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Cop25: tempo quasi scaduto sull’emergenza climatica

Una speranza c’è. Ma bisogna fare presto. Perché il punto di non ritorno è vicino. Le parole del segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, hanno una direzione precisa, nelle ore dell’inaugurazione di Cop25. Dalla conferenza sul clima organizzata a Madrid, occorre un impegno concreto per scongiurare la catastrofe totale con l’aumento delle temperature, il conseguente innalzamento delle acque e il susseguirsi di eventi estremi, come lunghe siccità e violente alluvioni.

“Per mantenere i cambiamenti climatici entro limiti gestibili, i Paesi dovrebbero limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi, raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050 e ridurre le emissioni di gas serra del 45%, rispetto ai livelli del 2010, entro il 2030”, ha scandito il numero uno dell’Onu. Informazioni note, ma che devono avere un seguito. “Gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi mai registrati e i livelli del mare sono ai massimi nella storia umana”, hanno annotato dalle Nazioni Unite. “Siamo in un buco profondo e stiamo ancora scavando. Presto sarà troppo profondo per scappare”, ha affermato Guterres con una metafora.

Cop25: impegno globale

Un elemento è certo: finora gli sforzi sono stati inadeguati e gli impegni dell’Accordo di Parigi sono insufficienti, perché porterebbero a un aumento di 3,2 gradi. Per questo è stato invocato un comportamento “responsabile” con l’esercizio di una governance globale per affrontare la crisi climatica. Ma dietro gli allarmi si scorge una speranza: i risultati non sono irraggiungibili, esiste ancora la possibilità di invertire la rotta.

La sensibilizzazione dell’opinione pubblica, già evidenziata dal recente rapporto dell’Unep, rappresenta un passo in avanti fondamentale: è cresciuta la consapevolezza di cambiare radicalmente lo stile di vita. “C’è la tecnologia per migliorare la situazione, serve la volontà politica di fermare i sussidi ai combustibili fossili o di spostare la tassazione dal reddito al carbonio”. Insomma, il punto centrale è quello di avviare delle politiche di tassazione dell’inquinamento. La Cop25 di Madrid proporrà fino al 13 dicembre una serie di incontri per individuare le soluzioni e praticarle nel più breve tempo possibile.

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres (Credits foto: https://www.flickr.com/photos/us-mission/7704332996/)

Un 2020 di sfide

Infatti se il tempo c’è ancora per contrastare la deriva climatica, non significa che bisogna indugiare ulteriormente. Il 2020 si annuncia come un anno cruciale. “Nei prossimi 12 mesi è essenziale garantire impegni nazionali più ambiziosi, in particolare da parte dei principali produttori, con lo scopo di iniziare immediatamente a ridurre le emissioni di gas serra a un ritmo coerente con il raggiungimento della neutralità del carbonio entro il 2050”.

Il tema pone anche la necessità di investimenti: almeno 100 miliardi di dollari devono essere messi a disposizione dei Paesi in via di sviluppo. Quei fondi sono necessari a favorire l’adattamento a un modello di sviluppo sostenibile. Quindi per Guterres è prioritaria “una giusta transizione per le persone i cui posti di lavoro e mezzi di sostentamento sono colpiti mentre passiamo dall’economia grigia a quella verde”.