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Consumo di suolo senza fine anche sulla pandemia

Nemmeno la pandemia ha fermato il consumo di suolo in Italia, soprattutto nelle due principali città: Roma e Milano. Una piaga che non si è arrestata in questi ultimi mesi, in cui le attività economiche hanno subito un rallentamento. La ricerca dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) conferma un quadro preoccupante. “Oltre 123 gli ettari consumati nella Capitale tra il 2019 e il 2020, mentre nell’Area Metropolitana di Milano, nello stesso periodo, sono stati impermeabilizzati 93,54 ettari di suolo. Complessivamente la percentuale di suolo ormai perso nel Comune di Roma è pari al 24%del totale con un consumo procapite di 108 metri quadrati per abitante. Nella Città Metropolitana di Milano la percentuale scende al 32%”, denuncia il rapporto, presentato nell’ambito del progetto europei Soil4life. 

I numeri possono essere inquadrati nel contesto storico. “In questi 14 anni, in cui il tema del consumo di suolo ha cominciato ad assumere una notevole importanza non solo sotto il profilo scientifico e ambientale, ma anche e soprattutto, sociale e politico, gli ettari di suolo consumati per far posto alla crescita delle aree edificate delle due principali città italiane non si è mai fermato”, denuncia l’Istituto. Nel dettaglio, tra “il 2006 e il 2020 nell’Area Metropolitana di Milano sono stati consumati 2153,2 ettari di territorio, mentre nell’area del Comune di Roma, il consumo di suolo ha riguardato 2023,66 ettari. Si tratta di una differenza di poco meno di 130 ettari quella che separa la capitale d’Italia dall’Area metropolitana di Milano”.

Consumo di suolo a Roma e Milano

La scelta delle due città è legata a una considerazione: sono molto diverse tra loro, con una storia diversa e con confini amministrativi differenti. Il Comune di Milano è molto più piccolo di quello di Roma, sia in termini di superficie che di popolazione. “Guardando i dati emerge chiaramente come la gran parte del consumo di suolo degli ultimi 15 anni si concentri, nel caso della Città Metropolitana di Roma, all’interno dei limiti del comune centrale (quasi la metà, con una tendenza alla crescita negli ultimi anni)”, afferma Michele Munafò, dirigente di ricerca e responsabile scientifico per Ispra del progetto Soil4Life.

“La situazione opposta – aggiunge Munafò – si verifica a Milano, dove il 90% del consumo dello stesso periodo avviene nei Comuni di cintura e non nel Comune capoluogo (che negli ultimi due anni ha un consumo di suolo bassissimo, con un’evidente tendenza alla riduzione)”. Insomma, il risultato, secondo l’esperto dell’Ispra, è che “nei due comuni le percentuali di superfici già consumate sono molto diverse (Milano 58%, Roma 23,5%). Per questo a Milano (Comune) il poco suolo naturale rimasto andrebbe tutelato con molta attenzione. Basti pensare che nella città lombarda ogni residente ha oggi a disposizione poco più di 50 mq di aree non consumate, a fronte dei 350 mq per abitante disponibili invece nella capitale”.

Consumo di suolo

L’appello alla politica

La richiesta viene quindi rivolta alla politica, sulla necessità di intervenire. “La legge contro il consumo di suolo è una riforma non rinviabile, prevista anche dal Pnrr e l’Italia la aspetta da troppi anni”, afferma Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, associazione è capofila del progetto Soil4Life. “Ora occorre impedire che la ripresa post-pandemica inneschi dinamiche speculative ai danni dei suoli liberi, cosa che stiamo già osservando nelle nostre campagne con la proliferazione di capannoni per la logistica e l’e-commerce”, ragiona Ciafani.

Secondo il numero uno di Legambiente, infatti, il “suolo è info centrale per la transizione ecologica: occorre introdurre una speciale tutela per i suoli intatti, siano essi di foresta, di pascolo o zone umide, perché oggi sappiamo che questi sono i più preziosi giacimenti di carbonio organico e biodiversità del nostro Paese”.

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