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Coronavirus: perché nemmeno il contagio di massa deve spaventare

L’operazione di contenimento del Coronavirus è molto difficile. Quasi impossibile. Tanto che, secondo l’analisi di un docente di Harvard, tra il 40% e il 70% della popolazione mondiale potrebbe essere contagiata nei prossimi mesi. E probabilmente Covid-19 (qui una sintesi di sintomi, mortalità e altri dati) diventerà una patologia con cui fare i conti per anni, come accade per l’influenza. In inverno potrebbero così arrivare l’influenza e Covid-19: due cose diverse, sebbene con caratteristiche simili. Ma questo non deve alimentare allarmismi: nella stragrande maggioranza svilupperà sintomi lievi (raffreddore, qualche linea di febbre o congiuntivite) o addirittura potrebbe restare asintomatica.

L’articolo pubblicato su The Atlantic conferma quanto sta emergendo rispetto a Covid-19 (il nome della malattia che si sviluppa dal virus), riprendendo le posizioni del docente di epidemiologia di Harvard, Marc Lipsitch. “È probabile che molti abbiano una malattia lieve o che possano essere asintomatici”, ha ribadito il professore. I pericoli riguardano le persone più anziane o immunodepresse: un’evidenza riscontrabile in Italia, dove le vittime sono over 65 con patologie pregresse. Ciò, comunque, non significa abbassare la guardia rispetto alla prevenzione. 

Covid-19 resiste all’isolamento

“Nel caso di Covid-19, la possibilità (per quanto non plausibile) di prevenire una pandemia sembrava esaurirsi nel giro di pochi giorni”, scrive James Hamblin nel suo articolo. I numeri, infatti, indicano che il tentativo di circoscrivere i focolai non ha impedito la diffusione del Coronavirus in tutto il mondo, fino all’arrivo in Europa. Dopo l’Italia, anche Francia e Germania stanno vivendo la fase iniziale dell’epidemia.

“Nonostante l’apparente inefficacia di tali misure – almeno relativamente al loro costo sociale ed economico eccessivo – la repressione continua ad aumentare”, evidenzia infatti Hamblin. Ma “tutte queste misure comportano altri rischi (di tipo socioeconomici, ndr). Alla fine alcune risposte pandemiche richiederanno l’apertura dei confini, non la loro chiusura. A un certo punto l’aspettativa che qualche Paese sfuggirà agli effetti di Covid-19 deve essere abbandonata: la malattia deve essere vista come il problema di tutti”. La blindatura, con lo stop ai voli e alla mobilità globale, è solo un’illusione.

Il Coronavirus si confonde con l’influenza

Allora qual è il problema di questo Coronavirus? La questione è legata, paradossalmente, proprio al tasso di mortalità relativamente basso (tra il 2 e il 3%, secondo gli esperti) e quindi alla capacità di diffondersi attraverso il “vettore” di soggetti sostanzialmente asintomatici. Se fosse stata una patologia più dirompente sarebbe stata più facilmente individuabile e isolabile.

Di conseguenza è anche difficile avere un numero esatto di persone che hanno davvero contratto il virus. Nessuno esclude che il numero di contagiati sia più alto di quello ufficiale (questo, peraltro, farebbe calare il tasso di mortalità). “Duecento casi di una malattia simil-influenzale durante la stagione influenzale sono molto difficili da rilevare, se non vengono eseguiti gli appositi test”, ha spiegato Lipsitch. 

Coronavirus: niente vaccino lampo

Foto Gerd Altmann per Pixabay (Image by Gerd Altmann from Pixabay)

Anche la speranza di un vaccino a breve termine è destinata a essere frustrata. Al di là di qualche ottimistica notizia su miracolose scoperte in qualche laboratorio nel mondo, prima di 12-18 mesi non sarà disponibile alcun vaccino. Anche perché i singoli filamenti dell’Rna potrebbero mutare continuamente, rendendo vana la produzione di un solo vaccino (come accade per la comune influenza per cui bisogna aggiornarlo costantemente).

Certo, il problema è la mancanza di investimenti sulla ricerca in tempi di tranquillità, lontani dalle fasi critiche. “Se non avessimo messo da parte il programma di ricerca sui vaccini Sars, avremmo avuto molto più lavoro di base e lo avremmo potuto applicare a questo nuovo virus, strettamente correlato”, ha detto Jason Schwartz, un professore alla Yale School of Public Health. Insomma, bisogna comprendere un dato: è una realtà con cui bisogna fare i conti. E non solo l’Italia, ma tutto il mondo dovrà convivere con Covid-19.

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