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proteste a Bogotà

Cosa sta succedendo in Colombia ?

La Colombia sta vivendo giorni di dura repressione e di mancato rispetto dei diritti umani. Anche in Italia hanno avuto luogo diverse manifestazioni per denunciare quello che sta accadendo nel paese sudamericano, e ben 650 organizzazioni internazionali e della società civile per la tutela dei diritti umani come Amnesty International hanno sottoscritto un appello globale affinché si indaghi sulle repressioni che stanno avendo luogo ai danni della società civile da parte delle forze di polizia.

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Crediti immagine: andresmmartinez via Pixabay

 

Il fatto scatenante

 Le proteste in Colombia e le conseguenti brutali repressioni da parte delle autorità sono iniziate il 28 aprile scorso, a seguito delle ultime dichiarazioni del presidente Iván Duque Márquez in merito a una nuova proposta di tassazione. Il nuovo sistema di tassazione proposto dal presidente colombiano ha suscitato lo sdegno e l’ira della società civile perché la riforma punterebbe a recuperare oltre 6.800 milioni di dollari aumentando la tassazione di beni di prima necessità come farina, uova e zucchero oltre che incrementando il prezzo di servizi di base come l’elettricità. Questo, dopo oltre un anno di pandemia che ha messo in ginocchio la popolazione già povera del paese (lo stipendio minimo in Colombia ammonta a circa 230$). Purtroppo, il governo di Iván Duque, eletto nel 2018 con oltre il 50% dei voti, non è nuovo al malcontento, in quanto già nel 2019 avevano avuto luogo diversi scioperi e proteste, segnala Osservatorio Diritti. All’epoca il motivo era il cosiddetto Paquetazo, ovvero una serie di riforme neoliberiste che avrebbero reso la popolazione più povera ancora più vulnerabile. Anche due anni fa ci furono proteste da parte della popolazione civile represse duramente dalla polizia.

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Crediti immagine: parameciorecords via Pixabay

 

Le repressioni

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Crediti immagine: jdcifuentes via Pixabay

Questa volta però, morti, feriti, desaparecidos e casi di stupro stanno macchiando di sangue le strade del paese latinoamericano e indignando l’opinione pubblica mondiale per i numeri senza precedenti. La brutale repressione della polizia alle manifestazioni per lo più pacifiche della popolazione ha visto l’uso illegale della forza per perpetrare uccisioni, ferimenti, stupri e sparizioni ai danni dei civili. Amnesty International, riportando i dati dell’ONG Temblores, segnala che dal 28 aprile all’8 maggio le uccisioni sono state almeno 47, 934 sono stati gli arresti arbitrari, 234 le aggressioni fisiche, 11 gli stupri e almeno 87 le sparizioni di manifestanti. La violenza sarebbe così diffusa nella società che addirittura alcune autorità locali avrebbero invitato la popolazione e imbracciare le armi contro le forze di polizia, che invece continuano a dichiarare di agire in quanto nella popolazione che manifesta vedrebbe “intenti terroristici”. Amnesty segnala anche che gli attacchi repressivi si sarebbero anche diretti contro gruppi di nativi Minga della città di Cali.

Il presidente Iván Duque Márquez aveva annunciato in occasione delle dichiarazioni in merito alla riforma fiscale, che non avrebbe esitato a dispiegare l’esercito contro “coloro che, mediante violenza e atti di vandalismo e terrorismo, cercano di mettere paura alla società”. A oggi però, sembra che siano proprio le forze dell’ordine a mettere in pericolo la popolazione.

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Crediti immagine: parameciorecords via Pixabay

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