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Come sarebbe un mondo senza insetti?

Come sarebbe un mondo senza insetti? Impensabile, insostenibile. Contrario alle leggi della Natura e contrario allo sviluppo del Pianeta. Eppure. Eppure entro 15 anni in Europa potrebbe non esistere più un’ape, una farfalla, un coleottero e via dicendo a causa dei pesticidi che in nome di un’agricoltura che ci serva in tavola ogni prodotto in ogni mese dell’anno, li sta uccidendo letteralmente.

Le conseguenze sulla biodiversità e quindi sulla vita quotidiana di ognuno di noi sarebbero drammatiche a dir poco. Due milioni e mezzo di pesticidi all’anno infatti riusciranno ad impedire che si ripeta il fenomeno dell’impollinazione dei fiori, e tolgono di mezzo tutti quei piccoli animali che hanno un ruolo fondamentale nella catena alimentare e nell’equilibrio degli ecosistemi più delicati.

Perchè dal lavoro degli animali impollinatori dipende il 75 per cento della produzione agricola. Parliamo, per capirci meglio, di Imenotteri (api, bombi e vespe), i Lepidotteri (farfalle e falene), i Ditteri (mosche e sirfidi), i Coleotteri (scarabei e coccinellidi), gli Ortotteri (cavallette) e mammiferi come i pipistrelli e uccelli, come i colibrì. Il prodotto più a rischio è quello dei cereali con tutto quel che ne deriva dalla lavorazione di questi ultimi. Lo dice e lo scrive una ricerca alla quale hanno collaborato 21 scienziati diversi e che è stata pubblicata sulla rivista Nature Ecology and Evolution.

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Le cause della strage

Secondo i ricercatori l’uso dei pesticidi è il primo fattore di rischio per gli insetti, poi c’è l’utilizzo del suolo che distrugge l’habitat naturale ed al terzo posto l’uso dei campi agricoli per monoculture. Al quarto posto – per una volta non causa primaria – c’è comunque il riscaldamento climatico.

Lo studio riporta anche come la scomparsa di coleotteri, farfalle ed altre specie rappresenti un pericolo per la psiche umana che perderebbe il piacere estetico di vedere il volo e l’attività di queste specie animali. Ed i ricercatori ammoniscono come siano ancora troppo pochi i dati per poter fare un quadro preciso della situazione, rischiando così di sottovalutare il problema:” Per esempio, perdere l’accesso agli impollinatori gestiti è stato considerato un rischio serio solo per le persone in Nord America, mentre l’instabilità della resa nelle colture dipendenti dagli impollinatori è stata classificata come un rischio serio o alto in quattro regioni, ma solo un rischio moderato in Europa e Nord America. Nel complesso, i rischi percepiti erano sostanzialmente più alti nel Sud del mondo. Nonostante la vasta ricerca sul declino degli impollinatori, la nostra analisi rivela una notevole incertezza scientifica su ciò che questo significa per la società umana”.

Un esempio della sottovalutazione del problema è nel fatto che all’inizio di quest’anno, 11 paesi, tra i quali Gran Bretagna, Belgio, Danimarca e Francia, abbiano deciso di riammettere l’utilizzo di prodotti contenenti tiamethoxam (un neonicotinoide) ma solo per l’uso di emergenza sulle barbabietole da zucchero colpite dal virus del giallume e che però è considerato un vero e proprio killer delle api.

 

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