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Congo, la mappa del terrorismo in una guerra mai finita

Un conflitto interminabile unito alla costante presenza, e anche all’ascesa, del terrorismo islamico. Con i diritti umani fatti a pezzi e la disuguaglianza che cresce di pari passo con la povertà. In mezzo agli scontri ci sono tanti interessi per le ricchezze della terra (a cominciare dal coltan, come raccontato da Impakter Italia), in cui abbondano materie prime. La Repubblica democratica del Congo (Rdc) è stato teatro della brutale esecuzione dell’ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo. La dinamica resta da chiarire. Ma è certo che da anni è uno scenario di una guerra, che vede in campo l’esercito contro varie fazioni ribelli: uno strascico senza fine della guerra che ha insanguinato il continente africano negli anni Novanta.

Secondo quanto riporta Amnesty International:

“Al mese di dicembre, più di 1500 civili erano stati uccisi, migliaia feriti e almeno 1 milione di persone avevano subito sfollamenti forzati come risultato delle violenze perpetrate nella provincia occidentale di Mai-Ndombe e nelle provincie orientali di Ituri, North Kivu e South Kivu”.

La violazione dei diritti umani è costante:

“Decine di gruppi armati locali e stranieri insieme alle forze armate congolesi, hanno continuato a commettere impunemente gravi violazioni dei diritti umani”. Quindi ci sono “diffuse violazioni dei diritti umani commesse dai gruppi armati hanno evidenziato il fallimento delle forze di sicurezza – anch’esse responsabili di gravi violazioni dei diritti umani – e dei caschi blu nell’assicurare efficientemente la protezione dei civili e nella restaurazione della pace”.

Congo mappa

Il Congo e le province intorno al lago Kivu

La Repubblica democratica del Congo è suddivisa in 26 province, dopo la riforma entrata in vigore nel 2015. Tra queste ci sono le aree orientali, maggiormente instabili perché confinanti con Ruanda, Uganda e Burundi (la zona nord-est confina invece con il Sudan). È il caso delle province che sorgono intorno al lago Kivu e si chiamano appunto Nord Kivu, il cui capoluogo è la città di Goma, e del Sud Kivu, che ha come riferimento Bukavu. Le tensioni etniche e le inimicizie restano irrisolte.

Così, lungo il parco nazionale del Virunga, proprio dove sono stati uccisi Attanasio, Iacovacci e Milambo, c’è la presenza migliaia di guerriglieri, dediti al contrabbando e ad azioni illecite per finanziare le attività terroristiche. L’illegalità va dai sequestri di civili, per ottenere poi il riscatto, alla vendita di avorio ricavato dalle zanne di elefante, senza dimenticare il commercio relativo ai gorilla di montagna, esemplari tipici della zona.

Le Fdlr e i gruppi terroristici più pericolosi in Congo

Quali sono gruppi più organizzati? Fermo restando che è difficile fare una mappatura precisa, una delle organizzazioni ritenute probabili responsabili dell’agguato ad Attanasio, Iacovacci e Milambo  è il gruppo Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr). Sono portatori del pensiero dell’Hutu power, un’ideologia razzista e di supremazia dell’etnia hutu appunto. Uno dei loro bersagli sono i tutsi, l’etnia giudicata nemica, in un prosieguo di quello che è stato il genocidio in Ruanda. Nonostante l’impegno, risalente al 2005, di abbandonare la lotta armata e di lasciare il Congo, le Fdlr hanno conservato una struttura militare e portato avanti la loro battaglia.

Così nel 2009 l’organizzazione è stata accusata dalle autorità internazionale degli attacchi ai villaggi di Ekingi, nel Kivu meridionale, e a Busurungi, al confine meridionale del Kivu settentrionale. Il bilancio è stato di centinaia di vittime, tra cui almeno sessanta civili. Uno dei leader è stato Ignace Murwanashyaka, morto nel 2019 durante la detenzione in Germania, dove era stato condannato per crimini di guerra e contro l’umanità. Il numero uno delle Fdlr era infatti sposato con una donna tedesca. Il comando è stato preso da Callixte Mbarushimana, già arrestato in Francia nel 2010 ma scampato alla condanna della Corte penale internazionale per assenza di prove definitive sui crimini commessi nel Nord e nel Sud Kivu fin dall’inizio degli anni Duemila. Le accuse di omicidio, tortura, stupro, persecuzione e atti disumani non hanno trovato riscontri.

La bandiera del Fdlr

La sigla dell’Isis nella Repubblica del Congo

Nello scacchiere congolese rientra anche l’avanzata e la nuova strategia dell’Isis. L’Afd (Allied democratic force), l’Alleanza delle forze democratiche, è una delle sigle più temute. Dietro il nome apparentemente pacifico, si cela un’organizzazione sanguinaria, attiva da decenni, che combatte i governi del Congo e dell’Uganda in nome del jihad. Una serie di sanguinose azione ha infatti caratterizzato l’attività di questo gruppo, che ha trovato un sostegno finanziario dalle branche africane dello Stato islamico. Tanto che il gruppo, per sancire il cambiamento, si sarebbe dato un altro nome: Madinat al Tawhid wal Muwahedeen.

Al di là delle etichette, proprio di recente un rapporto delle Nazioni Unite ha riferito che “almeno 849 civili sono stati uccisi negli attacchi delle Adf lo scorso anno nel territorio di Irumu e Mambasa, nella provincia di Ituri, e nel territorio di Beni nella provincia del Nord Kivu”. Inoltre:

il gruppo è accusato di aver ferito 62 civili e di aver abusato sessualmente di quattro donne nella seconda parte dell’anno”.

Uno dei leader storici è Jamil Mukulu, un ex cristiano (il nome di battesimo è David Steven), attualmente in attesa di processo presso la Corte penale internazionale per le accuse di omicidio e crimini contro l’umanità. La sua cattura risale al 2015, in Tanzania. Il percorso di radicalizzazione è iniziato con gli studi in Arabia Saudita. Il suo posto è stato successivamente preso da Musa Seka Baluku, un ugandese di circa 45 anni. Anche la sua data di nascita è avvolta nel mistero, come avviene spesso per i capi jihadisti. 

Il Congo, insomma, resta crocevia di interessi e rivalità mai davvero risolte. Con la longa manus islamista che si fa sentire.

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