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Per un consumo consapevole dell’abbigliamento

Consumo consapevole e impatto ambientale. Il ritorno alla vita del dopo pandemia avrà un impatto considerevole sull’ambiente. Con l’allentamento delle restrizioni COVID-19, negli Stati Uniti e in altre parti del mondo, è diventato improvvisamente importante tornare a considerare come ci presentiamo agli altri. Dagli abiti da lavoro all’abbigliamento da sera, fino a come i nostri soggiorni appaiono ai primi ospiti dopo oltre un anno. Con questa rinnovata attenzione dovremmo considerare l’impatto delle nostre scelte di design e moda.

Consumo sostenibile dei capi d’abbigliamento, una strategia cruciale

L’effetto della moda sull’ambiente dovrebbe ridurre le nostre ambizioni. La moda rappresenta l’11% delle emissioni di carbonio. Business Insider afferma che negli Stati Uniti “l’85% di tutti i tessuti va in discarica ogni anno. E lavare alcuni tipi di vestiti manda migliaia di pezzi di plastica nell’oceano”. Alla luce di queste cifre, dovremmo riflettere attentamente prima di spendere i nostri risparmi su un nuovo guardaroba.

I consumatori però sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e i marchi tendono a soddisfare questa domanda. Secondo Hutchinson, stilista di moda di New York, noi consumatori dovremmo essere consapevoli di tutti i costi ambientali e umani nella produzione. Afferma che “i diritti umani e l’ambiente vanno di pari passo. Non ha senso operare bene da una parte e non dall’altra”.

Il parere degli addetti ai lavori e l’esempio “italiano”

Citando uno studio condotto da Barnardo’s, il Wall Street Journal ha riportato che in media indossiamo un capo 7 volte prima di scartarlo. In combinazione con l’aumento del consumo di nuovi capi di abbigliamento, questa consuetudine, nel breve termine, contribuisce all’incredibile cifra di 92 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno. Parte della riduzione dell’impatto ambientale della moda deve provenire da un uso più consapevole dell’abbigliamento. La startup di moda italiana greenchic sta tentando di affrontare questo aspetto. Si cerca di “creare un nuovo modello di consumo con un impatto positivo sull’ambiente e sulle persone”. Come? Interrompendo il ciclo tradizionale della moda, consentendo ai consumatori di acquistare e vendere direttamente i vestiti gli uni dagli altri.

Questo riduce il numero di vestiti che vanno direttamente nella spazzatura e il numero di nuovi capi acquistati. A tale scopo, greenchic chiede che gli utenti includano solo articoli in buono stato e desiderabili, evitando che la piattaforma si riempia di articoli inutilizzabili. Sempre Hutchinson si dice fortemente favorevole al passaggio dei consumatori allo shopping di seconda mano. Ci sfida a considerare il costo in risorse dei nuovi capi che acquistiamo. Ci incoraggia anche a pensare al nostro rapporto con i nostri vestiti. Essere in grado di fare scelte su quali vestiti comprare e quando dimostra un grande privilegio. Tuttavia, la mancanza di opportunità di discernimento sui propri acquisti di abbigliamento non è indicativa di una mancanza di consapevolezza della sostenibilità. Mentre alcuni stanno cercando di migliorare il modo in cui usiamo i vestiti, altri stanno cercando di migliorare i capi stessi.

Parzialmente tradotto dall’originale su Impakter.com, scritto da Joshua Kendall.

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