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Insicurezza alimentare per 811 milioni di persone nel 2020

Insicurezza alimentare. Numeri agghiaccianti dal pre vertice FAO d Roma Un dramma esacerbato dalla pandemia, che colpisce soprattutto le categorie più fragili. Ecco una possibile risposta.

L’allarme al pre vertice Fao

“Siamo in un momento cruciale. Siamo seriamente fuori strada nel perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030. La povertà, la disparità di reddito e l’alto costo del cibo continuano a tenere una sana e corretta alimentazione fuori dalla portata di circa 3 miliardi di persone. Il cambiamento climatico e il conflitto sono sia conseguenze che motori di questa catastrofe. Fino a 811 milioni di persone hanno affrontato la fame nel 2020. Ben 161 milioni in più rispetto al 2019, Anche a causa della pandemia di COVID-19. La pandemia, che ancora ci assale, ha messo in luce i legami tra disuguaglianza, povertà, cibo, malattie e la salute del nostro pianeta”. Questo le drammatiche parole del segretario generale Guterres.

Secondo Feeding America, il numero di persone che affrontano l’insicurezza alimentare negli Stati Uniti nel 2020, anche a causa della pandemia, sarà di 45 milioni di persone. Come è successo e in che modo gli americani stanno cercando di colmare questa lacuna? Nello stesso rapporto, viene stimato che solo nel 2019 l’insicurezza alimentare ha colpito nel paese circa 35 milioni di persone. Una piaga che assume spiccati contorni sociali. Infatti, l’Ufficio per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (ODPHP) afferma che l’insicurezza alimentare si verifica principalmente a causa di “reddito, occupazione, razza”.

Come un nuovo hobby può diventare una necessità

La pandemia ha avuto un impatto significativo sia sul reddito che sull’occupazione. Secondo i dati del 2017, 30 milioni di bambini ricevono in modo regolare il pranzo solo a scuola, e 15 milioni la colazione. Tuttavia, è probabile che vi sia una notevole quantità di sovrapposizione tra questi due gruppi. La chiusura delle scuole che ha colpito gli Stati Uniti nel marzo 2020 ha indubbiamente influito sulla capacità di molti studenti di accedere costantemente al cibo. Di conseguenza, gli americani hanno sviluppato metodi creativi per nutrirsi.

Milioni di persone, con un inaspettato tempo libero a disposizione, si sono rivolte al giardinaggio come nuovo hobby. I vivai e le aziende sementiere hanno registrato un aumento significativo della domanda nel 2020. Le piante da appartamento e le piante grasse hanno trovato nuova accoglienza nelle dimore di tutto il paese. Ma molte persone hanno deciso di piantare e coltivare autonomamente. Le scelte più comuni hanno incluso verdure a foglia verde, fagioli e i sempre popolari pomodori. In un articolo il Washington Post ha evidenziato che, storicamente, la domanda di semi aumenta insieme all’incertezza economica. E mentre molti in tutto il paese hanno il lusso di avere un giardino, moltissimi altri sono bloccati nei centri urbani.

Insicurezza alimentare significa soprattutto povertà

Può essere difficile fare giardinaggio se si vive in un condominio, ma ci sono soluzioni alternative. Dai contenitori per finestre alle piante che possono crescere in un vaso. Esiste una miriade di soluzioni. Tuttavia, alcuni stanno adottando un approccio più tecnologico. Rise Gardens ha sviluppato giardini indoor ad alta tecnologia per “portare le gioie e i benefici del giardinaggio a tutti. Con semplici sistemi idroponici indoor che rendono facile e conveniente per le persone coltivare verdure belle e nutrienti tutto l’anno”. Portare la capacità di coltivare il proprio cibo in luoghi in cui normalmente non è disponibile è un obiettivo encomiabile. Ma in America il fattore più correlato all’insicurezza alimentare è la povertà. A 279 dollari per un giardino personale e a 549 per un orto unifamiliare, i prodotti di Rise potrebbero risultare al di fuori della portata finanziaria di molte famiglie. Ma indipendentemente da questo, l’obiettivo e i risultati di Rise sono notevoli e incoraggianti.

Parzialmente tradotto dall’originale su Impakter.com, scritto da Markus Spiske.

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