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Cosa ha fatto l’Europa per noi

La campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo del prossimo maggio (dal 23 al 26) è iniziata da tempo. Troppo in realtà soprattutto in Italia. In particolare l’hanno iniziata quelli che dicono no all’Unione Europea e che nonostante stiano assistendo al tracollo di un gigante come il Regno Unito continuano a pensare che anche il nostro Paese dovrebbe inventarsi un’Italexit.

Le argomentazioni di costoro rientrano nel quadro del populismo dilagante in Italia ed in Europa e tralasciano – volutamente – di confrontarsi con tutti quelli che invece sono i vantaggi di un’Europa unita. Perfettibile, da sistemare, da riconvertire, da rivoluzionare in certi settori. Ma da mantenere assolutamente unita.

Soprattutto per noi italiani i vantaggi di essere al centro di un sistema economico e non solo come la comunità europea sono innegabili, non essendo mai stati in grado di essere autonomi vista la classe dirigente e le reali possibilità del paese.

Alcuni elementi pratici e non chiacchiere da piazza per spiegare questo ragionamento.

Dal terremoto del Centro Italia di qualche anno fa i soldi per la ricostruzioni li ha messi solo l’Unione europea con la Banca europea per gli investimenti che ha concesso 2 miliardi di prestito al Ministero dell’Economia per la ricostruzione nelle regioni colpite. Un miliardo per rimettere a posto le case dei terremotati e le aziende delle tante piccole e medie imprese colpite. E un altro miliardo per le scuole, gli ospedali e gli uffici amministrativi danneggiati della zona

L’assemblea di Strasburgo aveva, nell’occasione anche votato per modificare il bilancio e stanziare altri 1,2 miliardi di euro dal Fondo europeo di solidarietà per la ricostruzione. Se poi i fondi ricevuti siano stati spesi o meno, siano stati spesi o no in modo adeguato non è colpa dell’UE ma di chi doveva e deve amministrarli cioè la nostra classe dirigente incapace e  e di ogni colore.

Una mano all’Italia è arrivata anche politicamente dal tanto odiato – dagli italiani anti UE –  Jean-Claude Juncker,  Presidente della Commissione Europea, quando ha risposto con una dura lettera al premier ungherese Viktor Orban che pretendeva dall’Ue 400 milioni per coprire metà delle spese sostenute per costruire il muro anti migranti al confine con Croazia e Serbia; “La solidarietà è una strada a doppio senso. Non un piatto à-la-carte che può essere scelto per la gestione di un muro e rifiutato quando si parla di conformarsi alla scelta presa in comune di ricollocare i migranti”. Tradotto: no migranti, no finanziamenti.

Una delle questioni più importanti è la sicurezza tra i popoli, argomento non da poco. Nella prima metà del XX° secolo abbiamo avuto due Guerre Mondiali anche sul suolo del Vecchio Continente con circa 60 milioni di morti, 76 milioni di feriti e danni di incalcolabile valore: distruzioni di abitazioni, industrie, strade, ponti, solo sul territorio europeo. Da 74 anni non succede più nulla di tutto questo. E questo grazie al ruolo pacificatore svolto dall’Unione.

Altri pensieri sparsi ed argomenti diversi tra loro che ci inducono a pensare quanto ci faccia bene pensare a rafforzare la nostra presenza nell’Unione Europea.

L’Organizzazione mondiale del turismo riferisce che 620 milioni di persone abbiano visitato il nostro continente nel 2017. Se 1,2 miliardi è la cifra di turisti e viaggiatori d’affari in tutto il mondo ne consegue che la metà ha avuto l’Europa come luogo di destinazione o di transito. Nessun altro continente è così popolare: al secondo posto, la regione Asia-Pacifico, (24 %), seguita dall’America (16 % dei viaggiatori). Uno dei motivi che spiegano la crescente popolarità dell’Europa è il cambio favorevole dell’euro rispetto al dollaro statunitense e ad altre importanti valute.

L’Italia è una delle mete favorite da turisti e viaggiatori di affari. Se si considera il numero dei pernottamenti in alberghi e pensioni, il nostro paese, con 187 milioni di pernottamenti di visitatori provenienti da paesi non UE (dati di Eurostat), è infatti la seconda destinazione europea dopo la Spagna.

L’Unione europea punta a un obiettivo ambizioso: dimezzare entro il 2020 il numero di morti per incidenti stradali rispetto ai livelli del 2010. Alcuni successi importanti sono già evidenti: secondo un rapporto dell’UE, il numero di persone che ha perso la vita sulle strade europee è sceso da 54 000 nel 2001 a 31 500 nel 2010 per scendere ancora a 26 000 nel 2015. Con l’introduzione di regole applicabili a livello europeo, l’UE è decisa ad aumentare la sicurezza stradale in tutti gli Stati membri. Gli incidenti sono spesso causati dall’eccesso di velocità. Per punire i responsabili, l’UE ha adottato norme che consentono di notificare le multe a livello europeo. Ad esempio, se durante una vacanza in Francia superate i limiti di velocità e venite fotografati, la multa vi verrà recapitata a domicilio in Italia.

Poi ci sono i progetti di mobilità sostenibile. Sono 49 finanziati dall’Ue con lo strumento della Connecting Europe Facility. Tra questi ce ne sono approvati che sono stati presentati da imprese italiane, che avranno un contributo europeo di 71 milioni di euro. Ed altri 13 milioni, circa, per un progetto di una società con sede a Lubiana, per l’elettrificazione del trasporto locale in Italia, Slovenia, Croazia e Slovacchia.

Il piano settennale Horizon 2020  – il programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione – ha premiato 77 università italiane che hanno ricevuto  740,3 milioni di euro. L’Italia ha presentato, in totale, 2.063 progetti –al primo posto il Politecnico di Milano,  seconda è l’Università Alma Mater di Bologna con 50,41 milioni ricevuti per 138 progetti, quindi La Sapienza di Roma con 44,23 milioni e 100 progetti, il Politecnico di Torino con 43,42 milioni e 114 progetti e, quinta, l’Università di Padova con 42,19 milioni e 100 progetti accolti. Il primo ateneo del Sud è la Parthenope di Napoli che, 47 progetti e 19,7 milioni di euro di contributo, si posiziona all’undicesimo posto.

Infine ma solo per questa prima parte del nostro giro sull’Europa che ci conviene:  ci sono 269 progetti che si sono aggiudicati i 653 milioni di euro stanziati dal Consiglio Europeo per la Ricerca (Erc) e destinati a creare circa 2.000 posti di lavoro per ricercatori, dottorandi e altri membri dei gruppi di ricerca scientifica con per agromenti quali la rigenerazione del cuore, l’origine della vita, i futuri vaccini contro i superbatteri, gli effetti dell’inquinamento sul cervello.

La classifica vede al primo posto la Gran Bretagna, con 66 progetti finanziati, Germania (42) e Francia (34). L’Italia segue un pò a distanza, all’ottavo posto, con 11 progetti.

I progetti italiani sono divisi in cinque regioni tra il Nord ed il Centro: Università di Trento e Fondazione Bruno Kessler; l’Università di Trieste; l’Università Commmerciale Bocconi di Milano e quella di Pavia; l’Università di Pisa e  la Fondazione Toscana Life Sciences, con un progetto coordinato dal pioniere della ricerca sui vaccini, Rino Rappuoli. Tre sono i progetti dell’università Sapienza di Roma e uno del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).

 

Eduardo Lubrano

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