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Cooperazione: la Svizzera cambia direzione

Cooperazione internazionale. La Svizzera vuole ridurre il numero dei Paesi ai quali destinare gli aiuti allo sviluppo. C’è anche la volontà di cambiarne la destinazione. Penalizzato il Sud America. Favorite Asia, Africa ed Europa dell’Est.

Che cosa cambia 

Lo scorso 2 maggio la Svizzera ha dato il via a una procedura di consultazione facoltativa sulla proposta Capo del Dipartimento federale degli affari esteri della Svizzera, Ignazio Cassis (in foto), che prevede la riduzione del numero dei Paesi destinatari degli aiuti allo sviluppo. La misura prevede anche di variare l’orientamento degli 11,37 miliardi di franchi stanziati dai Paesi del Sudamerica in favore di quattro aree definite “prioritarie”, così suddivise: a) Nord Africa e Medio Oriente, b) Africa subsahariana, c) Asia (centrale, meridionale e Sud-Est asiatico), d) Europa dell’Est. La strategia alla base della proposta è riassumibile nella formula “meno progetti, ma più efficaci”. Il governo svizzero intende insomma concentrare le risorse finanziarie, allo scopo di evitare che queste siano disperse in una miriade di Paesi e soprattutto di microprogetti ritenuti privi di reale impatto.

La prima volta di una consultazione sulla cooperazione internazionale

La cooperazione internazionale abbraccia diversi degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. In Svizzera, sull’orientamento degli aiuti decide il Consiglio federale e il Parlamento, mediante una programmazione a scadenza quadriennale. Per il quadriennio 2021-2024 gli obiettivi fissati sono la creazione di posti di lavoro, la lotta contro i cambiamenti climatici, contro le cause della migrazione irregolare e forzata, e l’impegno per la pace e lo Stato di diritto. Per la prima volta, il governo sceglie su questo tema la via della consultazione facoltativa. Le parti chiamate a pronunciarsi sono “ i Cantoni, i partiti rappresentati nell’Assemblea federale, i Comuni, le città e le regioni di montagna, le associazioni mantello dell’economia e gli altri gruppi di interesse sono invitati a presentare i loro pareri entro il 23 agosto 2019”. Il risultato della consultazione sarà comunque sottoposto all’esame del Parlamento, probabilmente all’inizio del prossimo anno.

“Un grosso problema per le Ong”

Così ha definito la proposta l’oncologo Franco Cavalli, fondatore dell’AMCA (Associazione per l’aiuto medico al Centro America), attiva dal 1985 e operante soprattutto in Nicaragua. “Non va dimenticato che in questi Paesi l’aiuto allo sviluppo può fare tanto con poco”. Cavalli difende la strategia dei piccoli progetti. Afferma che i macroprogetti “causano costi secondari elevati e non rischiano di creare situazioni avulse dalla realtà nei quali sono realizzati”. Secondo l’oncologo, il ritiro delle risorse da realtà come la Bolivia, Haiti, Honduras, Cuba e Nicaragua, paralizzerà l’operato delle Ong svizzere che in questa area del mondo hanno contribuito in modo determinate “settori chiave quali l’agricoltura, l’accesso all’acqua potabile, il rafforzamento delle istituzioni locali”.

Red

 

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