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Cosa è successo ai pozzi di petrolio in Arabia Saudita

Nel sud dell’Arabia Saudita in questi ultimi giorni si sono verificati importanti fatti legati ad attacchi missilistici contro pozzi di petrolio.

Cosa è successo?

Dei missili lanciati da alcuni droni hanno colpito due dei più importanti impianti petroliferi della compagnia di Stato saudita Aramco. L’attacco è stato rivendicato dai ribelli Houthi dello Yemen.

Cos’è l’Aramco?

Non è proprio quel che si dice una compagnia petrolifera: è  la grande agenzia petrolifera di Stato, in fase di semi-privatizzazione, dell’Arabia saudita, con 65mila dipendenti. Ed i due stabilimenti colpiti sono i più importanti della compagnia. Abqaib, è il più grande impianto per il trattamento di petrolio al mondo, dove l’Aramco raffina il 7% del greggio mondiale prima di imbarcarlo per l’esportazione. Khurais, è uno dei campi di estrazione di greggio, dove si trova l’1% delle riserve mondiali.

Chi sono gli Houti?

Il movimento Houthi nasce nel 1992 con la denominazione ufficiale “Ansar Allah”, i partigiani di Allah. L’appellativo Houthi e’ in onore del fondatore Hussein Al Houthi, ucciso nel 2004, e di suo padre Badr Eddine Houthi, ritenuto il leader spirituale del movimento. La roccaforte e’ sempre stata Saada, nel Nord-Ovest dello Yemen, al confine con l’Arabia Saudita. Il loro inno dice  “Allah e’ grande, morte all’America, morte a Israele, maledizione sugli ebrei e vittoria per l’islam“.  Obiettivo del movimento sarebbe quello di estendere il controllo su tutto lo Yemen e portare avanti l’etnia Zaydita, che si ritiene tra gli eredi della famiglia del profeta Maometto. 

Yemen

Attacco aereo a Sana’a capitale Yemen

Chi sono i loro nemici?

Prima di tutti il Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico: Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti,Kuwait, Qatar. Nel 2015 questi paesi con l’appoggio di Egitto, Giordania, Marocco, Pakistan e Sudan ed il sostegno degli Stati Uniti hanno iniziato una guerra contro i ribelli Houti (l’Oman che fa parte del Consiglio del Golfo si è chiamato fuori) che non ha avuto effetti positivi per la conformazione del territorio dello Yemen dove anche eserciti molto moderni fanno fatica a muoversi. Lo Yemen è uno dei paesi più poveri e devastati del mondo.

Chi sono i loro amici?

La Repubblica dell’Iran e le milizie libanesi di Hezbollah.

Perché hanno condotto questi attacchi ai pozzi petroliferi sauditi?

Un pò per la guerra non ancora sopita contro la monarchia dell’Arabia Saudita principale guida della colazione anti ribelli. E poi – così dicono molte fonti internazionali – perché istigati dall’Iran che ha voluto così reagire alle sanzioni americane che tanno mettendo sempre più in difficoltà il paese. Il portavoce degli Houthi ha anche dichiarato che gli attacchi sono stati effettuati “con la collaborazione di persone rispettabili all’interno del Regno saudita”. La raffineria di Abqaiq si trova nella Provincia Orientale del Paese, la più ricca di greggio : in questa zona è più forte la presenza della minoranza sciita, che i sauditi considerano come sorta di estensione di Theran nel loro paese.

Yemen

La posizione dello Yemen nel Golfo Persico

Da dove sono partiti i droni?

Un problema non da poco perché l’attacco ha messo in mostra la capacità dei ribelli Houti di colpire obiettivi nemici anche a lunga distanza, circa 800 km. C’è dietro – secondo gli americani – la collaborazione militare e strategica dell’Iran. Le ricerche adesso sono concentrate su quale sia il punto geografico da dove è partito l’attacco e le ipotesi sono diverse: sono stati segnalati passaggi di droni sul Kuwait,  ma forse c’è stato un aiuto di milizie irachene e si ispeziona il Golfo, nel caso sia stata usata una nave-appoggio.

Ed ora praticamente che accade nel mondo?

Al di là degli aspetti militari che possono esplodere improvvisamente – anche se l’ipotesi di un meeting fra Trump e Ruhani presidente iraniano è ancora in piedi nonostante tutto – c’è l’aspetto economico a preoccupare mercati e cittadini di tutto il mondo.

Sia Washington che Riad si sono dette pronte ad utilizzare le loro riserve strategiche di petrolio – Trump ha già firmato l’autorizzazione –  rispettivamente di 630 e di 188 milioni di barili –  per parare il colpo inferto dagli attacchi agli impianti del primo Paese esportatore di greggio al mondo: 5,7 milioni di barili al giorno, circa metà della produzione saudita, il 10% delle forniture mondiali. Aramco sta lavorando alacremente per ripristinare la piena produzione, settimane, non giorni. Tutto questo potrebbe far salire di colpo il prezzo del greggio a 70 dollari al barile dai 60 della scorsa settimana.

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