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Coronavirus diguaglianze

Coronavirus: 100 milioni di nuovi poveri, così aumentano le disuguaglianze

Una perdita del 4% del reddito globale pro capite causato dal Coronavirus. Con almeno 100 milioni di persone che finiranno in povertà assoluta, soprattutto a causa della perdita del posto di lavoro. E un effetto a catena sui flussi migratori: le difficoltà economiche spingeranno centinaia di migliaia di uomini e donne a cercare fortuna altrove. Senza dimenticare i problemi sull’istruzione degli studenti di tutte le età, fortemente rallentata anche nei Paesi più sviluppati. I tassi effettivi di scolarizzazione possono regredire a livelli mai visti dagli anni ’80. Si teme la più grande inversione di sempre, con la cancellazione dei progressi registrati negli ultimi trenta anni.

Coronavirus: un detonatore di disuguaglianze

Il Covid-19 sta dunque acuendo le disuguaglianze in tutto il pianeta. I ricchi riescono ad affrontare la crisi con minori difficoltà, mentre i più poveri piombano in una condizione di privazione pressoché totale. L’Undp (il Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite) ha messo insieme una serie di dati che tratteggiano la gravità della situazione. Il verdetto è impietoso: gli standard di vita mondiali sono destinati a diminuire. Ed è la prima volta che accade dal 1990. “Questa pandemia è una crisi sanitaria. Ma non è solo questo. Su vaste aree del globo, lascerà cicatrici profonde”, ha affermato Achim Steiner, amministratore dell’Undp. “Senza il sostegno della comunità internazionale – ha aggiunto Steiner – rischiamo una massiccia inversione dei risultati ottenuti negli ultimi due decenni. E un’intera generazione può vedere diminuire diritti, opportunità e dignità”.

L’International labour organization (Oil) stima che la metà dei lavoratori potrebbe perdere la propria occupazione nei prossimi mesi a causa della diffusione del Coronavirus e delle conseguenze che ha prodotto. La pandemia potrebbe costare all’economia globale un prezzo pari a 10 trilioni di dollari. Il Programma alimentare mondiale, invece, sostiene che 265 milioni di persone rischiano di soffrire la fame, senza un intervento diretto delle istituzioni.

La disparità nella salute

Coronavirus grafico

Image by iXimus from Pixabay

Le disuguaglianze sono evidenti. Secondo i dati dell’Undp, i Paesi sviluppati hanno in media 55 letti d’ospedale, oltre 30 medici e 81 infermieri ogni 10mila abitanti persone. Per lo stesso numero di persone, in un Paese meno sviluppato ci sono sette posti in ospedale, 2,5 medici e sei infermieri. E nel caso dell’emergenza Covid-19 la disparità emerge anche negli strumenti basilari per l’igiene, come saponi e gel disinfettanti per le mani.

Il problema del digital divide è diventato ancora più eclatante durante il periodo di lockdown: miliardi di persone non hanno una linea Internet a banda larga affidabile. Questo gap ha limitato la capacità di lavorare, di continuare a studiare o semplicemente socializzare con attraverso i canali del web, a cominciare dai social network.

La preoccupazione delle Nazioni Unite è rivolta alle aree più povere, in particolare alcuni Paesi dell’Africa e dell’Asia. Certo, nel continente africano l’impatto della pandemia è stato finora contenuto (qui un articolo di Impakter Italia che spiega bene i motivi), ma secondo lo scenario peggiore si potrebbero perdere fino 20 milioni di posti di lavoro. 

La manifestazione del gender gap

Achim Steiner, amministratore dell’Unpd

Last but non least c’è la disparità di genere che il virus ha fatto emergere in tutta la sua drammaticità, anche nelle zone più ricche del pianeta. “Le donne sono state particolarmente esposte durante le crisi sanitaria”, rileva l’Undp. “Se lavorano da casa, probabilmente hanno un carico ancora maggiore per i lavori domestici e di assistenza dei figli”, aggiunge il Programma per lo sviluppo dell’Onu. Senza tacere delle aggressioni aumentate nei mesi scorsi: molte donne hanno subito violenze dai loro partner nella fase di convivenza forzata. Tanto che il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha scandito: “Esorto tutti i governi a mettere al primo posto la sicurezza delle donne durante la pandemia”.

Insomma, i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile stanno sicuramente risentendo dell’impatto del Coronavirus. Con il rischio di un ritorno al passato tutt’altro che piacevole. Per questo, ribadisce l’Undp, si avverte  la necessità di investimenti e interventi a più livelli.

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