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Coronavirus grafico

Coronavirus: perché i contagiati possono essere più di quelli ufficiali

La caccia al “paziente zero” del Coronavirus è ormai da dichiarare inutile: non esiste. O meglio il tentativo di individuarlo è pressoché impossibile, oltre che privo di qualsiasi senso scientifico. Come Mattia, il 38enne di Castiglione d’Adda ricoverato in terapia intensiva, non è il paziente 1: lo è solo per la narrazione mediatica. Il motivo è raccontato da uno studio: il virus circola da mesi, molto prima dell’esplosione dell’epidemia che sta generando preoccupazione e mettendo sotto pressione alcuni ospedali in Lombardia. Ma che continua a uccidere anche in altre regioni italiane.

Coronavirus: numeri più alti per i contagi

coronavirus disegno

Foto tratta da Pixabay Image by chiplanay from Pixabay

Non si esclude, infatti, che già tra ottobre e novembre il virus abbia attaccato le persone, in maniera inconsapevole, confuso nella stagione influenzale. Del resto i sintomi di congiuntivite, tosse e raffreddore sono tipici dell’influenza invernale. E molti probabilmente sono stati infettati senza accorgersene. La tesi è suffragata anche dalle recenti dichiarazioni della virologa Ilaria Capua: “I contagiati sono molti di più dei circa 2 mila dichiarati. Forse anche oltre 100 volte tanto”. Una stima, ovviamente, difficile da riscontrare.

Alcuni specialisti hanno redatto una ricerca, pubblicata dal Journal of medical vitology, che va in un preciso indirizzo: il problema principale resta la velocità di diffusione del Sars-Cov-2, vero nome di quello che chiamiamo genericamente Coronavirus (e che provoca la Covid-19, la malattia che talvolta porta a complicazioni come la polmonite).

Virus diffuso in silenzio

Ma per quale motivo, all’inizio, non c’è stata una grande attenzione rispetto alla possibile diffusione di questo virus? La risposta, un po’ semplificata, è che riguardava un numero limitato di persone per destare allarme. Si pensava fosse semplice influenza, forse. Anche perché, come ribadito dagli esperti, in almeno l’80% dei casi l’infezione si manifesta con sintomi lievi o addirittura resta asintomatica.

I dati ufficiali, diffusi dalla Protezione civile, confermano come il tasso di letalità sia sopra il 3% (in lieve aumento rispetto alle prime stime, forse perché tarato su una base numerica più bassa di contagiati), che riguarda per lo più over 60. Ma attenzione: non vuol dire che la popolazione più giovane è immune. Le cifre fornite dalle autorità cinesi hanno, fin dall’inizio, rilevato un tasso di persone uccide da Covid-19 pari allo 0,2% dai 10 ai 39 anni (e diventa dello 0,4% tra i 40 e i 49).

Coronavirus: la situazione in Italia

Oltre alla Cina, dove il picco dell’epidemia è stato raggiunto e i contagi iniziano a calare, la Corea del Sud e l’Italia sono i Paesi con il numero più elevato di casi di Coronavirus: nel nostro Paese sono oltre 2.500 circa la metà della Corea del Sud. Questo il quadro, aggiornato al 3 marzo, fornito dalla Portezione civile: “Nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del Coronavirus sul territorio nazionale, al momento 2.263 persone risultano positive al virus. A oggi, in Italia sono stati 2.502 i casi totali”.

Così invece la suddivisione regionale: i casi attualmente positivi sono in Lombardia sono 1.326, 398 in Emilia-Romagna, 297 in Veneto, 56 in Piemonte, 59 nelle Marche, 30 in Campania, 19 in Liguria, 18 in Toscana, 11 nel Lazio, 13 in Friuli Venezia Giulia, 5 in Sicilia, 6 in Puglia e 6 in Abruzzo, 4 nella Provincia autonoma di Trento, 3 in Molise, 8 in Umbria, 1 nella Provincia autonoma di Bolzano, 1 in Calabria, 1 in Sardegna e 1 in Basilicata. Il bilancio è di 79 vittime e 160 persone guarite.

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