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Cosa fa l’Esercito Italiano in Libano. Spiegato bene.

In visita al contingente israeliano, sulla linea di confine tra Libano e Israele (Blue line), Salvini attacca Hezbollah parlando di “terroristi islamici”. Parole che mettono “in evidente difficoltà i nostri uomini” replicano fonti del Ministero della Difesa e della missione UNIFIL, operazione nella quale l’Italia svolge un ruolo di primo piano, impegnando 1100 militari, 278 mezzi terrestri e 6 mezzi aerei. Salvini, dunque, avrebbe gettato benzina sul fuoco, mettendo in forse il riconoscimento del “ruolo super partes” dell’esercito italiano nella regione e rischiando di vanificare un delicato lavoro di diplomazia costruito negli anni. Ma cosa fanno esattamente i nostro militari in Libano? Qui ve lo spieghiamo bene.

Nell’estate 2006 si riaccende il conflitto tra le Forze Israeliane e le milizie Hezbollah. L’ONU autorizza un intervento dei caschi blu nella regione, allo scopo di “preservare la pace, monitorare il confine virtuale sancito dalla Blue Line, supportare le forze militari libanesi (LAF) e sostenere la popolazione civile del Sud”.
La missione italiana “si innesta” nella missione UNIFIL con la denominazione LEONTE. Tra i compiti dei nostri militari vi è il monitoraggio della Blue line, il controllo della cessazione delle ostilità, la formazione e l’addestramento congiunto con le Forze Armate Libanesi. Ma non solo. Nel Sud della regione il contingente italiano si occupa di “assistenza di tipo medico e infermieristico, con un impegno clinico prevalentemente diretto alla popolazione libanese ma che si estende, a volte, nell’aiuto alle migliaia di rifugiati che popolano il confine in fuga dalla devastazione siriana”. La stretta collaborazione tra forze italiane e libanesi è dunque la colonna portante di questa missione.

Del governo libanese fa parte il partito sciita Hezbollah, che ha una sua ala militare. Lo scontro è proprio sulla natura di Hezbollah. USA e destra israeliana lo considerano in toto una formazione terrorista. Più morbida la visione UE e ONU, che ritengono almeno la parte politica di Hezbollah un possibile interlocutore. Nell’ottica della missione UNIFIL, dove le forze ONU sono tenute all’imparzialità tra Israele e Libano, attaccare frontalmente Hezbollah può apparire da parte dell’Italia una scelta di campo filo-israeliana. Questo potrebbe minare la fiducia guadagnata dal nostro Paese da parte delle istituzioni e della popolazione libanese, mettendo a repentaglio la sicurezza e il lavoro congiunto dell’Esercito Italiano e delle Forze Armate Libanesi nel ripristino della pace e nel sostegno alla popolazione. Il ruolo di mediatore dell’Italia impone di mantenere rapporti con tutte le forze locali.

Dunque, nella bramosia di allinearsi a Trump e Orban, entrambi non disponibili a riconoscere legittimità politica a Hezbollah, il nostro Ministro dell’Interno mette i bastoni fra le ruote alle nostre Forze Armate. Il “sogno sovranista” mette così in primo piano la propaganda interna a discapito del ruolo internazionale dell’Italia e dei suoi interessi nel Mediterraneo.

Red

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