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Cop25: risultati deludenti, bilancio con più ombre che luci

La voce di Greta e degli attivisti dei Fridays for future è stata ascoltata solo in parte. La Cop25 di Madrid, che si è chiusa in queste ore, non ha segnato una rivoluzione sul contrasto all’emergenza climatica. E del resto nessuno immaginava una cosa del genere. Troppe le divisioni, i distinguo, gli interessi in campo e la volontà di conservare lo status quo, soprattutto da parte dei leader dei Paesi più inquinanti: è noto ormai che lo sviluppo sostenibile rappresenti sicuramente un’opportunità, come riportano autorevoli studi, ma è altrettanto chiaro che richiede un grande impegno politico e profonde modifiche per la produzione e nello stile di vita. Basti pensare alla Polonia: al Consiglio europeo si è rifiutata di sottoscrivere il patto per arrivare alla “emissioni zero” entro il 2050

Cop25: i buoni segnali

Tuttavia, la Cop25, nei suoi oltre 10 giorni, ha fornito segnali positivi sull’intenzione di affrontare la questione, seguendo gli Sdgs, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite. Uno degli elementi di grande soddisfazione è senza dubbio “l’altra America” che ha battuto un colpo contro il negazionismo del presidente statunitense, Donald Trump. Ma c’è stato anche il rilancio “dell’alleanza per il clima”, che ha coinvolto numerosi protagonisti con il Cile capofila. A conferma che, paradossalmente, sono proprio i governi nazionali più recalcitranti a cambiare modello economico, mentre altri attori sono disponibili ad accettare la sfida. D’altra parte il tempo della melina è terminato. Il prossimo anno bisognerà entrare in azione: alla Cop26 di Glasgow, infatti, dovranno essere ufficialmente avviati gli Accordi di Parigi.

Arriva il mercato del carbonio?

Tra le misure al vaglio degli esperti c’è il cosiddetto mercato del carbonio: un meccanismo per obbligare i Paesi con maggiori emissioni inquinanti a “restituire” quel che tolgono all’ambiente; per esempio ripiantare ettari di foresta per compensare la CO2 immessa nell’atmosfera. Si tratta di una misura che è stata ideata nella fase di transizione tra l’attuale modello produttivo prima di arrivare all’impatto zero. Ma neppure su questo versante non è molto semplice agire: i principali produttori di petrolio, ma anche il Brasile, hanno manifestato tutta la loro resistenza, nella consapevolezza di doversi adeguare a un sistema totalmente nuovo. Con qualche sacrificio iniziale.

La Climate Ambition Alliance a trazione cilena

La ministra dell’Ambiente cilena e presidente di Cop25, Carolina Schmidt, ha elencato i risultati conseguiti nel corso della Cop25: 73 componenti dell’Unfccc (United Nations Framework Convention on Climate Change), 14 regioni, 398 città, 786 imprese e 16 investitori stanno già lavorando per abbattere totalmente le emissioni di CO2 entro il 2050. “Attori statali e non statali riconoscono l’urgente necessità di condurre un’azione ambiziosa per far fronte all’emergenza dei cambiamenti climatici”, hanno messo in evidenza gli organizzatori della Cop25.

“Oggi stiamo rafforzando la nostra spinta globale per aumentare le ambizioni. Un numero crescente  di leader si uniscono a questo sforzo per dimostrare che i nostri obiettivi sul clima sono raggiungibili. Siamo qui per ascoltare ciò che la nostra gente chiede ai suoi leader di fare”, ha evidenziato Schmidt, spiegando il progetto portato avanti dal suo Paese con la Climate Ambition Alliance. “Unirsi all’Alleanza climatica guidata dal Cile è un modo concreto per dimostrare che il mondo è unito dietro l’imperativo per salvaguardare l’ambiente”, ha detto Patricia Espinosa, segretario esecutivo delle Nazioni Unite per i cambiamenti climatici. “Nell’ambito di questa alleanza, le nazioni possono impegnarsi pubblicamente a migliorare i propri piani climatici nazionali entro il 2020”, ha aggiunto la dirigente dell’Onu. Ma è solo un pezzo, per quanto importante, del percorso complessivo. Che resta irto di ostacoli ed egoismi.

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