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Come il Green Deal europeo cambierà l’Italia

Green Deal europeo: era giusto il dicembre del 2019 quando Impakter Italia scriveva qualche anticipazione di quello che sarebbe stato il testo della prima legge europea sul clima. C’era allora molta aspettativa e molto giustificato ottimismo. Perchè nessuno ancora sapeva l’effetto devastante che il Covid avrebbe avuto su tutti gli aspetti della nostra vita.

A distanza di un anno si può riannodare quel filo cercando di capire che impatto avrà il Green Deal europeo sul nostro Paese, in particolare nell’era Covid e soprattutto dopo. I concetti,  gli strumenti e gli obiettivi per sostenere la transizione sostenibile contenuti in quella legge quanto ci aiuteranno? A che punto siamo?  Valentina Neri di Lifegate.com ha raccontato proprio la situazione e ed la traduzione dell’articolo.

Ppartiamo da quelli che sono i settori di intervento del Green Deal: inquinamento, mobilità, biodiversità, alimentazione e agricoltura, costruzioni.

Green Deal e Italia

Come il Green Deal europeo cambierà l’Italia – I trulli di Alberobello – CC0, public domain, royalty free

Inquinamento

Oltre alla CO2, i motori a combustione interna producono particolato, ossidi di azoto (NOx) e monossido di carbonio. Queste sostanze finiscono nei nostri polmoni, con gravi conseguenze per la nostra salute. I numeri sono drammatici: l’inquinamento atmosferico è il più grave rischio ambientale per la salute pubblica in Europa, causando ogni anno almeno 400.000 morti premature, seguite dall’inquinamento acustico, che ne provoca oltre 12.000. L’Italia è uno dei Paesi che paga il prezzo più alto, con oltre 76.000 morti premature in media ogni anno. La Pianura Padana registra alcuni dei più alti livelli di inquinamento di tutto il continente per una combinazione di fattori quali la topografia, il clima e la densità della popolazione.

I bambini e i giovani sono i più vulnerabili a questo tipo di inquinamento. “Le malattie acute e croniche, se combinate con una fonte di inquinamento da traffico nel raggio di 100 metri, fanno salire gli attacchi d’asma dal 36 al 64%“, ha dichiarato il pneumologo Roberto Dal Negro a LifeGate in un’intervista. “Nei bambini, queste condizioni causano un ulteriore aumento del 34 per cento, con la tosse persistente che aumenta fino al 70 per cento. Negli adolescenti, questi stessi sintomi aumentano dal 30 al 60%”. Anche l’intensità e la frequenza delle allergie aumentano quando lo smog viene inalato giorno dopo giorno. “Una persona con un’allergia che vive in un’area inquinata ha 300 volte più probabilità di sperimentare episodi critici rispetto a una persona che vive in un luogo dove l’aria è più pulita. Il polline stesso diventa un vettore per il particolato e gli inquinanti, depositandoli nei nostri polmoni“.

Mobilità

In Europa, i trasporti sono responsabili di circa un quarto delle emissioni di gas serra. Le automobili e i veicoli commerciali sono responsabili del 71% di questa enorme cifra, seguiti a distanza dall’aviazione civile e dal trasporto marittimo, entrambi responsabili di una percentuale compresa tra il 13 e il 14%. Secondo Transport&Environment, anche in Italia, negli ultimi quarant’anni i trasporti hanno rubato all’industria il titolo di settore più inquinante.

A questo non giova certo il fatto che il parco veicoli dell’Italia sia tra i più antichi dell’Europa occidentale, con il 45 per cento dei veicoli delle categorie 0, 1, 2 e 3 euro. A ciò si aggiunge il fatto che le limitazioni al traffico sono spesso non correlate alle prestazioni ambientali dei veicoli, con rare eccezioni come l’Area B di Milano. Occorreranno sicuramente investimenti molto più coraggiosi nelle infrastrutture di ricarica per promuovere la transizione verso i veicoli elettrici. Attualmente in Italia ci sono 13.721 punti di ricarica in 7.203 stazioni accessibili al pubblico, ma la distribuzione è fortemente sbilanciata a favore di alcune regioni del nord e la rete autostradale è in ritardo.

Non va dimenticato, però, che il trasporto non riguarda solo i veicoli privati: dal 1990 le emissioni del settore aereo e della navigazione internazionale sono raddoppiate in Italia.

Green Deal e Italia

Come il Green Deal europeo cambierà l’Italia – Raduno di Fiat500 d’epoca – CC0, public domain, royalty free

Alimentazione e agricoltura

La biodiversità è strettamente legata alla produzione alimentare. Questo è il fulcro della strategia Farm to Fork, che condivide gran parte del suo approccio con il programma One Health dell’OMS, basato sulla convinzione che la salute delle persone e quella del pianeta siano una cosa sola.

In questo senso, il caso degli antibiotici è emblematico. Attualmente vengono somministrati non solo agli animali che si ammalano, ma anche a quelli che sono stati a contatto con loro, oltre ad essere utilizzati in via preventiva. Di conseguenza, i batteri sviluppano livelli sempre più elevati di resistenza agli antibiotici, che secondo la Commissione Europea causano ogni anno 33.000 decessi in Europa. L’ultimo rapporto sulla sorveglianza europea del consumo di antimicrobici veterinari (ESVAC), tuttavia, offre un quadro ottimistico, indicando un crollo del 34% delle vendite di antibiotici tra il 2011 e il 2018.

I pesticidi, invece, non hanno registrato una tendenza al ribasso nonostante gli innumerevoli studi sul loro impatto ambientale negativo. Secondo i calcoli di PAN Europe basati su dati ufficiali, nel 2018 sono state vendute in Europa poco meno di 380.000 tonnellate di pesticidi. Nel 2016, l’Italia era il terzo più grande consumatore di pesticidi dopo Spagna e Francia. Questi tre Paesi, più la Germania e la Polonia, rappresentano il 71% dell’intero mercato europeo.

L’Europa sta spingendo per un’agricoltura più sana e sostenibile, puntando, ad esempio, sull’impiego di fertilizzanti solo quando strettamente necessario, visto che il loro uso eccessivo deteriora la qualità del suolo e dell’acqua. Un altro elemento chiave è l’agricoltura biologica. In questo senso, l’Italia ha un vantaggio, con un’agricoltura biologica che copre quasi 2 milioni di ettari, pari al 15,8 per cento dei terreni coltivati.

Green Deal e Italia

Come il Green Deal europeo cambierà l’Italia – Ponti a Venezia – CC0, public domain, royalty free

Costruzioni

I cittadini possono fare del loro meglio per rendere il loro stile di vita più sostenibile, ma i loro sforzi rischiano di essere vani se le case in cui vivono, gli uffici in cui lavorano e gli edifici che visitano nella loro vita quotidiana sono una fonte costante di inquinamento. A questo proposito, scrive la Commissione, c’è ancora molto lavoro da fare. A livello europeo, gli edifici sono responsabili del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di gas serra nell’atmosfera.

Per quanto riguarda l’Italia, uno studio condotto nel 2017 dal Politecnico di Milano non dipinge un quadro particolarmente lusinghiero. La valutazione energetica più comune è G e solo il 7,4 per cento degli edifici residenziali e il 6 per cento di quelli non residenziali sono certificati con una valutazione A o B. È lecito supporre che i numeri reali siano in realtà peggiori, considerando che solo il 17,6 per cento delle abitazioni e il 21 per cento degli immobili commerciali hanno ricevuto tali certificazioni di efficienza energetica a livello europeo (con A come categoria più virtuosa). Non c’è da stupirsi se si considera che il 72 per cento delle abitazioni italiane è stato costruito prima del 1980.

Green Deal e Italia

Come il Green Deal europeo cambierà l’Italia – Il mercato di Porta Portese a Roma -CC0, public domain, royalty free

La sostenibilità avrà un ruolo di secondo piano o guiderà una ripresa verde dopo Covid?

Questa è anche l’opinione di un gruppo globale di economisti, tra cui il premio Nobel Joseph Stiglitz, Cameron Hepburn, Brian O’Callaghan, Nicholas Stern e Dimitri Zenghelis. In un articolo pubblicato sull’Oxford Review of Economic Policy, hanno esaminato oltre 700 pacchetti di stimolo economico messi in atto dalla crisi del 2008, intervistando 231 rappresentanti di università, banche centrali, ministeri delle finanze e think tank. Questa colossale impresa è giunta a una conclusione molto chiara: i progetti ambientali sono lo strumento più efficace per rilanciare l’economia, in particolare gli interventi nel campo dell’energia pulita, della ristrutturazione edilizia, dell’istruzione e della formazione professionale, della protezione e del ripristino degli ecosistemi, nonché della ricerca e sviluppo nel settore dell’energia pulita.

Tra gli intervistati ci sono 28 italiani che si sono distinti perché hanno dimostrato “un maggiore apprezzamento per l’allineamento tra clima ed economia” rispetto ai loro omologhi di altri Paesi, ha dichiarato al quotidiano italiano La Repubblica il professor Cameron Hepburn dell’Università di Oxford. “Rimettere gli italiani al lavoro su progetti per infrastrutture energetiche pulite, riqualificazione edilizia e capitale naturale è un ottimo modo per aiutare il Paese a uscire dalla recessione e prepararlo a un futuro a zero emissioni di carbonio“.

Qui l’articolo completo di Valentina Neri su Lifegate.com

 

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