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Consumo di suolo in Italia: siamo al tracollo

Consumo di suolo in Italia: la situazione va sempre peggio. Nel settembre del 2019 su Impakter Italia ce ne siamo occupati e già avevamo le mani nei capelli per il disastro (leggere qui). Ma le cose, rispetto a quel post che riferiva i dati del 2018, fanno registrare un trend ancora negativo.

E per rendersene conto è sufficiente sfogliare il rapporto di Ispra e Snpa (il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, costituito da Ispra e dalle Agenzie ambientali regionali e delle province autonome) “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” relativo al 2019.

Partiamo dai numeri. L’Italia ha una superficie di 302.072.84 km quadrati di cui il 2,4% è acqua. Considerato che nel 2019 sono stati coperti 57 km² siamo arrivati a 21.390 chilometri quadrati di suolo coperti da materiale artificiale. Cioè il 7,10% dell’intero territorio nazionale. Ogni cittadino italiano (al 31 dicembre del 2019 eravamo censiti i 60 milioni 238.522) ha “a disposizione” 355m² di cemento, asfalto o di altri materiali artificiali. Non basta come esempio? Allora: ognuno dei 420 mila neonati – altro problema gravissimo – nello scorso anno è venuto al mondo avendo tutti per sè 135m² di costruzioni.

Il futuro?

Su cosa accadrà nei prossimi anni in merito al consumo del suolo, il rapporto è molto chiaro:

“Una valutazione degli scenari di trasformazione del territorio italiano, nel caso in cui la velocità di trasformazione dovesse confermarsi pari a quella attuale anche nei prossimi anni, porta a stimare il nuovo consumo di suolo in 1.556 km2 tra il 2020 e il 2050. Se invece si dovesse tornare alla velocità massima registrata negli anni 2000, si arriverebbe quasi a 8.000 km2. Nel caso in cui si attuasse una progressiva riduzione della velocità di trasformazione, ipotizzata nel 15% ogni triennio, si avrebbe un incremento delle aree artificiali di 721 km2 prima dell’azzeramento al 2050” si legge nel documento.

“Sono tutti valori – prosegue l’analisi – molto lontani dagli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 che, sulla base delle attuali previsioni demografiche, imporrebbero un saldo negativo del consumo di suolo. Ciò significa che, a partire dal 2030, la “sostenibilità” dello sviluppo richiederebbe un aumento netto delle aree naturali di 316 km2 o addirittura di 971 km2 che andrebbero recuperati nel caso in cui si volesse assicurare la “sostenibilità” dello sviluppo già a partire dal 2020″.

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