finita: il punto sulla pandemia

La speranza di un ritorno alla normalità è svanita. La pandemia di Covid-19 fa paura di nuovo. Il numero dei contagi torna a cresce, inesorabile, in tutta l’Europa, che dopo la tragedia della primavera aveva tirato un sospiro di sollievo. Ovunque sono state assunte misure restrittive, l’esempio più lampante è il coprifuoco serale a Parigi, annunciato dal presidente Macron dopo le ore 21. Il numero di vittime in tutto il mondo ha raggiunto il milione e 87mila, secondo in conteggio ufficiale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). La prima ondata non è mai finita, insomma.

I Paesi più colpiti dal Covid-19

Stati con più casi di Covid

I Paesi con più casi di Covid (Fonte: Oms)

Gli Stati Uniti sono il Paese più colpito dal Sars-Cov-2: ci sono stati oltre 7 milioni e 700mila contagi con almeno 214mila vittime certificate. Come numero di casi l’India è seconda con oltre 7 milioni e 300mila contagi accertati, davanti al Brasile che supera i 5 milioni e 100mila. Per quanto riguarda i decessi, però, il Brasile è secondo nel mondo con 150mila persone che hanno perso la vita.  Una cifra più alta rispetto all’India che conta 111mila vittime.

Ancora ben al di sotto dei 100mila morti c’è il Messico (80mila), quarto in questa terribile graduatoria. Tra i Paesi europei, la Spagna è prima per casi (oltre 861mila), davanti a Francia (728mila) e Regno Unito (634mila). Per il conto complessivo dei decessi, tuttavia, la situazione è diversa: il Regno Unito ha registrato 43mila decessi, l’Italia più di 36mila (su meno di 400mila casi) e la Spagna con 33mila.

Covid: contagi per macro-aree

Covid: contagi per macro-aree (Fonte: Oms)

Covid-19: i dati in Italia

L’epidemia sta tornando quindi a impattare in maniera forte in Italia, come emerge dal bollettino quotidiano emesso dalla Protezione civile e dal Ministero della Salute. L’analisi della fondazione Gimbe parla, solo nella settimana 7-13 ottobre, di “un incremento esponenziale nel trend dei nuovi casi (35.204 vs 17.252) a fronte di un moderato aumento dei casi testati (505.940 vs 429.984) e di un netto incremento del rapporto positivi/casi testati (7% vs 4%). Dal punto di vista epidemiologico crescono i casi attualmente positivi (87.193 vs 60.134) e, sul fronte degli ospedali, impennata dei pazienti ricoverati con sintomi (5.076 vs 3.625) e in terapia intensiva (514 vs 319). Crescita costante anche sul fronte dei decessi (216 vs 155)”.

Questo il dettaglio delle seguenti variazioni: “Decessi: +61 (+39,4%); terapia intensiva: +195 (+61,1%); ricoverati con sintomi: +1.451 (+40%); nuovi casi: +35.204 (+104,1%); casi testati +75.956 (+17,7%)”. Stando al dato del 15 ottobre, il quadro riporta 8.800 casi, sebbene su un numero di tamponi effettuati superiori a 162mila.

Il riconoscimento della “Giornata del personale sanitario e sociosanitario”

Coronavirus mascherina

Foto di Tumisu da Pixabay

Intanto, all’inizio di questa nuova emergenza, è stata assunta una decisione simbolica importante dal Parlamento italiano. È stata proclamata il 20 febbraio, di ogni anno, la Giornata del personale sanitario e sociosanitario. Una data che ricorda la scoperta del primo caso di Covid-19 in Italia, a Codogno, quello del cosiddetto Paziente Uno, Mattia.  Sarà un “momento – come dice il testo approvato in Commissione Affari sociali alla Camera in sede legislativa  – per onorare il lavoro, l’impegno, la professionalità e il sacrificio nel corso della pandemia da coronavirus nell’anno 2020”.

“È un successo di tutte le professioni sanitarie e sociosanitarie in prima linea nella lotta alla pandemia. Gli infermieri, ad esempio, rappresentano il 61% delle professioni sanitarie e hanno pagato un prezzo altissimo: 42 morti, 4 suicidi e oltre 16mila contagiati fino a oggi”, ha affermato Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi). “È un atto che  rende merito ai tanti operatori sanitari impegnati nella lotta a Covid – ha spiegato –  molti dei quali hanno anche contratto il virus, un gran numero in tutte le professioni, molti sono deceduti e mai nessuno nonostante tutto ha abbandonato un solo istante la prima linea e per questo è giusto che la legge li comprenda davvero tutti”.

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